Quella Var che non riesce a stemperare i toni «A volte la comunicazione è frammentaria»
Lunedì sera al Panathlon si è parlato di tecnologia e del ruolo dell’arbitro: in prima fila lo spallino Barbirati e Droghetti presidente Aia provinciale
il dibattito
Nata per rendere il calcio più “giusto” e per stemperare polemiche feroci, la Var sta andando quasi al contrario. Nelle ultime due settimane le discussioni sull’utilizzo dell’assistente video si sono accese, con la Fiorentina beneficiaria di due decisioni arbitrali controverse. Che possono fare “giurisprudenza” e con la Spal protagonista suo malgrado. Gol di Valoti cancellato e retroattivo rigore decisivo per la Viola. E domenica scorsa ecco il rigore per fallo di “petto” dell’interista D’Ambrosio con 3-3 della Fiore sempre dal dischetto. Anche di questo si è parlato lunedì in un dibattito organizzato dal Panathlon Ferrara: “Giudici di gara e arbitri”.
la missione
Fare l’arbitro è una missione “educativa”, una visione nuova e propositiva della figura del direttore di gara. Un concetto che pare mancare dal dibattito sportivo. Marco Barbirati, dall’alto delle sue 200 presenze tra serie C e serie A prima come arbitro e poi come guardalinee, ora è responsabile addetto agli arbitri per la Spal. E non poteva che essere tra i protagonisti dell’incontro all’Archibugio: «Cerco di trasferire il mio bagaglio alla Spal – ammette – anche quando ci sono toni molto elevati e bisogna gestire situazioni difficili». Vedi il contatto Felipe-Chiesa.
la comunicazione
Una situazione che è stata giudicata “oggettiva”, ma che in realtà può essere letta anche così: «Non c’è stato uno spazio tecnico in cui la Var potesse dire all’arbitro cos’era successo in area. Il caso ha voluto che nel prosieguo dell’azione ci sia stato il gol della Spal». I 34” trascorsi possono essere sembrati “un’eternità”, ma «a volte la comunicazione tra la Var e l’arbitro è frammentaria e per avere la certezza di intervenire vengono esaminate tutte le riprese video, che sono diverse da quelle di Sky e Dazn». I tifosi spallini in sala non sono convinti neanche così. Eppure la prospettiva è quella dell’Nba: «In cui tutti i tifosi al palasport, esattamente come quelli davanti alla tv, potranno vedere le immagini». L’arbitro come reagirà? Giampaolo Droghetti (presidente Aia Ferrara) pensa che comunque la si guardi «il tifoso la vede sempre a proprio favore o contro. Un ruolo ce l’ha anche la tv, che ha spinto per l’introduzione della Var e che ora dovrebbe fare cultura, invitando tecnici a spiegare i casi più discussi nella settimana».
il fair play è fuori
«L’errore domenicale diventa sempre occasione di confronto - aggiunge Droghetti -, per evitare che questo si ripeta». Luciana Pareschi (presidente Panathlon di Ferrara) prova a tirare le somme della discussione: «Le figure dell’arbitro e del giudice di gara sono importanti in una fase estremamente delicata, in cui il fair play è “fuori” dai campi di gioco. Non stiamo dando una buona immagine dello sport ai giovani e questa discussione vuole avere una funzione per capire come i nostri arbitri abbiano una funzione educativa fondamentale». —
Mirco Peccenini
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