Spal, lo spirito che permetterà di restare in A
La prova con la Roma ha cancellato le ultime uscite opache Vittoria frutto del ritrovato atteggiamento ideale
La Spal ha riscattato lo spirito della squadra garibaldina che nella decade ’50/’60 la identificava a livello nazionale. Una compagine non priva di uomini di classe, ma che le sue battaglie per la salvezza le disputava e spesso le vinceva (sedici campionati di serie A, di cui tredici consecutivi) facendo leva sulla compattezza, il senso del collettivo, l’appartenenza, il ritmo, l’agonismo, il sacrificio. Gli argomenti tipici di una provinciale che deve mantenere la categoria.
oscillazioni
La Spal attuale, quella che sta disputando il suo secondo torneo di fila in A, quella che ha l’obiettivo di restare alla corte delle grandi, sabato sera contro la Roma ha vinto perchè ha saputo riappropriarsi dei vecchi valori. Non che non le appartenessero, contro Atalanta (sia all’andata che al ritorno), Inter (a Ferrara), nel pluricitato finale di Parma, col Toro - solo per menzionare gli esempi forse più eclatanti - aveva già sfoggiato quelle virtù. Unanimemente riconosciute ed apprezzate, indipendentemente dai risultati finali. Che non è vero che condizionano i giudizi, come molti sostengono in casa biancazzurra, dimenticando gli elogi post sconfitta di Bergamo, per dirne solo una. Il fatto è che se la Spal, dall’Atalanta alla Roma, non ha vinto una gara in casa - conquistando 6 punti, in 11 partite - e se, nell’ultimissimo periodo, ha offerto prestazioni apatiche, sotto ritmo, deludenti a livello di gioco, quasi senza conclusioni a rete e senza provare a vincere come a Reggio col Sassuolo e soprattutto a Milano con l’Inter, allora significa che quantomeno qualche oscillazione c’era. Sottolinearlo, con la preoccupazione derivante dalla classifica e da un calendario scomodo, non era reato. Nessuno pretende che la Spal vinca sempre. Nessuno si illude che venga sbancato San Siro. Nessuno ignora l’importanza di Lazzari. Ma se manca Lazzari non può smarrirsi tutto il gioco della squadra, altrimenti significa che non ci sono alternative alla valvola di sfogo rappresentata dalle azioni del laterale. E contro un Sassuolo sacco da botte (3 punti - 1 con la Spal - nelle ultime 7 partite, 15 gol subìti) o un’Inter tra le più scalcagnate, non solo c’era margine ma pure il dovere per fare di più.
logica
Quella Spal non si potrebbe mai salvare: da qui la preoccupazione. Anche perchè ora il 4-4-2 ora scelte incomprensibili per collocazione dei singoli hanno indotto le prestazioni in oggetto (e con la Samp almeno per un tempo), togliendo certezze, facendo tirare il freno. Per fortuna è arrivata la gara con la Roma. La vittoria. La prestazione ed il successo che hanno restituito sicurezze e cancellato sei mesi di digiuno interno. È bastato mettere due pedine al loro posto (Murgia e Missiroli), contare sul rientro di Lazzari, recuperare quel famoso animus pugnandi per vedere una squadra tanto logica quanto arrembante, solidale, decisa a cercare il successo.
comunione
Adesso, tranquilli, nessuno si illude, nessuno chiede l’Europa, nessuno pensa che la Spal sia già salva. Ma è lecito apprezzare ed applaudire la splendida squadra dell’altra sera, e le scelte del suo comandante. Ecco, al di là del calendario, interpretando così tutte le gare la Spal si salverà eccome. E l’immagine più bella, più forte, più significativa della serata è stata rappresentata dall’atteggiamento e dai gesti di Kurtic dopo la sostituzione ed al fischio finale. Arringava la folla, chiedeva che si alzassero i decibel, incitava i compagni, esultava cholescamente. Il simbolo della Spal rinvigorita e della totale simbiosi con la gente (per la prima volta da secoli la squadra a fine partita è andata a salutare ed a gioire sotto tutti i settori del “Mazza”). Che ha visto lo spirito che condurrà alla salvezza. —
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