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«Spal-Samp da Giampaolo a Jankovic»

Paolo Negri
«Spal-Samp da Giampaolo a Jankovic»

L’ex Luca Albieri è stato allenato dal mister blucerchiato «Un grande, in tutti i sensi. Gara difficile ma ho fiducia»

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«Il calcio è felicità».

Felicità tale, condivisa, che la leggenda narra che prima di ogni allenamento i suoi giocatori lo sollevino e lo lancino in aria. «Per forza - dice lui -, sono felici, appunto, perchè con me si lavora solo col pallone».

a giulianova

Luca Albieri sta guidando il Castelbaldo Masi alla promozione in Eccellenza, ha 12 punti di vantaggio sulla seconda. E chissà che un po’ dell’ispirazione di tecnico Albieri, ex fantasista spallino, non l’abbia presa da Marco Giampaolo, suo mister all’epoca del Giulianova ed ora guida di quella Sampdoria che domenica scenderà al “Paolo Mazza”.

«Un fenomeno». Albieri lo etichetta così. E spiega: «Lo conosco bene, nel 2000 era agli inizi della carriera e con Buffoni dirigeva il “mio” Giulianova. Giampolo era, ed ovviamente è, un grande conoscitore di calcio. Uno stratega. Un grande. In più, possiede enormi qualità umane. Meritava una carriera migliore. Per carità, è alla Samp, mica in una squadretta qualsiasi. Voglio solo dire che ha la stoffa per dirigere una big, ha già ampiamente dimostrato di essere da club di prestigio assoluto».

In virtù di cosa? «Delle sue doti, della capacità di lettura ed analisi. Ha competenza, leadership ed estrema facilità nello spiegare i concetti».

Giampaolo è uno dei pochi allenatori, se non forse l’unico della serie A, a giocare con un trequartista vero: «Per forza - sottolinea Albieri -, lui ama la qualità, i giocatori di classe. E un calcio sempre verticale».

gara difficile

I contatti, col tempo, si sono un po’ persi, ma il filo conduttore della vecchia stima c’è sempre: «L’anno scorso attraverso Maurizio Lo Biundo, attuale fisioterapista della Spal e fino alla scorsa stagione alla Samp, ci siamo mandati i saluti. Maurizio mi raccontava che Giampaolo gli parlava spesso di me dicendo che... ero un grande».

Portando a sintesi tutto ciò, si deve arguire che domenica per la Spal sarà una partita difficile? «Difficilissima - afferma immediatamente Albieri -. Anche perchè la Samp, oltre ai suoi argomenti tecnico-tattici, si trova in piena lotta per l’Europa League e punterà al risultato pieno. Saranno in palio punti molto pesanti, per entrambe. Ma ho fiducia. In ottica spallina, intendo».

Già, il vecchio cuore spallino batte sempre forte: «Al di là dei sentimenti, vedo una Spal in salute. Però adesso servirebbe uno strappo, come potrebbe esserlo una vittoria sulla Sampdoria. Per ciò che rappresenterebbe nell’immediato, a livello di significati, per la classifica, e pure in prospettiva. E per tornare a quel successo casalingo che manca da troppo tempo, da settembre».

il comandante

Una partita che la Spal sta preparando anche con il ritorno di mister Semplici, ieri già al campo pur se non ha diretto l’allenamento. L’assenza del tecnico nella settimana pre-Sassuolo può aver inciso? «Certo che sì - Albieri è perentorio, non ha dubbi -. L’assenza di Semplici è un parametro che ha avuto un suo peso, pur se col Sassuolo la reazione spallina nella ripresa mi è piaciuta. Non è questione di Consumi, dello staff. Che sia il vice che gli altri siano bravi e preparati è evidente, sotto gli occhi di tutti. Professionisti di alto livello. Ma per bravi che siano, un conto è il leader, il timoniere, e un conto avere la squadra affidata ai collaboratori. Vedo che Semplici è rientrato alla... velocità della luce. Con lui la chimica, l’empatia, sono per forza un’altra cosa. Non è questione di competenze, quelle sono acclarate, ma il ruolo di un vice è altro».

il trequartista

C’è poi un aspetto di campo, di tattica, di assetto. Contro la Samp come nelle successive gare di questa retta decisiva del campionato, la Spal secondo Albieri è chiamata a cambiare qualcosina: «Ok, manca Lazzari. Però la squadra non può fare il 4-4-2, non ha i giocatori con le caratteristiche per disporsi così. Personalmente sono curioso di vedere questo Jankovic. Alla Spal manca qualcosina negli ultimi 20/30 metri, non c’è un palleggiatore, uno di inventiva, e ciò spiega la fatica a fare gol ed a vincere in casa. Non mi preoccupano gli scontri diretti in trasferta, fuori la squadra va meglio, concede poco e riparte. È in casa che bisogna osare un po’ di più. Jankovic, sul quale ho ottime referenze da amici fidati, in tal senso può aggiungere qualcosa». —



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