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il lutto 

È morto Cipollini, grande ex biancazzurro Simbolo della Spal da giocatore e dirigente

Paolo Negri
È morto Cipollini, grande ex biancazzurro Simbolo della Spal da giocatore e dirigente

Portiere dal 1966 al ’70, poi direttore sportivo e generale dall’85 all’89. Fatale un malore improvviso martedì sera

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FERRARA.  L’esordio lo fece contro la Sampdoria, in casa. Vittoria e porta imbattuta. Il primo gol in serie A lo subì la domenica dopo, a Cagliari, e glielo segnò Gigi Riva – non uno qualunque – dopo oltre un’ora di strenua resistenza da parte del giovane portiere spallino.

Il percorso

La parabola di Renato Cipollini in biancazzurrò iniziò così, nel 1967, ai massimi livelli. La sua vita terrena, invece, si è interrotta martedì sera. Un malore improvviso e fatale, quando chiacchierava amabilmente con amici – come era solito fare – nell’abituale ritrovo a due passi da casa, in centro storico. Cipollini aveva 73 anni (era nato il 27 agosto 1945, a Codogno) ed era intriso di ferraresità. Era giunto “qui” nel 1966, appena 21enne, e vi avrebbe poi messo radici. Il presidentissimo Paolo Mazza lo aveva pescato dall’Empoli, in serie C. Un anno di apprendistato, le gare internazionali di Coppa dell’Amicizia quindi – appunto – il “lancio”: 20 presenze in A (su 30 gare di campionato) nel 67/68, nonostante la concorrenza di Cantagallo e Mattrel. A quell’epoca era raro che un portiere fosse titolare in serie A ad un’età del genere. Bel fisico, bella struttura, bella presenza. Uno stile sobriamente elegante: Cipollini era in campo ciò che era nella vita.

Rimase alla Spal per altre due stagioni, conquistò lo scudetto De Martino con la squadra di Gibì Fabbri superando la Fiorentina nella finale del 1968 a Salsomaggiore. L’ultima esperienza in biancazzurro fu quella del 1969/70, in serie C, quando indossò pure la fascia di capitano. Un’annata piena che lo proiettò alla fase decisiva della carriera, quella che attraverso tappe quali Brescia, Como e Atalanta lo condusse all’Inter, dove rimase per cinque anni come riserva di Bordon ma con 7 presenze in A e match di Coppa che permisero di inserire a pieno titolo il suo nome tra i protagonisti della conquista di una Coppa Italia, e dello scudetto 1979/80. Così chiuse in bellezza.

Dietro la scrivania

Tra i primissimi esempi di calciatori “pensanti”, iscritto all’Università e poi laureatosi in ingegneria, pose le basi per il suo percorso dirigenziale. Nel corso degli anni fu al Modena (dal 1990 al ’94, prima amministratore delegato e poi amministratore unico), quindi al Bologna (direttore organizzativo e responsabile di mercato, stimatissimo dal patron Gazzoni Frascara che gli conferì anche l’incarico di presidente dal 2001 al 2005), ma pure allo Spezia, al Lecce (amministratore delegato) e come direttore generale della Lega Pro. E non si può ovviamente sottacere l’importante parentesi spallina, dal 1985 al 1989, come direttore sportivo e direttore generale. Gli anni interisti gli avevano permesso di stringere un forte rapporto con la famiglia Mazzola e con Francesco Nicolini, dirigente nerazzurro. Quando Nicolini entrò nella Spal – dopo l’era Mazzanti – prima al fianco del geometra Rossatti e poi subentrandogli, Cipollini assunse i ruoli di responsabilità in biancazzurro. Centrò colpi importanti (Paradiso, Doni, Perinelli, Fermanelli, Nardini, Valoti, Massimo Pellegrini), arrivò Ferruccio Mazzola come successore di Galeone. Era una bella Spal. Che non resse all’impossibilità finanziaria di Nicolini di condurre da solo la baracca. Da lì la cessione dei pezzi migliori, la retrocessione in C2 nel 1989, la fine di quella gestione ed il conseguente addio anche di Cipollini che poi – come detto – proseguì altrove una brillante parabola.

La persona

Uomo di solidi valori, equilibrato, pacato, educato, grande conoscitore delle cose di campo come delle carte federali, Cipollini ha lasciato una traccia profonda. Della Spal è stato giocatore, dirigente e – soprattutto – innamorato. Come lo era di Ferrara. Lo si incontrava in centro, a passeggio (con la sua inconfondibile camminata), in bicicletta, con la moglie. Un uomo d’altri tempi (nel senso più nobile), non solo calcistici.

Renato Cipollini lascia la signora Grazia ed i figli Enrico e Fabio.

Gli sia lieve la terra. —


 

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