Buriani, i giorni del cuore a metà. «L’onestà Spal e le scorie Milan»
Da Mazza a Gattuso: Ruben ha attraversato da protagonista tutte le varie epoche dei biancazzurri e della formazione rossonera
FERRARA. Dal presidentissimo Paolo Mazza al suo allievo Gennaro Gattuso, passando chiaramente per le tante maglie biancazzurre e rossonere indossate personalmente. Sono piuttosto evidenti i punti di contatto che scaldano il cuore di Ruben Buriani da Quartiere: persona reale, sincera e sportivo sempre aggiornato. Inevitabile realizzare con lui una chiacchierata sui principali temi d’avvicinamento a questo delicatissimo Milan-Spal di sabato sera al Mezza.
Ruben, la Spal non vince una partita da metà ottobre. Che spiegazione si è dato?
«Il calcio italiano è difficile e non solo la Spal ha di questi problemi. È chiaro che quando non si vince spesso si evidenziano difficoltà in chiave offensiva, ma non è neanche facile esprimersi con squadre come l’Udinese che hanno il tuo stesso assoluto bisogno di far punti. È stato importante non perdere e fare un altro passo verso la meta finale».
E del clamoroso blackout rossonero di questo dicembre?
«Parto dal presupposto che in Italia solo la Juve ha continuità e che tutte le altre vanno a intermittenza o sono altalenanti, Milan compreso. La squadra ha avuto tanta sfortuna a livello medico con assenze come Biglia, Bonaventura e diversi altri. L’eliminazione in Grecia dall’Europa League ha lasciato sicuro tante scorie e quando devi recuperare anche psicologicamente diventa tutto più complicato. La classifica ora è deficitaria e le pressioni alte non stanno facendo bene all’ambiente».
Il gioco di mister Semplici è una delle principali discussioni tra gli appassionati di Spal, tra cui anche il presidente Mattioli. Cosa ne pensa del copione tattico biancazzurro?
«La Spal ha una sua identità e una sua filosofia di gioco sin dai tempi della serie B. Ora tutti ti conoscono e misurano ogni centimetro nel preparare la partita. Forse i risultati di inizio stagione ci avevano un po’ illusi, ma ricordiamo che anche l’anno scorso in questo periodo le cose non andavano molto bene, ma fu fatto un grande girone di ritorno. La Spal fatica a far gol ed è un fatto evidente. Teniamo però in considerazione che la squadra rimane competitiva per gli obiettivi e il campionato giocato è stato fin qui onesto».
Mentre per Gattuso quella con la Spal sembra davvero essere l’ultima chiamata…
«In campo non ci va Gattuso, ma quei giocatori a cui lui dà la possibilità di giocare. Rino, così come tutti gli allenatori, sa che questo è un mestiere difficile ma situazioni del genere le ha vissute anche da calciatore. Tutto, come sempre, dipende dai risultati. Gattuso ha un carattere forte, è un combattente: la squadra deve seguirlo e lavorare sodo. Il Milan sta faticando, anche e soprattutto con i suoi giocatori d’attacco che in questo momento non segnano. Ma nel calcio basta poco per svoltare».
Che partita si aspetta in quel di San Siro?
«La Spal farà di certo una gara d’attesa. Per il Milan non sarà facile giocare in uno stadio scontento dei recenti risultati: lì se sbagli un pallone diventa un casino. Se i rossoneri non mostreranno qualità e personalità andranno incontro a un altro flop».
La Spal per la salvezza, il Milan per l’Europa che conta. Ce la faranno le due squadre a raggiungere gli obiettivi a fine campionato?
«Per me la Spal sì. Sul Milan dico che farà più fatica perché oltre a Juve, Napoli ed Inter vedo bene la Roma».
Capitolo mercato. Cosa serve alla Spal e cosa manca al Milan?
«Ricordiamo che a gennaio occorrono delle intuizioni. A primo impatto, nonostante in rosa ci siano degli attaccanti di valore, alla Spal servirebbe uno che la buttasse dentro. Ma è difficile perché ora chi ha i giocatori buoni se li tiene stretti. Stepinski? Sarebbe certamente un buon profilo. Il Milan, invece, dovrà sostituire gli infortunati e capire come si ambienterà Paquetà: un calciatore con potenzialità incredibili, ma con l’incognita dell’impatto col calcio italiano». –
Alessio Duatti
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