Addio al Totocalcio La magìa è finita ma il rimpianto resta
Dal 1946 il concorso ideato da Della Pergola ghermiva l’attenzione domenicale del Paese
Forse non c’era bisogno di un’abrogazione formale, la schedina del Totocalcio aveva da tempo cessato di esercitare ogni attrazione, ora ne viene decretata in modo ufficiale la fine con un emendamento sulla legge di stabilità al Senato. Verrà sostituita con un altro concorso sul calcio, da definire, promosso da «Sport e Salute» il nuovo organismo che gestirà il sistema sportivo riducendo le competenze del Coni.
In effetti si era venuto perdendo il fascino della schedina fabbrica dei sogni degli italiani, scandita sulla passione per il calcio, per tanti anni rito nazionale capace di unificare il popolo dei tifosi, ma con coinvolgimento di tanta gente non appassionata, catturata dalla sempiterna caccia al bacio della fortuna.
Inventata dal giornalista triestino Massimo Della Pergola che ne aveva curato la nascita in Svizzera dove, ebreo, aveva dovuto rifugiarsi, ebbe il suo battesimo in Italia nel 1946 e con quel magico giochino dell’1 -X-2 stregò gli italiani per tanti anni. La popolarità della schedina, chiamata da tutti Sisal, consentì all’Italia di darsi un’organizzazione sportiva invidiata da tutto il mondo. La massa di denaro veniva destinata per un terzo al monte premi, un terzo all’erario, e l’ altro al Coni.
Il racconto del calcio era cadenzato dalle attesissime informazioni sui risultati delle gare in schedina e, quando ci toccava enunciarli alla radio o in Tv, dovevamo sempre aggiungere al punteggio del campo il segno utile essendoci molti giocatori ai quali risultava ostico capire che l’1 valeva per la vittoria in casa, la misteriosa X per il pari e il 2 per il successo in trasferta.
Qualche volta ci veniva affidato il compito di compilare per gioco la schedina alla vigilia, ma presto si capì che non era il caso, visto che poi piovevano gli insulti da quanti avevano copiato i segni indicati da quegli espertoni dei giornalisti senza mai azzeccare nè avvicinarsi al fatidico tredici.
Era comunque una faccenda che funzionava bene e che cominciò ad avere rapido declino quando le partite persero la contemporaneità di gioco: il campionato-spezzatino implicava l’impossibilità di partecipare a quello stimolante e unificante rito popolare della domenica e se ne perse ben presto il piacere.
Per di più lo Stato aveva scoperto una propria vocazione a diventare biscazziere ed ecco fiorire mille altri concorsi e giochi: i “gratta e vinci”, le macchinette mangiasoldi, il mega richiamo dell’Enalotto e via dicendo. Fatto sta che questo accantonamento ufficiale del Totocalcio non giunge affatto inatteso, quell’antica fabbrica di sogni aveva già da tempo esaurito la sua ragion d’essere. Ciò tuttavia non toglie che susciti qualche scampolo di nostalgia il ricordo di che cosa rappresentava la schedina, anche perché in qualche modo rifletteva la straordinaria capacità del calcio di far funzionare le cose per benino e in orario.
Dalla serie A alla terza categoria, da Bolzano fino a Trapani, ogni domenica tutti assieme appassionatamente. Da non credere in un Paese come l’Italia. I patiti della scommessa comunque hanno mille altri modi di sfogare ancora la propria passione nel calcio, ma di quella vecchia, rassicurante schedina coltiviamo un inevitabile ricordo nostalgico. E non è il solo . —
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