Un gennaio da otto acquisti tra Primavera e squadre Under
Arrivati sei nuovi giocatori per la formazione di Cottafava oltre a un polacco e un ungherese entrambi classe 2002 Una politica da valutare
ferrara. Serve il pallottoliere. O qualcosa di simile. Se il mercato in entrata della prima squadra non è ancora decollato, quello della Spal Primavera ha fatto registrare una mezza dozzina di arrivi. Senza contare altre operazioni per il settore giovanile.
ingaggiati
Un gennaio intensissimo. La Spal ha ingaggiato il terzino destro Gabriele Ielo (classe 2000, dal Catanzaro via Castrovillari), il difensore centrale Francesco Milani (pure del 2000, dal Livorno), i centrocampisti Andrea Rizzo Pinna (2000, ex Atalanta e Inter) e Mattia Samotti (2000, dall’Udinese), gli attaccanti Gabriele Gibilterra (pure del 2000, dal Genoa via Albissola) e Lorenzo Babbi (2000, dall’Atalanta).
Una sorta di rivoluzione da valutare in prospettiva. Vengono inseriti tutti giocatori provenienti da fuori, nel tempo sarà importante portare, lanciare e valorizzare in prima squadra prodotti del proprio vivaio e, naturalmente, servirebbe anche qualche ferrarese.
la storia insegna
Giova ricordare infatti che i giocatori usciti dai biancazzurri e che hanno fatto carriera sono stati – dagli anni’70/80 in poi – i vari Albiero, Pregnolato, Cervellati, Paramatti, Servidei, Tresoldi, Matteo Ferrari, Marchini, Braiati, tutti nati a Ferrara o dintorni e tutti espressione dell’intera trafila del settore giovanile spallino. E, per dire, nell’Inter Primavera brilla Lorenzo Gavioli, 2000, ferrarese doc, Nazionale Under 19, dalla Spal ai nerazzurri nel 2014.
In casa Spal oltre ai sei elementi ingaggiati per la Primavera, infatti, in questa sessione invernale del mercato sono arrivati anche il 2002 Krisztofer Horvath – mezzapunta ungherese – e Patryk Peda, 16enne difensore centrale polacco ex Legia Varsavia, che ovviamente cresceranno nell’Under 17.
necessità
Sul medio-lungo periodo, per rendere (più) vivibile la serie A e consolidarsi in categoria, la Spal dovrà necessariamente portare in prima squadra, far giocare e solo poi cedere i propri giovani, uno o due all’anno. Come fa l’Atalanta, per citare l’esempio ultimamente più eclatante. In caso contrario, muovere tanti giocatori non avrebbe alcuna produttività. –
P. N.
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