La rinascita di Quagliarella: gol e Samp Ora l’azzurro come ciliegina sulla torta
Nella Nazionale dei giovani la favola del bomber che fu vittima di uno stalker che per 5 anni gli rovinò vita e carriera
LA STORIA
STEFANO TAMBURINI
Ci sono occhi che sono ben più di uno specchio dell’anima. Ad esempio quelli di Fabio Quagliarella alla fine di Italia-Finlandia: il velo lucido sullo sguardo, unito dalla voce al limite delle lacrime, non potrà mai raccontare fino in fondo una rivincita sportiva, che è nota, e soprattutto quella personale, che non tutti conoscono.
Questa non è solo la storia di un bravo calciatore che torna a vestire la maglia della Nazionale a 36 anni suonati, quasi nove dopo l’ultima volta. È tutto quel che c’è stato nel frattempo, nei 3.414 giorni trascorsi mentre l’Italia andava in campo 134 volte senza di lui.
Fabio ha continuato a giocare senza pause ma era quello che accadeva fuori dal campo, ciò che si portava dentro senza farlo sapere a nessuno che mordeva i pensieri e turbava l’esistenza. Il calcio gli stava dando comunque tanta fama e tanti soldi ma non servivano a niente neanche i successi; perché se davvero qualcuno crede ancora a quell’enorme sciocchezza dello slogan “vincere è l’unica cosa che conta”, in questa storia troverà che ci sono cose molto più importanti anche per chi deve inseguire i trionfi.
Quagliarella sta vivendo una seconda giovinezza, da quando ha vinto la sua sfida più importante, quella contro uno stalker, un falso amico poliziotto che per cinque anni lo ha fatto precipitare nell’incubo peggiore, quello di un’accusa inventata di molestie sessuali nei confronti anche di bambini, messa in giro e fatta denunciare su un pezzo di carta che quel poliziotto aveva tenuto per sé mentre queste accuse giravano a Napoli e non solo. Fabio, originario di Castellammare di Stabia, era stato appena ceduto dall’Udinese alla squadra della sua terra e quelle accuse cominciarono ad arrivare ai suoi familiari attraverso lettere minatorie e ricattatorie. Il falso amico agente – che era anche l’autore di quelle missive – si offrì di aiutarlo, in realtà lo fece precipitare nel baratro. Il poliziotto spedì delle lettere anche alla sede del Napoli, nelle quali si raccontava di come Fabio avesse partecipato a droga party con la camorra. E Aurelio De Laurentiis preferì cederlo alla Juventus; in pratica lo cacciò e la tifoseria lo accusò di alto tradimento: ma come, proprio con quella maglia? A un certo punto non riusciva più neanche a girare tranquillo per le strade di Castellammare e di Napoli. Insomma, un vero incubo, lungo quasi cinque anni, fino a quando il poliziotto è stato scoperto e condannato a 4 anni e 8 mesi. Da allora la vita ha cominciato a restituirgli qualcosa oltre alla serenità ritrovata. Ha segnato il gol numero 100 e poi ha indossato anche la fascia da capitano. In questo campionato anche due gol di tacco per eguagliare il record di Batistuta: in rete per undici partite consecutive. Oggi è il capocannoniere con 21 gol e il ct Roberto Mancini lo ha chiamato a far parte di una Nazionale piena di giovani. La nuova star è Moise Kean, nato il 28 febbraio del 2000, poco più di due mesi prima del debutto in Serie A di Quagliarella con il Torino. Da allora ne ha cambiate tante di maglie: Florentia Viola, Chieti, Ascoli, Sampdoria, Udinese, Napoli, Juventus. Sempre con il numero 27, perché era quello di Niccolò Galli, giocatore del Bologna e figlio dell’ex portiere Giovanni, morto nel 2001 in un incidente stradale quattro mesi dopo il debutto in Serie A. Niccolò e Fabio erano compagni dell’Under 18 azzurra e grandi amici. Fabio gli dedica ancora i gol: «È un po’ come se ci fosse anche lui». Già, è vero: le favole narrano solo gioiose fantasie. Questa invece è così bella da essere vera. —
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