La Nuova Ferrara

Sport

f1: gp d’azerbaidjan 

Vettel non tocca il freno e attacca i rivali: «Con i nuovi ritocchi siamo più competitivi»

2 MINUTI DI LETTURA





BAKU (AZERBAIDJAN). Il Mondiale F1 è cominciato da poco, e già sembra di assistere a un replay del 2018. Le Mercedes dominano, dietro ci sono le Ferrari, per il resto poco a parte qualche fiammata di Verstappen, pilota di classe cristallina che però non ha una vettura all'altezza. Sebastian Vettel fa capire che non si rassegna e sfida Hamilton. «I nostri avversari sono di livello altissimo - dice - , non abbiamo dato il meglio, loro forse hanno capitalizzato più del potenziale e questo è un punto di forza. Sta a noi e agli altri capovolgere la situazione. Baku è una pista diversa dalle altre, c'eravamo posti come obiettivo di portare pezzi nuovi e lo scopo è rendere la macchina più veloce e lineare ovunque. Speriamo di poter trovare in pista i risultati ottenuti in galleria del vento e che i numeri coincidano. Poi capiremo quanto riusciremo a progredire«.

A Vettel risponde Hamilton, cosciente del fatto che il suo team sia avanti a quello di Maranello. »Non so se siamo superiori - dice il campione del mondo -, se andiamo a vedere in una gara in termini di passo le Ferrari ci hanno spazzato via e poi sono stati sfortunati per l'affidabilità. Nella prima gara non so cosa hanno fatto. Noi abbiamo fatto tre ottime gare senza commettere alcun errore, anche lo staff ha lavorato benissimo. Siamo quasi ad un livello di perfezione e questo ci mette avanti rispetto a loro». Ma il tedesco e l'inglese trattano dell'eterno argomento dei “team orders”. Secondo Vettel, «è facile criticare gli ordini di scuderia dopo la gara. Ma nel corso del Gp era giusto provare. Sapevo che ci sarebbero state molte discussioni, è un bene per la F1».

A tono la replica di Hamilton, estimatore del neoferrarista Leclerc. »Mi rivedo molto in lui. Sta facendo un ottimo lavoro, con tutte le aspettative che ci sono nel guidare una Ferrari lui guida davvero bene. Deve solo continuare così e il resto arriverà. Capisco come si senta: intimamente crede di essere il migliore o di avere il potenziale, e invece così è come se ti depotenziassero. È successo anche a me in McLaren con Fernando Alonso: ricordo che volevo arrivare in fretta, vincendo e battendo i campioni contro cui correvo». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google