«Ho sconfitto il cancro e iniziato a correre Già fatte 5 maratone e oltre 50 mezze»
Dalla malattia alla rinascita: il mirabellese Alessio Montanari (Corriferrara) ha donato la sua medaglia a chi l’ha curato
IL RACCONTO
In occasione dei tradizionali saluti e scambio di auguri natalizi tra lo staff medico e i pazienti del reparto Oncologia dell’ospedale Mater Salutis di Legnago (VR), si è svolta una breve ed emozionante cerimonia: la consegna al reparto, da parte di Alessio Montanari, di un quadro contenente la medaglia conquistata alla Firenze Marathon 2017, corredata di varie foto rappresentative dei momenti che hanno portato l’atleta mirabellese dalle cure per il Linfoma di Hodgkin fino al traguardo della maratona.
Di fronte a circa 200 partecipanti e alla presenza del primario, dottor Bonetti, per montanari è stata l’occasione per lanciare un messaggio di speranza: «Sono stato curato in questo reparto, per cui ammetto sinceramente che non è facile entrare in queste stanze e ascoltare i suoni dei macchinari per l’infusione e sentire certi odori; tuttavia, vengo sempre volentieri a trovare i medici e le infermiere che mi hanno accompagnato col sorriso e con grande professionalità in un cammino che non garantiva successo: sono stato certamente fortunato, ma sono anche convinto di essermi affidato alle persone giuste, a un reparto all’avanguardia, riconosciuto come una delle eccellenze in Italia tra i reparti oncologici. E, sopra ogni altra cosa, mi sono stati infusi la speranza e l’ottimismo, che sono parte fondamentale del processo di cura».
Montanari ha quindi riassunto il suo percorso: «Alla fine del 2015, al termine del mio anno di cicli di chemioterapia e radioterapia, conclusi fortunatamente con la diagnosi di remissione del linfoma, il mio corpo era decisamente provato dalle cure invasive: il peso era lievitato oltre i cento chili e la respirazione era spesso difficoltosa: insomma, ero guarito, ma c’era ancora molto da fare. Il medico che mi ha seguito durante tutto il percorso di cure provò a consigliarmi di fare po’ di sport, dicendomi che “l’attività fisica potrebbe aiutare a recuperare l’elasticità polmonare persa a causa delle terapie”, e così ho fatto. Il caso volle che qualche giorno dopo mi trovassi a Firenze proprio in occasione della maratona del 2015 e vedere il passaggio di tanti atleti disabili (non vedenti, con le carrozzine, addirittura qualcuno con le stampelle) mi ha dato coraggio e ha fatto accendere in me una scintilla. Fino a due anni fa non avevo mai mosso un passo di corsa, ero totalmente estraneo al mondo del podismo e oggi posso dire con orgoglio di aver portato a termine cinque maratone e una cinquantina di mezze maratone: sono diventato un sostenitore di Linfoamici e porto la mia testimonianza e il messaggio sulla divisa da corsa di Corriferrara, la mia società sportiva: “il cancro non è contagioso, l’amore sì”. Ho voluto donare al reparto la medaglia della Firenze Marathon 2017 perché conquistata sotto al diluvio, 42 km corsi in condizioni meteo proibitive: rappresenta a pieno il cammino che si percorre durante la cura di un tumore; per quanto sia impervio il percorso, e per quante difficoltà e imprevisti si possano incontrare, è essenziale avere fiducia in se stessi e avere il sostegno delle persone care, continuare ad avanzare con tenacia e visualizzare il proprio traguardo. Vorrei che le persone ancora impegnate in queste cure potessero ricevere una scintilla di speranza, pensando che al termine delle terapie c’è innanzi tutto la guarigione, sapendo di essersi affidati ai migliori protocolli di cura esistenti, e che, oltre a questo, c’è anche la possibilità di vivere una vita piena, ricca di traguardi e soddisfazioni». —
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