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Mattioli si scusa su Chiesa Però c’è chi la pensa così

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«Sì, questo ragazzo mi ricorda proprio il primo Chiarugi. Ci ho giocato contro tante volte, anche nel campionato De Martino, e si buttava sempre. Poi hanno imparato a conoscerlo...». Gabriele Cantagallo, ex portiere spallino, parlando di Federico Chiesa rimarca l’accostamento con Luciano Chiarugi, ala della Fiorentina scudettata e all’epoca accompagnato dalla fama di simulatore. Cantagallo non ha fatto che sposare le parole del presidente biancazzurro Walter Mattioli che domenica, nell’immediato dopo-partita, ha accusato Chiesa: «Lo conosciamo. Il ragazzo è abile, su minimi contatti, a inventare falli da rigore. Questo suo modo di fare da persona non seria è finito all’attenzione del Var, non era un netto fallo da rigore e si doveva continuare a lasciare andare avanti il gioco, in cui noi avevamo anche meritatamente segnato».

Apriti cielo. A Firenze sono insorti. La bandiera Giancarlo Antognoni ha replicato con fermezza a Mattioli: «Io non mi permetterei mai di accusare un giocatore avversario e non va bene che un presidente parli di avversari che si comportano male, non è corretto definire Chiesa poco serio: è una cosa grave, si dà un’etichetta che poi resta incollata. Non accettiamo critiche dagli addetti ai lavori».

Mattioli, si sa, a caldo è spesso molto... diretto. Ieri ha fatto un passo indietro, ha telefonato ad Antognoni, gli ha spiegato il senso delle sue parole, ha fatto le sue scuse: gradite e accettate. Però Mattioli non aveva detto chissà cosa. L’etichetta a Chiesa l’hanno già affibbiata in precedenza, l’opinione è comune. Un attacco forte c’era stato da parte di mister Gasperini dopo Fiorentina-Atalanta decisa da un rigore per presunto fallo di Toloi su Chiesa: «Questa è chiaramente una simulazione - aveva detto Gasperini -. Chiesa ha l’abitudine di compiere questi gesti. Deve cominciare a pagarli anziché essere premiato, sennò diventa diseducativo. Siamo dispiaciuti tutti, ma è un episodio talmente netto e lampante che chi conosce un po’ di calcio non avrebbe sbagliato a valutare. Invece così tanti arbitri hanno preso una cantonata pazzesca».

In pratica, lo stesso concetto espresso domenica da Mattioli. Già nel primo tempo di Spal-Fiorentina lo stadio aveva preso a fischiare il giovane talento viola, protagonista di un evidente tuffo in area, alla ricerca di un rigore talmente inesistente da suscitare ilarità e risentimento al tempo stesso. Nella ripresa, nell’occasione incriminata, il contatto con Felipe c’è stato ma restiamo persuasi - come già spiegato - che non fosse rigore. O, al massimo, «in altri tempi, un rigorino», come detto da Gasperini a Firenze. Nulla, comunque, che giustificasse il dietrofront di Pairetto dopo aver visionato le immagini su richiamo del Var.

Ma ormai è andata. C’è più nulla da fare. Resta l’idea che il campionato sia stato falsato, o assai complicato, per la Spal: tra l’avere 25 punti (quota che sarebbe stata raggiunta in caso di vittoria) e restare a 22 c’è una bella differenza, tale da poter fare... la differenza. Ci si augura di no. Adesso sarà importante trovare la forza e le risorse per archiviare, per andare oltre. Ma, come dice Mattioli, senza fare la figura dei fessi. Anche se fare quella dei furbacchioni è forse peggio. —

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