Spal-Napoli, una storia di famiglia Mongardi abbraccia mister Ancelotti
Il figlio del compianto ex capitano ricorda il forte legame del papà col tecnico partenopeo, suo compagno e pupillo al Parma
Lucio Mongardi avrebbe pagato chissà cosa, per assistere alla partita di domenica prossima. La sfida del “Paolo Mazza” tra la sua Spal ed il Napoli guidato dal suo allievo prediletto: Carlo Ancelotti.
parole dolci
Il compianto ed immenso capitano biancazzurro (poi anche allenatore e dirigente), eterno simbolo della Spal di Caciagli, si sarebbe goduto lo spettacolo. Un sogno. Lo stadio in festa, la Spal salva in A per il secondo anno consecutivo, e - sulla panchina avversaria - uno degli allenatori più vincenti di sempre. Quell’Ancelotti, appunto, che Mongardi tenne a battesimo quando giocavano insieme nel Parma. Poichè i più grandi sono spesso i più umili, Ancelotti ha sempre avuto parole speciali per Mongardi, cui riserva un posto nel proprio cuore, ed al quale ha dedicato pagine nella propria autobiografia.
Marco Mongardi, figlio del grande Lucio, ha a sua volta ricordi dolci di Carlo Ancelotti. Ne parla con pudore, non vorrebbe apparire: «Per carattere, perchè non cerco vetrine, e perchè il grande feeling che esisteva tra mio padre e Ancelotti era basato sulla condivisione degli stessi valori, quelli che affondano le radici nella famiglia. Erano questi ad unirli, al di là dell’aspetto calcistico».
Lucio Mongardi giunse al Parma, dall’Atalanta (che aveva condotto in serie A), nel corso del mercato “di riparazione” (all’epoca si chiamava così) nel novembre 1977, fortemente voluto dal d.s. Paolo Borea col quale era già stato nella Spal. I crociati, in C, cercavano la promozione in B. L’allenatore era il ferrarese ed ex spallino Gianni Corelli. Che, quando le cose presero a girare male, decise di lanciare un giovanissimo Carlo Ancelotti, all’epoca centravanti di manovra. Mongardi prese immediatamente sotto la propria ala il talento, per il quale impose un trattamento pari a quello riservato agli altri giocatori.
i messaggi
Ancelotti, nella sua autobiografia, racconta: «Mi guardavo intorno in cerca di una vera guida, ovvero il giocatore più importante della squadra, quello con maggior personalità e carisma, insomma un professionista serio che fosse di esempio per gli altri. Al Parma questo calciatore era Lucio Mongardi... Si prese cura di me... fu il mio punto di riferimento come uomo e anche come calciatore... capii che le persone andavano guidate come faceva lui... Mongardi non era arrogante, non usava il suo potere per fare il bullo con i giovani, e per me fu una lezione fondamentale». Il Parma quell’anno non vinse il campionato perchè incontrò sulla sua strada la seconda... Spal di Caciagli. Mongardi e Ancelotti erano in campo insieme quel 12 febbraio 1978 quando i biancazzurri imposero l’1-1 al “Tardini”. Il resto è storia: Spal prima, Parma terzo.
Marco Mongardi ricorda: «Ero un bambino, avevo 7 anni. Ancelotti la sera veniva spesso a cena da noi. Aveva creato un legame importante con i miei genitori».
L’anno dopo, stagione 1978/79, il Parma salì finalmente in B. La grande rimonta con Cesare Maldini in panchina, il vittorioso spareggio di Vicenza contro la Triestina: 3-1, Mongardi in regia, doppietta di Ancelotti ai tempi supplementari. Marco Mongardi rammenta: «Ero a San Biagio di Argenta, nella casa dei nonni. Segui la partita alla radio. Una grande emozione».
I contatti sono rimasti, certo diluiti dal tempo e dalla carriera internazionale di Ancelotti: «Era passato da Ferrara una quindicina di anni fa, venne a salutare mia mamma, a salutarci. Poi gli ho scritto quando è stato pubblicato il suo libro, ringraziandolo per le belle parole spese su mio padre. Ricordo come fosse adesso: allenava il Bayern, era un venerdì, alle 21 mi rispose. Un gesto che fa capire lo spessore della persona. Un uomo di cuore, oltre che un professionista competente, di altissimo livello».
l’orgoglio
Spal-Napoli, domenica, sarà una partita dal sapore particolare, per Marco: «Una grande partita, il match giusto per celebrare la salvezza appena conquistata dalla Spal, un fatto straordinario che premia il grande lavoro della società, dello staff tecnico, della squadra. Mio padre sarebbe stato colmo d’orgoglio, e avrebbe certamente colto l’occasione della gara col Napoli per rivedere e abbracciare Ancelotti».
Una cosa che, alla vigilia, spera di poter fare Marco. Perchè certi legami non si spezzano mai. —
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