Spal, l’anti-eroe della salvezza Felipe ha lasciato il segno
Decisivo con una rete al Genoa e con la doppietta al Chievo per l’apoteosi Al “Bentegodi” esordì in A nel 2003, a Verona in gol l’anno scorso e sabato
Corsi e ricorsi storici. Incroci di carriera e, in fondo, di vita.
da verona a verona
Il 6 aprile 2003 Felipe esordiva in serie A affrontando (con l’Udinese) il Chievo al “Bentegodi” di Verona. Il difensore brasiliano aveva 18 anni.
Sabato scorso, in quello stesso stadio e contro quel medesimo avversario, Felipe - che adesso di anni ne ha 34 - ha vissuto il pomeriggio forse più esaltante o più particolare, della sua lunga e brillante carriera: 17 stagioni, tutte in serie A (351 presenze: applausi). Il che qualcosa significherà. Il centrale ha segnato due dei quattro gol della tonitruante vittoria biancazzurra, sinonimo di salvezza matematica per la Spal. La seconda consecutiva. La seconda con Felipe in squadra. E, guarda caso, anche l’anno scorso nel 3-1 di Verona (ma contro l’Hellas) Felipe andò in rete, in una gara - quando poi ne sarebbero rimaste solo tre al termine - di fondamentale importanza perchè quel successo determinò il sorpasso spallino sul Crotone e l’approdo al quart’ultimo posto.
lo score
Felipe è uno di quegli eroi calcistici per certi versi improbabili. Nel senso che magari nessuno si aspetta che sia lui ad avere un ruolo predominante nel tabellino. Il centrale ha atteso le 34 primavere per firmare la prima doppietta della carriera. Certo, non è il suo ruolo. Ma lo stesso difensore, scherzando, ha più volte dichiarato di essere giocatore da una rete a stagione. Diciamo che è andata più o meno così. Non ha bollato in tutte le annate. Ma va bene così: 9 gol per l’Udinese, 1 col Parma e - soprattutto - 4 con la Spal. L’anno scorso a Verona, adesso tutto in una settimana: il gol al Genoa e poi la doppietta al Chievo. Bersagli pesanti.
il profilo
Guaratinguetà sembra uno scioglilingua. In realtà è la cittadina brasiliana, stato di Sao Paulo, in cui è nato Felipe. Città tipo Ferrara, sui 130.000 abitanti, stadio da 16.000 posti. Ma il Tricolor do Vale non vanta la tradizione della Spal, per storia e risultati.
Guaratinguetà, Udine (dove Felipe giunse nel 1999, a 15 anni), Ferrara. C’è un filo comune. Sane realtà di provincia che si sposano con i valori di Felipe. Che, certo, ha giocato anche nella Fiorentina e nell’Inter, a Firenze ed a Milano, ma che per profilo umano, carattere, princìpi non è tipo da riflettori. Non si mette in avanti, sa essere leader in altro modo. Come lo è stato e lo è qui alla Spal, dove probabilmente chiuderà la carriera, quando vorrà. Il momento è ancora lontano. Intanto, il contratto triennale prevede un’altra stagione - la prossima - in biancazzurro. Una bella fotografia da spedire nella “sua” Udine, dove è amatissimo dalla gente, dai tifosi friulani, ma dove nell’estate del 2017 l’Udinese lo ha lasciato andar via dopo non aver messo nero su bianco un contratto che pareva già in cassaforte, logica prosecuzione di un rapporto consolidato nei decenni. Il calcio riserva spesso sorprese, anche le più amare. Ma Felipe alla Spal ha dimostrato che la serie A è ancora il suo giardino, ed ha conquistato una seconda salvezza consecutiva, mentre l’Udinese è ancora lì che deve guardarsi dall’Empoli.
Domenica ci sarà Spal-Napoli, poi i biancazzurri andranno proprio a Udine (prima di chiudere col Milan e di provare a coronare il sogno decimo posto). Felipe ci tornerà per la stessa dose di applausi e pubblico riconoscimenti incassati l’anno scorso. E con un record stagionale di gol eguagliato: 3, come nel 2005/06 con i friulani. Che, nell’occasione, dovranno guardarsi dall’ex, ora (ri)scopertosi bomber nelle ultime due giornate e che magari alla “Dacia Arena” proverà a migliorare il proprio score, lasciando un segno particolare. Come lo sarebbe arrivare davanti alla Fiorentina, traguardo che - crediamo - gli darebbe una soddisfazione particolare.
vincente
Intanto, Felipe ha già scritto pagine significative per la Spal. E potrà continuare a farlo. Anti-eroe, umile, concreto. Si può essere dei vincenti, nel calcio e nella vita, anche battendo strade che non contemplano lustrini ma sostanza. Valori, appunto.
Gratidao, Felipe. Non solo per questi gol bellissimi ed importantissimi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
