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Spal e basket, una giornata per cuori forti Storia di duelli epici intrisi di campanilismo

Paolo Negri
Spal e basket, una giornata per cuori forti Storia di duelli epici intrisi di campanilismo

Le partite che spaccano le famiglie e valgono una stagione: tutto nacque nel 1700 quando gli All Saints sfidarono i ragazzi di Saint Peter 

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il racconto



Tra cronaca e leggenda, si narra che a Derby (in Inghilterra) nel 1700 i ragazzi della parrocchia di All Saints sfidarono quelli della vicina Saint Peter. Da quel giorno le gare tra squadre concittadine sarebbero state denominate, appunto, derby. Solo che con il passare del tempo il concetto è stato esteso e non ha più abbracciato solo le partite tra club della stessa città. Alle nostre latitudini, ad esempio, derby sono Juve-Torino, Milan-Inter, Roma-Lazio, Genoa-Samp. Ma poi c’è stata una fioritura: il derby d’Italia (Inter-Juventus), il derby dell’Appennino (Fiorentina-Bologna), il derby del Sud (Roma-Napoli) e chi più ne ha più ne metta. Non si nega un derby a nessuno.

incroci pericolosi

Ed anche la Spal ha i suoi, un po’ forzati se vogliamo. Ed ecco quello odierno con il Bologna. In un fine settimana che ha proposto e propone non solo la partitissima del “Paolo Mazza”, ma anche la sfida biancazzurrarossoblù del campionato Primavera (ieri al Centro vittoria dei baby felsinei per 3-2) e quella baskettara della Bondi Ferrara con la Baltur Cento, tra l’altro in territorio neutro già che si gioca nella bolognese San Lazzaro. Più o meno come se Spal-Bologna andasse in scena ad Alfonsine. Ma cosa significa un derby? Sono ormai lontani, lontanissimi, i tempi del sano campanilismo, degli sfottò, delle battute dialettali, del football visto come rivalsa sociale, la provincia che si misura con il capoluogo e vive il duello calcistico alla stregua di uno strumento di riscatto ed affermazione. Di trampolino per la notorietà. Le sfumature ed i contenuti, oggidì, sono ben altre e ben superiori. È cambiata la società, è inevitabilmente cambiato il calcio. Gli eccessi dell’una si riflettono in quelli dell’altro. Come pure le brutture. Meglio prendere i lati belli, che non mancano.

Inutile fare paragoni. Forse solo uno è calzante, propone similitudini con Spal-Bologna. Ci torneremo. Per il resto siamo su pianeti totalmente diversi. L’Old Firm di Glasgow tra Celtic e Rangers è qualcosa da pelle d’oca e - ancora - da lotte di classe e di religione. L’Arsenal-Tottenham londinese oppone anime diverse e comunque non arriva al fascino very old english style di un Everton-Liverpool, soprattutto quando lo scenario è il Goodison Park, con la sua chiesetta all’angolo tra una curva e la tribuna: peccato che si sia agli sgoccioli di questo spaccato di storia, anche lì - ahimè - stanno per arrivare le ruspe.

el clasico

In Spagna il derby è nazionale, Barcellona-Real Madrid: el Clasico, vecchi (?) connotati politici a intrecciarsi con quelli calcistici. Sfida planetaria, assai più mediatica ma forse meno viscerale di un Real-Atletico tutto madrileno, di un Barça-Espanyol in salsa catalana che pure ha smarrito le antiche contrapposizioni tra indipendentismo e fedeltà alla Casa Reale. E bisognerebbe vivere Siviglia-Betis e Real Sociedad-Athletic Bilbao per capire cosa significano. Ma la quint’essenza del derby si trova in America del Sud. In Argentina il Boca-River che anche recentemente, in occasione della finale di Libertadores, ha fatto scrivere fiumi d’inchiostro più per i suoi eccessi, per le sue violenze pre-gara d’andata, che per i contenuti che una volta erano di spettacolo e tecnica sublimi, oltre che di garra e spettacolo e coreografie e canti e passione. Incandescenti pure i confronti Racing-Independiente e quello rosarino tra Newell’s ed il Central che fu del mito spallino Oscar Massei. E le scenografie dei gialloblù rosarini sono qualcosa di speciale, come lo è e resterà per sempre la squadra che è stata - tra gli altri - del negro Palma, di Mario Kempes o, recentemente, di un Pablo Vitti che se non lo si è visto giocare non si sa cosa ci si è persi e cosa si è perso lui buttandosi via nei meandri della vita.

ecco il fla-flu

Penultima tappa del nostro itinerario. Il Brasile. Una fioritura di derby veri, torridi, pirotecnici. Celeberrini: Fla-Flu (Flamengo-Fluminense) a Rio, ma lo scempio del Maracanà, demolito e ricostruito - facendogli perdere antiche sembianze e fascino - ha tolto molto al vecchio mito. Il Gre-Nal (Gremio-Internacional) di Porto Alegre, che però non scalda i cuori di chi ama il vecchio futebol bailado. Il classico paulista tra Palmeiras e Corinthians, due anime opposte della megalopoli. Dovessimo però sceglierne solo due consiglieremmo un viaggio nella vecchia Recife (la Venezia brasiliana secondo gli stereotipi turistici) tra Sport e quel Santa Cruz che faceva oltre 50.000 spettatori quando la squadra era caduta in serie D, con le gradinate del vecchio Arruda a tremare come neanche ci fosse il terremoto. Poi ci si sposti a Belo Horizonte, Cruzeiro-Atletico Mineiro ne vale sempre la pena, per l’azzurro della Raposa contro il bianconero del Galo.

Tornando a Spal-Bologna. Insomma, fuori dai confini a chi paragoniamo tale confronto? Direzione Francia. Saint Etienne-Lione. Perché Saint Etienne è la provincia operaia e Lione il capoluogo fascinoso e intellettuale. Perché il Lione è rossoblù, perchè Saint Etienne è gemellata con Ferrara e lo stadio Geoffroy Guichard ha qualcosa del Paolo Mazza con le sue tribune rettangolari all’inglese, perché lì nello Chaudron la passione ribolle come quella di un popolo che vuole slancio, impegno, sudore e lacrime e che se lo fai poi ti perdona tutto, ma al tempo stesso sa riconoscere e vibrare per il Rocheteau d’un tempo ed il Khazri di oggi. Perchè a Saint Etienne si vive di calcio e Verts come a Ferrara per i biancazzurri. Il Rocheteau che dribblava il vento ma che poi segnava contro la Dinamo Kiev nonostante i crampi e la bocca in sangue; il Khazri che dipinge ma che sa segnare di rabbia con la sassata da fuori che abbatte il Marsiglia di Garcia. Ah, Saint Etienne-Lione si gioca domenica. Come Spal-Bologna. Un clin d'œil del destino, forse. Viva il derby. E in alto i cuori, a patto che siano biancazzurri. Sempre. —



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