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Bratti compie 90 anni Una vita spesa per gli altri e per far crescere lo sport

Sergio Armanino
Bratti compie 90 anni Una vita spesa per gli altri e per far crescere lo sport

Da appassionato di ciclismo alla lunghissima avventura nella pallavolo I figli Claudio e Alessandro svelano l’uomo, gli insegnamenti, le passioni

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Tanti, tantissimi auguri. Oggi Luciano Bratti compi 90 anni, un traguardo strepitoso, raggiunto con invidiabile lucidità. Sulla scena cittadina sin dal secondo dopoguerra, vigile urbano, consigliere comunale, uomo politico con l’occhio attento ai giovani. Il ciclismo la prima passione, sponda Uisp, da dirigente, poi, all’approdo del figlio minore Alessandro in Nazionale juniores, eccolo scoprire la pallavolo e iniziare la sua lunghissima avventura, quattro decenni al vertice della Federvolley ferrarese. Ma tutto questo si sa. Per i suoi 90 anni, abbiamo cercato di scoprire qualcosa di più, facendolo svelare ai suoi figli.

CLAUDIO E LE AUTO

«Com’è stato papà Luciano? Erano altri tempi, a crescere i figli erano le mamme. Prima veniva il partito (il Pci, ndr), poi la famiglia. Più che insegnare, dava esempi, a iniziare dalla sua generosità. Era vigile urbano, così il Comune gli forniva le stoffe per i cappotti: lui le dava agli studenti universitari».

Parliamo di anni Sessanta, di una visione del mondo assai diversa dall’attuale. E il primogenito Claudio ce la fa rivivere: «Da vero comunista, non si è mai approfittato della sua posizione, la usava per aiutare gli altri, tant’è che, occupandosi di enti locali, trovava lavoro agli altri, mentre mia madre si alzava alle sei del mattino per andare a Pontelagoscuro in motorino a lavorare in un’azienda metalmeccanica. E così mi hanno mantenuto agli studi a Bologna».

Ecco comparire la Fosca, moglie di Luciano: 67 anni di matrimonio appena festeggiati, figura centrale. Ma torniamo a Claudio, pure lui poi dirigente della 4 Torri: «Casa nostra era sempre aperta, prima agli universitari, poi ai giocatori di pallavolo, specie gli stranieri: erano sempre a mangiare qui, poi mia madre è famosa per i panini che preparava per le trasferte...». Americani, israeliani, russi, argentini: tutti hanno scoperto cappellacci e ragù a casa Bratti e in cucina sempre la mitica Fosca. E lo sport? «Ha solo un po’ giocato a tennis, poi si appassionò al ciclismo, fu direttore sportivo di una squadra: non aveva la patente, non l’ha mai presa, come lui anche Uber Bacilieri (altro vigile mitico a Ferrara e campione di pugilato, ndr), ma seguiva le corse guidando una 1.900 Spyder Pininfarina, che macchina...». Ecco, una passione trasmessa al figlio Claudio: «Un giorno portò a casa Quattroruote e lì mi si aprì un mondo: a casa ho tremila modellini e poi ho iniziato ad amare le auto storiche: ne ho tre».

Alessandro e il volley

Cinque anni dopo nasce Alessandro, classe 1958, percorso diversissimo dal fratello, noto alle cronache sportive e politiche: «Il suo orgoglio - parla di papà Luciano - è stato tirare su due figli, farli studiare, dargli la possibilità di salire la scala sociale, perché la nostra era una famiglia povera. Nella pallavolo prima e in politica poi ho realizzato un pezzo delle sue ambizioni, ma grazie al suo esempio, ai valori che mi ha dato e che si sono rafforzati nella pratica della pallavolo. D’altro canto, quando si rivolgono a me, non pensano all’ex pallavolista o all’ex deputato, mi dicono ancora “al fiol ad Bratti” e a me fa piacere». —



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