Dopo il caso Slimani interviene Droghetti «Pena corretta è un avvertimento»
Il presidente dell’Aia di Ferrara commenta la squalifica di due anni al giovane del Sant’Agostino: «Applicata la nuova normativa»
ferrara. Giampaolo Droghetti, presidente dell’Aia di Ferrara, non è ovviamente rimasto insensibile all’episodio di violenza su un arbitro sfociata nella squalifica di due anni comminata a Ismail Slimani, calciatore della Juniores del Sant’Agostino autore del gesto - nel finale della gara con il Progresso - che mercoledì il giudice sportivo ha sanzionato duramente.
inasprimento
«C’è poco da dire - sottolinea Droghetti - è stata semplicemente applicata la nuova normativa. L’inasprimento delle pene era stato chiesto da noi per primi, a livello nazionale, dopo i gravi episodi accaduti prima di Natale».
Droghetti, a proposito del caso che ha visto coinvolto Slimani, è perentorio: «Il comunicato del giudice sportivo fa emergere chiaramente un comportamento non consono alla condotta che deve tenere ogni calciatore, a maggior ragione di settore giovanile. Strattonare e spingere a terra un arbitro, per un presunto fuorigioco, non è il gesto di chi è atto a stare su un campo di gioco. Le nuove normative sono state introdotte proprio per arginare, per fermare, gli episodi di violenza. Non si possono tollerare reazioni di un certo tipo a fronte del giudizio imparziale dell’arbitro».
Alla luce dell’accaduto, della ricostruzione che è stata fatta, il calciatore del Sant’Agostino non è ovviamente difendibile, ma la pena comminatagli pare eccessiva rispetto alla pur grave entità dei fatti, o no? Droghetti non accetta mezze misure: «Se non si punisce, allora tutto è legittimo. L’entità della pena la stabilisce il giudice sportivo che, nel caso, a fronte di un comportamento anomalo e non corretto da parte del ragazzo (Slimani; ndr) ha applicato coerentemente la nuova normativa. Se c’è una regola è giusto che venga messa in atto, affinchè funga da esempio e tutti sappiano a cosa vanno incontro se sbagliano».
L’episodio fa suonare un campanello d’allarme per il calcio ferrarese.
allarme
Droghetti lo ammette: «Non siamo un’isola felice. La soglia d’allarme c’è sempre, anche perchè ci sono stati episodi che hanno visto i genitori dei ragazzi incitare alla violenza. Per fortuna sono casi rari a Ferrara e provincia, ma è bene stare all’erta, sempre attenti. La sentenza fa capire che non si può andare in campo pensando di fare ciò che si vuole: è un monito, un provvedimento che vuole anche fungere da prevenzione. Le decisioni degli arbitri vanno accettate». —
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