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Kurtic, cuore di babbo: «Ho più responsabilità e anche in campo cerco di fare di più»

Jasmin Kurtic (Spal)
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Jasmin Kurtic (Spal)

Spal, il centrocampista sloveno ha raggiunto la piena maturità. E avverte: guai a distrarsi, ci sono ancora 15 punti in palio 

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FERRARA. Jasmin Kurtic è un uomo a tutto tondo. A 30 anni, ha raggiunto la maturazione professionale e personale, coronata dalla paternità all’inizio di quest’anno con la nascita del primogenito Mateo. Un particolare non da poco, anche in chiave spallina, come lui stesso ha rivelato ieri.

Kurtic dalla paternità al rinnovo del contratto (giugno 2022) con la Spal: cos’è cambiato negli ultimi mesi?

«La nascita di un bambino cambia la vita a chiunque, è una cosa meravigliosa per ogni persona. Io non sono cambiato tanto, mi sono preso qualche responsabilità in più, per lui e per la mia famiglia: anche quando scendo in campo mi sento papà e cerco di fare qualcosa in più per lui. Quanto alla società, sapevo che aveva grande fiducia in me, già da quando mi hanno chiamato da Bergamo (a gennaio dell’anno scorso, ndr). I primi sei mesi sono serviti ad ambientarmi, poi è andato tutto per il meglio: qui sto bene e sono contento».

E tutto procede bene anche in campo, adesso...

«Quando vinci con Roma, Juve, Lazio, a Frosinone, che è stata la più difficile, abbiamo sofferto, certo che va bene. Nessuno si aspettava queste cinque vittorie, ma con il lavoro a testa bassa sono arrivate, per portare a casa la salvezza».

Non avete la sensazione di avercela già fatta?

«No. Nella testa di una squadra che si deve salvare, non ci deve essere un pensiero del genere. Basta un minimo e arriva la punizione, ti metti nei guai. Abbiamo fatto un bel passo avanti, ma ci sono ancora 15 punti in palio».

La Spal sarà l’ultima tappa della tua carriera?

«Sono molto contento di essere qui, con il direttore, il presidente, la società va tutto bene. Poi, il calcio è strano, ti può dare e prendere: io lavoro sempre per migliorare».

Nello spogliatoio vi siete dati un obiettivo finale?

«Ogni squadra vuole arrivare più in alto possibile, ma noi non parliamo di classifica e punti, lavoriamo per raggiungere i nostro obiettivi e si vede: in campo è dura batterci, almeno un punto lo facciamo».

Ti sei distinto per esultanze “particolari” in risposta agli incitamenti dei tifosi...

«Ci sono state partite, in momenti difficili, quando eravamo nella zona più bassa della classifica e la gente ha chiesto di mostrare gli attributi. Ma noi li abbiamo e lo abbiamo dimostrato. Forse non a Cagliari. Comunque, la nostra tifoseria è meravigliosa, dobbiamo capire le sue esigenze».

Quando sei arrivato alla Spal c’erano pochi giocatori con esperienza in serie A: pensi di aver contribuito a convincerne ad arrivare?

«No, sono state scelte della società. Il mio lavoro è fare il professionista. Mi hanno preso come un giocatore importante, ma io mi sento come tutti gli altri».

Al “Mazza” avete battuto grandi squadre, ma avete faticato contro le “piccole”, solo pareggi e una sconfitta...

«Sì, ma noi le grandi le abbiamo battute, le altre magari ci hanno giocato anche bene, ma hanno perso. Poi, è vero, con Chievo, Empoli e altre abbiamo pareggiato, squadre con il nostro stesso obiettivo, ma intanto abbiamo preso punti».

E domenica c’è il Genoa...

«Faremo come nelle ultime gare, ci prepariamo bene e andiamo a giocarcela».

Prima tu sei diventato papà, poi Costa, ora Vicari e Murgia in procinto di diventarlo: Ferrara vi ha stregati?

«Loro sono qua da più tempo, ma io non ho problemi ad ambientarmi: io e la mia famiglia stiamo bene qua». —
 

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