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Brunelli in agrodolce «Il Cus è competitivo ma troppi i punti che abbiamo buttato»

Dario Cavaliere
Brunelli in agrodolce «Il Cus è competitivo ma troppi i punti che abbiamo buttato»

Rugby. Il campionato di serie B è fermo per la disputa del 6 Nazioni e il giocatore bianconero fa il punto della situazione in casa estense 

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l’intervista

Arrivato alcune stagioni or sono da San Donà grazie al “progetto foresteria”, legato all’Università di Ferrara e sostenuto dalla sezione rugby, Andrea Brunelli si è perfettamente inserito all’interno del Geostudio Cus Ferrara rugby. Oltre a giocare con profitto come seconda/terza linea è pack leader per alcune fasi di gioco, poi allena il settore giovanile chiudendo il cerchio all’interno della società. Con lui il punto della situazione dopo la prima giornata di ritorno del campionato nazionale di serie B e prima della lunga sosta per il 6 Nazioni. Domani a Roma (17.45) l’Italia riceve il Galles per la seconda giornata del torneo, in casa estense si tira il fiato.

Brunelli, come giudica il girone di andata del Cus?

«L’analisi va fatta sotto due aspetti. Noi stiamo disputando uno dei migliori campionati degli ultimi anni. Nei passati tornei di serie B eravamo sempre tra i fanalini di coda, non eravamo competitivi per un posto di metà classifica, cosa che invece adesso sta accadendo. Questo testimonia l’evoluzione e la crescita che stiamo avendo, tuttavia resta sempre l’amarezza del sapere che nonostante il lavoro fatto abbiamo perso per strada punti con squadre abbordabili come Riviera e Trieste, ed anche con squadre sulla carta comunque più forti come Mirano e Rubano».

Due partite perse negli ultimi secondi: casualità o c’è un motivo di fondo?

«Questa purtroppo per noi non è una novità. Ci sono un sacco di esempi di partite giocate benissimo da noi e poi buttate nel finale. Questo non dipende da un dislivello tecnico o fisico con gli avversari, ma è secondo me un problema psicologico-mentale che si traduce in mancanza di consapevolezza di quello che possiamo e soprattutto dobbiamo fare in campo».

Manca qualcosa a questo Cus e, se sì, cosa?

«A mio avviso manca niente, se non questa presa di coscienza delle effettive capacità. Come organico- ed intendo giocatori tecnici e preparatori – siamo secondi a nessuno e tutti disposti al sacrificio nel lavoro. Ci manca forse la convinzione del nostro valore e la voglia di dimostrarlo fino in fondo. Non dobbiamo più accontentarci di fare belle prestazioni senza portare a casa punti».

Prossime tre partite con squadre invischiate nella lotta per la retrocessione. Problemi in più o relativa tranquillità?

«Contro Riviera, Trieste e Verona sarà imperativo vincere e vincere bene, chiudendo subito il match evitando poi il crollo mentale nel finale che ormai ci contraddistingue. Sicuramente si dovrà partire forte alla ripresa dopo la sosta, mantenendo alta condizione e ritmo partita. Cosa da realizzare, questa, non facile».

Dovesse il Cus fare bottino pieno potrebbe considerarsi tranquillo in chiave salvezza?

«Vincere queste tre partite vorrebbe dire sì allontanarsi dalla zona calda della classifica, ricordando però che l’obiettivo stagionale non era la salvezza ma la conquista di un posto medio alto in classifica».

Significa che il lavoro da fare non manca e che le ambizioni rimangono ben vive all’interno dell’ambiente cussino. —

Dario Cavaliere

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