Addio a “Mamo” Calabresi, stroncato da un malore. Lo sport ferrarese in lutto
FERRARA. Una roccia, un uomo forte, duro, “ruvido”: non te l’aspetti che possa morire all’improvviso. E invece è accaduto, lasciando tutti attoniti. Massimo “Mamo” Calabresi, 75 anni, è morto così. In circostanze particolari. Il tam tam è corso veloce, ieri la notizia ha lasciato basiti i tanti che lo conoscevano. “Mamo” è morto martedì pomeriggio, mentre camminava per le strade di Betlemme, in Palestina: un viaggio per cui era partito lunedì, una sorta di pellegrinaggio alla ricerca delle sue origini, lui figlio di ebrei, che finalmente era riuscito a organizzare. Poi, l’improvviso malore, la caduta a terra, gli inutili soccorsi.
DAL CALCIO AL VOLLEY
Il lutto ha colpito la città, il mondo dello sport, tutti increduli. Calabresi è stato un protagonista di tante vicende, sportive e non. Un passato da giocatore di calcio, anche nella Spal (sul sito della società biancazzurra un messaggio di cordoglio), poi l’amore per la pallavolo da giocatore e da allenatore, l’insegnamento dell’educazione fisica a scuola, il suo ruolo di coordinatore all’ex Provveditorato agli studi di Ferrara. Ma di passioni, “Mamo”, ne aveva tante. La storia della città e della sua famiglia, la fotografia, in particolare le riunioni di boxe.
Burbero, diretto, tranchant, ma proprio la sua schiettezza, il suo avere idee chiare, l’essere sempre informato e partecipe a qualsiasi discussione, danno la cifra della persona.
NOTIZIE DALLA PALESTINA
Le notizie, a volte, fanno giri strani, ma, in questo caso, raccontano anche dell’uomo. Ad avvertire “i ferraresi” del lutto è stato Federico Cattaneo, uno dei migliori velocisti dell’atletica italiana, della scuderia di Marcello Magnani, figlio dell’olimpico Massimo: Federico è figlio della cugina dell’ex moglie di Mamo. E la notizia l’ha saputa dalla mamma, a sua volta informata proprio dalla cugina: «Noi stiamo in provincia di Como, ma, nonostante la distanza e la separazione da mia cugina, Massimo è rimasto legatissimo alla nostra famiglia: ci sentivamo, almeno una volta al mese chiamava i miei anziani genitori, veniva a trovarci. Poi, mia nonna, l’ex suocera di Massimo, era di Ferrara e abbiamo tanti parenti lì. Sì, adesso era a Betlemme e anche mia cugina è convinta che possa essere stata proprio la forte emozione di essere in quei luoghi ad essergli stata fatale. Erano anni che Massimo voleva fare questo viaggio, diceva “prima di morire devo andare in Palestina” e finalmente lunedì era partito, con un viaggio organizzato da una parrocchia di Ferrara (quella di Pontegradella guidata da don Giacomo, ndr). Era arrivato lunedì sera, martedì stava camminando in una via di Betlemme e all’improvviso si è accasciato al suolo. Non aveva problemi di cuore...».
In serata, la telefonata da Betlemme del marito della nipote di Mamo, anche loro aggregati alla comitiva: «Stavamo camminando verso la chiesa della Natività - racconta - quando Massimo si è accasciato a terra. Con noi ci sono ben quattro medici, hanno fatto di tutto per rianimarlo, ma non è servito a niente. Non sappiamo se sia stato un arresto cardiaco o un ictus, ma, per fortuna, non faranno l’autopsia: la situazione qui è complicata, siamo in territorio palestinese, non abbiamo ancora un certificato di morte, la salma dovrà essere portata in Israele e, quindi, rimpatriata. Il nostro gruppo ha deciso di fermarsi qui per affrontare tutti i passaggi».
IL GRANDE CORDOGLIO
«Magari era un po’ sovrappeso - commenta Alessandro Bratti, un tema su cui lo stesso Mamo scherzava -, ma aveva smesso di fumare... L’ho visto domenica alla Spal, che disgrazia... Lo chiamavamo Tex Willer, per i suoi modi sbrigativi: una volta picchiò un arbitro di pallavolo, ma gli aneddoti su di lui si sprecano». «Eravamo molto amici - aggiunge Massimo Magnani -, un rapporto datato, nato quando eravamo entrambi insegnanti di educazione fisica. Una persona cara». «All’apparenza burbero e scontroso, ma estremamente sensibile e buono», lo ricorda un altro ex collega, Mario Testi. «Una pugnalata al cuore. La notizia della scomparsa dell’amico Massimo è stata una mazzata. Quante ore passate insieme nel Palapalestre. Quante foto c’hai fatto. Sei stato un amico per me, ma anche per tutti i ragazzi che sono entrati in quel palazzetto, di cui sei stato direttore per tanti anni», il messaggio di Alessandro Duran. —
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