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calcio serie a: il posticipo 

Milan attento, oggi c’è il Bologna Gattuso: «Io via? Non mi risulta»

Milan attento, oggi c’è il Bologna Gattuso: «Io via? Non mi risulta»

Dopo cinque giorni di ritiro punitivo, partita chiave per i rossoneri e per il tecnico Ringhio: «Dimettermi non è nelle mie corde». Gli emiliani lottano per la salvezza

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MILANO. Dopo cinque giorni di ritiro Rino Gattuso si attende di vedere oggi a San Siro un Milan «incazzoso» in grado di mostrare «che non siamo ancora morti».

D'altronde vincere è d'obbligo con il Bologna, altrimenti la Champions (lontana 6 punti) diventerà un miraggio. L'allenatore giura di crederci, di non sentirsi spento né a tempo determinato, anche se è già si parla con insistenza di chi lo sostituirà in estate, da Gasperini a Giampaolo passando per Sarri, con o senza quarto posto. «Ho due anni di contratto, la parola dimissioni non fa parte del mio modo di essere. Vado avanti, il mio obiettivo è portare la squadra in Champions, il resto non conta nulla. Leggo cose assurde, c'è grande intesa e rispetto con Leonardo e Maldini», ha assicurato dalla clausura di Milanello, dove la squadra si allena, studia i video del Bologna, mangia e dorme da mercoledì, all'indomani del ritardo di Tiemoué Bakayoko che ha fatto perdere la pazienza al calabrese: «Ho deciso io il ritiro, la società mi ha appoggiato. Sono contro i ritiri, ma dovevamo tutti assumerci le responsabilità. Se si rompe qualcosa, e qualcuno fa come gli pare, si devono adottare delle soluzioni. Non ci stavamo con la testa».

Non hanno più alibi i giocatori, anche se Gattuso è convinto di non averne concessi oltre il necessario. Piuttosto evidenzia un difetto di comunicazione interna. «A volte, per non fare polemica e tenere l'ambiente tranquillo, non ci siamo detti le cose in faccia: se c'è un atteggiamento sbagliato mio, di qualche giocatore o delle altre componenti del club, ci si dicono le cose in faccia».

Si possono leggere fra le righe riferimenti ai dirigenti, in particolare a Leonardo, ma anche a qualche giocatore che si è rivolto alla società anziché bussare all'ufficio dell'allenatore. C'è stata più verve, insomma, nella conferenza stampa di Gattuso rispetto a quella di settimana scorsa in cui aveva definito la sua squadra «senz'anima». «Io spento? Ho sempre lottato e il giorno che non avrò più voglia di farlo me ne starò con i figli – ha replicato –. Se fossi stato dimesso non saremmo andati in ritiro, certi discorsi non si sarebbero fatti».

Non aiutano gli infortuni, da ultimo quello grave di Caldara, che festeggia il 25esimo compleanno in ospedale, appena operato al ginocchio. La difesa è a pezzi e Romagnoli è squalificato.

Una motivazione in più arriva invece dalle parole di Sinisa Mihajlovic, ex tecnico rossonero, convinto di lasciare San Siro con in tasca la salvezza del Bologna. «Si capisce quello che pensano di noi – ha commentato Gattuso –: ci deve dare forza, ci deve fare reagire». —



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