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Spal al Bentegodi Epica oppure fatale è sempre Verona a decidere i destini

P.N.
Spal al Bentegodi Epica oppure fatale è sempre Verona a decidere i destini

Sabato contro il Chievo la squadra di mister Semplici cercherà il successo sinonimo di matematica certezza della permanenza in A 

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la storia

Corsi e ricorsi. Incroci col destino. Appuntamenti in un luogo di emozioni, lacrime di gioia e di tristezza, vittorie e sconfitte. Giocare a Verona, per la Spal, ha assunto un significato particolare. Il “Bentegodi” è tempio pagano in cui spesso si sono decise le sorti biancazzurre.

È stato così e lo sarà ancora sabato. Niente calcoli, niente tabelle, nessuna attenzione ai risultati delle dirette concorrenti. Basterà vincere sul campo del Chievo e la Spal potrà festeggiare matematicamente la permanenza in serie A, la seconda salvezza consecutiva. Grandissimo traguardo. Il popolo sarà presente in massa, esodo robusto per stringersi alla squadra, accompagnarla e sostenerla.

il principio

Una data: 16 giugno 1991. Tutto ebbe inizio quel giorno.

Verona, stadio “Marc’Antonio Bentegodi”, appunto. Spal-Solbiatese, spareggio promozione - in campo neutro - per la promozione in C1. Serpentone biancazzurro in Transpolesana. Spalti da brividi. Minuti come secoli. Fino all’apoteosi per il rigore vincente di Massimo Albiero.

Gibì Fabbri a sventolare il drappo biancazzurro rivolgendosi con un ghigno d’orgoglio, soddisfazione e condivisione verso la tribuna. Il debutto della rinascita, dell’ascesa. Che purtroppo si rivelerà fugace.

la caduta

Principio e fine. Da Verona a Verona. Con l’Hellas come anfitrione, questa volta. Il 13 giugno 1993, due anni dopo quasi giorno per giorno. C’era stato il doppio salto, fino alla B. Trampolino per l’élite? No, scivolo verso l’abisso. Retrocessione. Flebili speranze condensate in quell’ultima giornata di campionato, con il brutto pensiero non al biscottone ma addirittura alla torta farcita che avrebbero confezionato ad altre latitudini.

La Spal deve vincere. Lo fa: 2-1 al Verona, doppietta di Nappi. Ma da Andria giunge la ferale notizia (notizia?) del successo pugliese. In ventiquattro mesi l’epica festosa si trasforma in fatal Verona. Una beffa.

le lacrime

Appena un altro anno, e lì si torna. Verona di nuovo come campo neutro: 19 giugno 1994. Finale play off per l’immediato ritorno in serie B. Contro il Como del federale (nel senso di uomo della Federcalcio, già allenatore delle giovanili Azzurre e destinato a tornare a casa Italia) Marco Tardelli, alla prima esperienza come tecnico di club. La storia è nota. De Santis che annulla misteriosamente l’eurogol di Giorgione Zamuner e cambia i binari del match. Uno-due lariano, inutile acuto di Max Mezzini. Il “Bentegodi” spallino ammutolito. Una delle più grandi sofferenze della nazione biancazzurra.

la svolta

Gli anni scorrono. Lenti, inesorabili, spesso (sempre di più) travagliati. Tutto pare perso. Per sempre. Ma a riscrivere la storia, a partire dal 2013, ci pensa il nuovo corso. Ai Colombarini, a Mattioli, a Vagnati, si aggiungono Semplici e qualche eroe. Arriva la B. Arriva la serie A. E lì si rimane. Gli almanacchi dicono che la Spal, nella stagione 2017/2018, si è salvata all’ultima giornata, battendo al “Mazza” la Sampdoria. Sì, di fatto è così. Ma snodo cruciale è stato il successo di Verona contro l’Hellas il 29 aprile 2018: poco più di un anno fa. Quart’ultima giornata, affermazione 3-1 subito dopo la scoppola interna patita ad opera della Roma. Un successo poi bissato da quello sul Benevento. Ma la chiave è stata Verona, l’affermazione sui gialloblù: sorpasso, quart’ultimo posto, +1 sul Chievo. Si è deciso tutto quel giorno, la svolta. Davanti a 3.000 cuori biancazzurri. Curiosità: i marcatori di quella partita adesso sono tutti alla Spal. Vantaggio veronese con Valoti, pareggio grazie all’autogol di Fares, vantaggio con la splendida rovesciata di Felipe, sigillo di Kurtic.

l’obiettivo

Il cerchio si chiude. Domani la Spal torna a Verona. Ancora una volta. C’è il Chievo da battere. Pandorini già aritmeticamente retrocessi, eppure straripanti di orgoglio e qualità. Occhio, non sarà una passeggiata. Ma basterà vincere affinchè Verona appaia radiosa come in quell’ormai lontano 16 giugno 1991. —

P.N.

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