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marco nagliati 

Il “jogo” del Barone e il margine che cresce

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Il barone Nils Liedholm lo sussurrava sornione: “In dieci si joga meglio che in undici”. Lo diceva quando era la sua squadra ad essere in superiorità numerica e non aveva vinto. La Spal ha visto atterrare sui piedi entrambe le facce della medaglia. Il primo sabato di dicembre s’è ritrovata con l’uomo in meno e sotto 1-2 con l’Empoli. Mentre Cionek era sotto la doccia, Kurtic impattava. Remuntada e via con l’epica del gruppo che non molla mai. Ieri, il contrario: Genoa ben presto nei guai per il rosso a Criscito, biancazzurri in vantaggio. Poi ritorna in circolo il mantra del Barone: in dieci si gioca meglio. I padroni di casa hanno impattato, poi retto nella ripresa. Sfortuna spallina (palo Antenucci, traversa Petagna), soliti errori dietro (svirgolata Lazzari, zampata di un Fares scoordinato e comunque non smaliziato per il penalty altrui) e dopo un macinar palla senza ritmo.

Lo dice spesso Gattuso: “Se nasci quadrato non diventi tondo”. Se hai cioè centrocampisti che non hanno la verticalizzazione nel Dna né il pensiero rapido, pur avendo tante volte il pallone nella disponibilità di gamba non è immaginabile che improvvisamente illuminino il gioco. Se Fares ha campo e libertà, sempre uomo di corsa resta: non si trasformerà in aletta tecnica che sfrutta la superiorità numerica. O sorprendi la difesa con “uno due” svelti svelti, oppure dalla montagna esce un topolino. Il turno lascia però il segno più in casa biancazzurra: il Bologna è caduto ancora e adesso il margine biancazzurro è di 4 punti. La Spal non vince, al momento neppure gli altri. —

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