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Iazzetta e le duecento partite con i ramarri «I colori del S. Agostino la mia seconda pelle»

Valentina Cristiani
Iazzetta e le duecento partite con i ramarri «I colori del S. Agostino la mia seconda pelle»

Il giocatore è stato festeggiato da compagni e società per il numero di presenze raggiunte indossando la casacca del team biancoverde 

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l’intervista

Una di quelle figure che ti fa capire perché si può ancora amare il calcio: Enrico Iazzetta, 31anni compiuti ieri e uomo dalle molteplici attività. Responsabile del settore giovanile, allenatore dei pulcini 2008 e capitano del Sant’Agostino che domenica, al termine della gara vinta col Cotignola, ha festeggiato le 200 presenze con la casacca ramarra. Diventata ormai una seconda pelle. Un veterano e un esempio da seguire sul modello del suo idolo: l’interista Javier Zanetti. «Pur guardandolo solo dalla tv Zanetti mi ha insegnato tanto. Capitano umile, sempre presente, attaccato alla maglia e che in ogni partita cercava di dare tutto se stesso» ammette Iazzetta.

Un amore per il Sant’Agostino lungo 200 presenze...

«Quella di domenica è stata una delle giornate più belle della mia vita: ho vissuto emozioni e dimostrazioni di affetto, stima e riconoscenza indescrivibili».

Com’è iniziata la cavalcata con la casacca biancoverde e quali sono i ricordi più belli che la legano alla maglia ramarra?

«Duecento presenze raggiunte in 6 anni grazie anche a tutti i mister che hanno sempre avuto fiducia in me. I ricordi più belli sono legati alla vittoria in finale play-off, 3-4 ai supplementari a Carpineti cinque anni fa, e sicuramente alla giornata domenica».

Quanta responsabilità avverte nell’indossare la fascia da capitano?

«È sicuramente motivo di orgoglio e di felicità ma, per come la vivo io, sento addosso tanta responsabilità. Cerco di essere credibile agli occhi degli altri, devo essere il primo a metterci l’anima in campo e fuori, altrimenti la fascia diventa solo un pezzo di stoffa. Devo ringraziare il mio ex capitano qui a Sant’Agostino, Andrej Skabar, che mi ha insegnato tanto».

Pochi giorni fa è venuto a mancare Renato “Goreno” Caselli , figura storica per il vostro settore giovanile...

«Quando diventai responsabile del settore giovanile mi disse: “Hai preso una bella gatta da pelare”. Gli risposi che insieme avremmo fatto tanto. Mancherà a tutti noi, ci accomunava la passione per questo sport e per i giovani».

Che consigli le ha dato Goreno e come vive la responsabilità di essere il suo erede?

«Goreno era unico, inimitabile, inarrivabile... Nessuno potrà essere il suo erede. Ha speso 60 anni della sua vita per questa maglia. Io posso solo cercare di portare avanti ciò in cui lui ha sempre creduto e cercare di renderlo orgoglioso da lassù».

I numeri del vostro settore giovanile sono in continua espansione, oltre 200 i tesserati.

«Il cammino procede bene direi e lo stadio pieno domenica ne è stata l’ennesima dimostrazione. Si può sempre migliorare: ho idee chiare su dove poter intervenire e sono sicuro che insieme alla società garantiremo alle famiglie e ai loro figli ancora più qualità».

Mancano 90’ al termine di questa stagione calcistica...

«Siamo soddisfatti del 5º posto ma anche consapevoli che migliorando i nostri difetti potremmo divertirci ancora di più: siamo un gruppo con la “G” maiuscola, formato da persone vere che spero avrà modo di stare ancora a lungo insieme. La stagione direi che complessivamente è stata ottima, peccato solo per alcuni momenti di superficialità che ci hanno fatto perdere qualche punto prezioso».

Il momento più bello?

«Direi domenica: oltre che per le mie 200 presenze, proprio per l’atmosfera che si respirava e per le emozioni che penso tutti i presenti abbiano provato».

Terminato il campionato quali saranno gli impegni della vostra società e del settore giovanile?

«Saremo concentrati fino a inizio giugno sul nostro “4º Memorial Enrico Rosatti” che ci vedrà impegnati tutti i weekend, mattina e pomeriggio, con oltre 70 squadre partecipanti. Dopodiché pianificheremo la nuova stagione».

Un altro traguardo personale si sta avvicinando: quello della laurea.

«Dopo aver preso la laurea triennale in Scienze Motorie anni fa, mi sono iscritto alla Laurea Magistrale ma sono rimasto indietro con gli studi perché far coincidere il lavoro con l’università non è così semplice come può sembrare. Nei prossimi mesi dovrei conseguire anche la Magistrale in Scienze Motorie: incrociamo le dita perché mi toglierei un peso importante nella mia vita». —

Valentina Cristiani

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