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Il Pci, le lotte del ’68 il legame con Franceschini

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FERRARA. Luciano Bratti ha attraversato anche una larga fetta della vita politica cittadina, creandosi una coscienza durante l’ultimo conflitto mondiale e poi esprimendola dal secondo dopoguerra in poi, entrando anche in consiglio comunale.

Fra i tanti episodi, uno ce lo ricorda il professor Salvatore Belcastro, medico chirurgo, che Bratti salvaguardò dall’intervento della polizia: «Eravamo studenti e facevamo il ’68, avevamo la polizia sempre addosso. Eravamo tutti schedati, avevamo occupato l’università e c’era un gruppetto molto legato al Pci e il Partito aveva designato Luciano per seguirci. Io sono uno dei pochi poi rimasti a Ferrara, ma senza più seguire la vita politica, ma Luciano ci è rimasto nel cuore.Ho sempre fatto avanti e indietro dalla Calabria, ma Ferrara non l’ho mai abbandonata, la mia famiglia è lì. Mando il mio abbraccio a Luciano».

Legame del tutto particolare quello con la famiglia Franceschini: «Sono un suo figlio adottivo - confessa l’onorevole Dario -, sin dagli anni in cui, io nella Dc e suo figlio Sandro nel Pci eravamo al liceo delegati di classe e i nostri padri i rappresentanti dei genitori. Luciano è una grande persona, che ha sempre messo entusiasmo, dalla politica allo sport, in tutto». —

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