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Liberati, una tripla per la vittoria «Forse è stato il tiro della vita»

Lorenzo Montanari
Liberati, una tripla per la vittoria «Forse è stato il tiro della vita»

Il play-guardia dei biancazzurri del Kleb domenica è stato l’artefice della scossa che ha innescato la rimonta sulla formazione friulana 

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il protagonista

Ci ha creduto, al pari dei suoi compagni della Bondi. Non ha mai mollato e alla fine Davide Liberati ha ricevuto i complimenti del coach Spiro Leka.

Liberati, ci racconta quella tripla da otto metri che ha riaperto una gara che pareva chiusa?

«Forse è stato il tiro della vita... Da uno schema non eseguito nel migliore dei modi è uscito quel tiro pazzo, della disperazione: mancavano due secondi alla fine dell’azione. È entrato, chiamatelo pure scossa della gara, anche se secondo me la scossa della partita è stata un’altra…».

Quale?

«E’ arrivata nell’intervallo. Eravamo sotto nel punteggio, soffrendo molto i loro tiri da fuori, così come i rimbalzi difensivi e offensivi. La scossa è arrivata da lì, sapevamo che quella contro Udine sarebbe stata una gara da vincere per raggiungere il prima possibile la matematica salvezza».

Cosa vi siete detti durante l’intervallo?

«Abbiamo parlato di cose tattiche: stavamo subendo troppi tiri da tre punti».

E a fine gara?

«Contenti del grande successo, abbiamo rimontato sotto di 17 punti. Una bella reazione, grande felicità. Ma restiamo sul pezzo perché la salvezza matematica ancora non è arrivata. Stiamo lavorando da due mesi a questa parte per raggiungere il nostro obiettivo, contenti di aver superato Udine in quel modo ma non è finita».

L’abbraccio finale della vostra gente è stato uno dei migliori momenti della serata?

«Assolutamente sì. E c’è un motivo... C’è reciprocità fra noi e i tifosi. Noi diamo molto in campo, la gente viene, ci vede: siamo una cosa unita. Vincere aiuta a farlo, dovevamo ritrovare la confidenza con la vittoria. Quando si sta bene, si lavora bene. Si vede che la squadra ci dà dentro al 100%. Contro Udine abbiamo messo sul parquet grande cuore e cattiveria agonistica».

E sono arrivati i complimenti del suo coach...

«Fanno piacere, ovvio. Cerco di fare le cose che mi vengono dette. Nulla avviene per caso: da due mesi lavoriamo in maniera tosta». —

Lorenzo Montanari

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