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Gibellini incorona Colombarini e Mattioli «Possono considerarsi al pari di Mazza»

Valentina Cristiani
Gibellini incorona Colombarini e Mattioli «Possono considerarsi al pari di Mazza»

L’ex grande attaccante spallino: questa società ha tutto per ripercorrere l’antica epopea e consolidarsi in serie A «La partita di domani è una brutta gatta da pelare ma con l’Atalanta ci saranno anche stimoli forti per fare bene»

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il personaggio

La carriera dell’attaccante Mauro “Gibo” Gibellini, classe’53, ebbe la sua svolta nella stagione’71-’72 quando, a 18 anni, dal Portogruaro fu portato in biancazzurro dal presidentissimo Paolo Mazza. L’anno successivo conquistò la promozione in serie B con la grande Spal di mister Mario Caciagli. E, dopo due campionati trascorsi nelle fila di Portogruaro e Clodiasottomarina, “Gibo” tornò a Ferrara nel’75-’76, dove rimase per sei stagioni consecutive, caratterizzate da un’altra promozione in cadetteria.

Con la maglia biancazzurra 192 presenze e 49 gol.

«Appena giunto a Ferrara ebbi subito la percezione di essere arrivato in una società diversa dalle altre – spiega “Gibo” –. All’entrata del centro tecnico, sulla parete di fronte, esisteva un mosaico in ceramica con scritto: “Benvenuto al centro tecnico della Spal. Da oggi i tuoi motti saranno ordine, disciplina, entusiasmo”. Ogni ragazzo quindi sapeva cosa lo aspettava entrando a far parte della famiglia Spal. Forse anche oggi servirebbe qualcosa del genere, invece tutto sembra essere dovuto».

Che ricordi ha di Paolo Mazza?

«Parlare di Mazza è parlare di un vero mito: ogni persona che ha avuto la fortuna di incontrarlo non può non conservarne un ricordo indelebile. Arguto, furbo come una volpe, intelligente, sempre attento ad ogni minimo particolare, capace di sorprenderti ogni volta, ottimo amministratore ed organizzatore, fu uno degli inventori del calcio mercato ed allenatore della Nazionale».

«Aveva organizzato la Spal in maniera perfetta: dai custodi, a chi curava i campi, ai massaggiatori, agli autisti, ai gestori del ristorante, ai professori che seguivano i ragazzi a scuola, a chi lavorava in sede, tutto era preordinato per mettere allenatori e calciatori nella condizione di rendere al massimo e senza scusa alcuna. Puntualissimo nei pagamenti, amava dire: “meglio pochi soldi ma sicuri”, e Dio solo sa se fossero davvero pochi! » .

Un modello di società all’avanguardia. Quali le analogie con la Spal odierna?

«La Spal di oggi ha tutti i requisiti per ripercorrere quella dorata epopea: una proprietà forte ma oculata, un presidente ambizioso ed esigente, dei collaboratori di qualità, un bravo allenatore ed una base di calciatori sulla quale costruire un futuro roseo. La splendida ristrutturazione dello stadio, le migliorie apportate al Centro di via Copparo, denotano poi la precisa volontà di non fermarsi qui: ho già avuto modo di esplicare di persona, al patron Colombarini ed al presidente Mattioli, la mia ammirazione per quanto sono riusciti a costruire in questi anni e penso che vadano giustamente considerati alla stessa stregua di Mazza».

Seconda punta in coppia con Franco Pezzato, forte di testa, con piedi buoni. E segnava, un lusso per il calcio di quei tempi. Un calciatore attuale in cui si rivede?

«Per le mie particolari caratteristiche forse solo Antenucci ha qualche somiglianza. Io non avevo la sua velocità, partecipavo di più alla fase difensiva, andavo a saltare sempre in area nelle punizioni e nei calci d’angolo contro di noi, avevo buona intelligenza calcistica, buona tecnica, ero bravo negli uno-due al limite dell’area, avevo buona visione di gioco anche fuori dall’area di rigore, buon calcio lungo, ero molto utile nel primo pressing sui difensori avversari, lasciavo a Pezzato l’area di rigore ma, avendo ottima scelta di tempo, arrivavo ad iniziare ma poi a concludere le azioni partendo da lontano».

«I miei trascorsi da ala tornante mi permisero di avere una visione più completa rispetto agli attaccanti finalizzatori: molti sono i gol che ho fatto ma altrettanti quelli che ho fatto fare agli altri. Ero quello che si definiva un centravanti di movimento: sono stato un precursore e sarei moderno anche oggi».

Passiamo alla stretta attualità: dopo la vittoria in rimonta nel derby col Parma, Spal da applausi anche nel pareggio a reti bianche contro il Toro. Terzo risultato utile consecutivo. Il momento buio pare un lontano ricordo.

«La mia impressione è che quest’anno, nel giusto intento di consolidarsi in serie A, la società non abbia lesinato risorse per raggiungere una salvezza tranquilla e che, alle prime difficoltà, siano rimasti sorpresi da una classifica che a tutt’oggi desta qualche preoccupazione. Il mercato di riparazione, una maggiore presa di coscienza da parte di tutti e gli stimoli necessari che la società avrà saputo dare ad allenatore e calciatori, hanno consentito un cambio di rotta».

Con gli innesti del mercato di gennaio la Spal ha sistemato porta e difesa.

«È stato fatto un ulteriore passo in avanti per adeguare la squadra alla categoria, portando a Ferrara calciatori con curriculum importante. Non potranno che essere di aiuto in questo finale di campionato. Quando ho visto la squadra giocare, ho considerato che dipendesse un po’ troppo da Lazzari e se è vero come è vero che il suo pieno recupero sia importante per la squadra, nel contempo mi auguro che la Spal possa arrivare ad essere più creativa e pericolosa con più calciatori».

Come valuta la prestazione di Missiroli regista, nel cuore del centrocampo?

«Missiroli lo conosco da quando era bambino nella Reggina: ha sempre avuto intelligenza, senso del collettivo, buona tecnica, ottimi inserimenti. Lo reputo un calciatore completo, per cui non vedo nulla di ostativo al suo impiego in quel ruolo».

Alla vigilia di Atalanta-Spal, che partita si aspetta?

«Una brutta gatta da pelare! Per certi versi è meglio affrontare una grande, con la quale si trovano sempre forti stimoli, che una squadra bene organizzata, molto aggressiva ma anche molto dotata, con tre calciatori che nessuno ha tra le provinciali: Gomez, Illicic e Zapata. Ci vorrà davvero una super Spal». —

Valentina Cristiani

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