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La Bondi ha ingranato la quinta

Marco Nagliati
La Bondi ha ingranato la quinta

Dieci punti conquistati su sedici dopo il cambio in panchina Ma Leka non si fida e tiene tutti ancora nel tugurio

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Spiro Leka ci ha preso gusto, giocando un po’ di scaramanzia e mettendoci un tocco di sapienza comunicativa. Nulla di costruito, va detto, ma di certo il tecnico della Bondi sa porsi all’opinione pubblica con amabile sincerità. Una battuta, un’analisi tecnica, una riflessione scanzonata. È nata così, all’inizio della sua avventura ferrarese, l’immagine del tugurio. Al coach venne d’istinto, nel fervore di una conferenza stampa: «Abbiamo vinto una partita ma siamo ancora nel tugurio». Significava: la salvezza rimane lontana. Il Kleb abita ancora in un quartiere degradato della classifica.

al top

Due mesi dopo, i successi sono saliti a cinque. Quattro consecutivi, poi due battute d’arresto contro le toniche Verona e Mantova, quindi il colpo intriso nell’adrenalina di domenica scorsa contro Udine. Dieci punti su sedici a disposizione significano, relativamente al periodo gennaio/marzo, un cammino da playoff. Altroché tenere a distanza i playout. Meglio del Kleb hanno fatto soltanto cinque formazioni, una sostanzialmente già in A come la Fortitudo e almeno tre tra le gran commensali al banchetto della post season: Montegranaro, Treviso e Verona con le ultime due rinforzatesi proprio per il prosieguo della stagione. La mano di Leka ha trasformato i biancazzurri, ma lui va di prudenza. E domenica sera, in un palasport ebbro per la rimonta su Udine, Spiro è stato chiaro: «Siamo ancora nel tugurio. Non voglio vedere giocatori rilassati».

la medaglia

Il forte richiamo del tecnico estense è una sorta di analisi sulle due facce della stessa medaglia. Non sfugge neppure a lui, ovviamente, che il colpo realizzato sui friulani dà ampio respiro alla Bondi. Grazie anche ai continui inciampi di chi sta sotto. Le giornate si riducono, ne rimangono appena quattro, e diversi scontri diretti toglieranno giocoforza punti alle pericolanti: Cagliari-Bakery domenica, Jesi-Cagliari il 7 aprile, Baltur-Jesi il 14 aprile. Insomma, il Kleb s’è ben instradato. Ma la sfida di domenica a Bologna non aiuta certo a guadagnarsi il traguardo in anticipo. Così come non appare agevolissima l’ultima trasferta di stagione regolare a Roseto. In casa, Ferrara attende Assigeco e Ravenna ancora in corsa playoff. Oddio, volendo traguardo pure in zona acchiappo per il Kleb qualora giungessero successi inattesi.

niente voli

Ma Leka, il cui feeling con i tifosi s’è evidenziato in tutta la sua forza domenica (esultanti verso il coach i fan della curva, braccia levate del tecnico verso gli spalti in risposta), sceglie il pragmatismo. Perché non va trascurato il fatto che il recente percorso Bondi è stato sovente sul filo del rasoio: vittorie all’ultimo atto a Cagliari, Forlì e con Udine. Colpo meritato ma sofferto con Jesi. Così come nel finale sono giunte le tre amarezze: Montegranaro, Verona e Mantova. Se i biancazzurri hanno un pregio è quello di saper incassare, barcollare ma non crollare. Epperò il confine tra salvezza e pugno inatteso scorre pur sempre su una lama sottile. Un libero dentro o fuori fa una differenza enorme. Come s’è visto due giorni fa all’MF Palace contro Udine. Fino al 35’ nulla faceva presagire il ribaltone vittorioso degli estensi. Poi la squadra ha ruggito, seguendo Leka. Che ci mette anche tattica e conoscenza del gioco (con aggiustamenti difensivi in corsa), psicologia e carica emotiva.

Contro l’ex Martelossi è stata una sfida nella sfida. Un ragionar sulla scacchiera per tamponare e rilanciare, attaccare e ripiegare. A Udine la caduta, dopo aver lungamente dominato, l’hanno presa piuttosto male. Il presidente Alessandro Pedone non l’ha toccata piano: «Siamo stati sempre avanti - ha tuonato -, poi abbiamo deciso di perdere. Ho visto una pessima gestione dei cambi da parte del coach (Martelossi; ndr): sembravamo privi di rotta». Un giudizio severo al termine di un duello che il Kleb ha vinto e che si tiene ben stretto. Rimanere in A2 è fondamentale per dare slancio ai progetti del presidente D’Auria, che non è fermo. In questo senso vanno inquadrate le frequenti immersioni nel pianeta basket, anche su campi della massima serie. Gli incontri a bordo campo con tanti addetti ai lavori, tipo l’ultimo a Bologna col manager (ex Pesaro e Montegranaro) Franco Del Moro. —





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