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I ragazzi terribili che fecero la storia del Cus Le battaglie in campo e l’amicizia di una vita

Dario Cavaliere
I ragazzi terribili che fecero la storia del Cus Le battaglie in campo e l’amicizia di una vita

Nel 1969, all’interno dell’Università, un gruppo di studenti pose le fondamenta che consentirono di far nascere la pallaovale ferrarese 

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la ricorrenza

Cinquanta e non sentirli. Le primavere a dir il vero sono qualcuna in più, ma mezzo secolo di amicizia sportiva nata indossando con orgoglio la stessa maglia è quello che lega ancora oggi i “ragazzi” del Cus Ferrara rugby anno 1969. Un anno particolare, importante, che segnò la rinascita di questo sport a Ferrara in seno all’ateneo estense e che diede virtualmente il “la” a quello che il rugby ferrarese ha e gode oggi.

patto di sangue

I giocatori di allora si sono ritrovati ancora una volta attorno ad un tavolo: allora fu per firmare un patto di sangue ed impegnarsi per far ritornare il rugby giocato in città, oggi per festeggiare, ricordare e guardare in ogni caso avanti. Michele Andreotti ci ha messo la location, Silvio Bernobi la sapienza alla griglia. Un giro di telefonate ed il gioco è fatto. Oggi come allora l’impulso alla reunion è stato dato dal rodigino Giovanni Ambroso, che arrivò a Ferrara per studio e che allora contribuì alla rinascita di quella squadra di cui fu capitano e che partecipò alla serie C nel campionato 1969-70. Fedeli al motto “a tavola non si invecchia” questi ragazzi hanno fermato il tempo e vissuto un altro “terzo tempo” fatto di nostalgia e ricordi, battute e aneddoti un po’ datati, ma anche di consapevolezza dell’importanza di quella loro unione.

Ma chi sono questi ragazzi del ’69? La squadra di allora era formata da Ambroso, Baricordi, Bergamini, Menegale, Dino De Anna, Elio De Anna, Andreotti, Gandini, Dalla Croce, Mantovani, Toni, Ziosi, Beccati, Ansaloni, Taddeo, Bernobi, Verza, Donzelli, Triches, Chiarini, Dardi, Malavasi. Alcuni all’epoca sono neofiti, altri giocano altrove, in categorie superiori, ma accettano di buon grado di tornare a casa per questa avventura. Ad allenarli al motovelodromo nelle giornate di mercoledì e venerdì c’è Romano Bettarello, un grande del rugby rodigino trascinato a Ferrara da Ambroso.

il bimbetto dei drop

Negli anni spesso veniva accompagnato dal figlio Stefano, un bimbetto di nemmeno 10 anni che sparava drop impressionanti. Dove finì anni dopo con la maglia azzurra lo sappiamo tutti (55 cap, più campione d’Italia con Rovigo e Treviso). Romano è duro sul campo e nei modi, ma i ragazzi lo seguono anche se parla solo un dialetto stretto che spetta sempre ad Ambroso tradurre e rendere comprensibile. Frasi come “a ve ghe voe un baon coe maniglie” oppure “conforme”, “fasette e vaseina” resteranno nella storia della società.

l’orgoglio

Fecero un campionato dignitoso, chiuso a mezza classifica, ma con alcune vittorie di prestigio a partire dalla prima di campionato giocata in quel di Parma e vinta 10-5 con due mete di Dino De Anna, recentemente scomparso. Fiore all’occhiello di questo gruppo la vittoria sulla Tosimobili Rovigo nel Trofeo Federale con i rodigini pluri campioni d’Italia scesi a Ferrara in forze per ribaltare il 6 a 0 patito all’andata schierando le riserve e tornati a casa con le pive nel sacco sconfitti 17-13 al motovelodromo di porta Catena.

Famiglia, lavoro, la vita più in generale hanno piano piano “sfrondato” sportivamente parlando quella squadra che vide la carriera sportiva più longeva con Andrea Tumaini, per tutti Bibò, pilone di esperienza che chiuse con il rugby giocato addirittura con Doro Quaglio dopo quasi un ventennio.

Qualcuno ha scritto che il rugby sono 80’ di battaglia che possono cementare amicizie per tutta una vita. Bene, i “ragazzi del ’69” incarnano alla perfezione questo motto. –

Dario Cavaliere

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