Klopp adesso ci crede: «Il mio Liverpool a Madrid per vincere»
Nulla è impossibile per il tecnico dopo la rimonta sul Barça: «Diranno che perdo tutte le finali ma scriveremo la storia»
LONDRA. La rimonta impossibile della vigilia si è trasformata nel miracolo di Anfield, teatro di una delle più belle notti europee di sempre nella lunga e gloriosa storia del Liverpool. Perché nonostante le precedenti otto finali, tra Coppa dei Campioni e Champions League, quella raggiunta contro il Barcellona è senza alcun dubbio già entrata nella leggenda calcistica. Non tanto, non solo, per la qualità e l'intensità messa in campo dai Reds. E neppure per il valore di questo Barcellona, che inseguiva la quinta finale europea dell'ultimo decennio. Quanto piuttosto per quella follia che ha spinto i giocatori del Liverpool a credere in un'impresa quotata dai bookmakers locali 120-1 prima del calcio d'inizio.
«Anche io pensavo fosse impossibile la qualificazione, ma sapevo che avevamo almeno una chance. Ho chiesto ai giocatori di credere in quell'unica chance», ha rivelato Jurgen Klopp, mago e artefice del sogno che ora cullano tutti i tifosi. Dopo aver assistito da protagonista assoluto all'estasi di Anfield, letteralmente esploso di gioia e commozione al triplice fischio finale: 50mila persone in piedi, sciarpa rossa in mano, a cantare assieme «You’ll never walk alone», l'inno del Liverpool. Tornato questa stagione quello dei primi anni '80 quando primeggiava in Inghilterra come in Europa.
Per Klopp, che domenica si gioca il titolo della Premier League con il Manchester City (ma Guardiola ha un punto di vantaggio), si tratta della quarta finale dal suo arrivo sulle rive del fiume Mersey, la terza in Champions (una anche alla guida del Borussia Dortmund). Tutte però immancabilmente perse. Quasi un dettaglio dopo l'abbuffata di emozioni vissuta contro i blaugrana. «Dopo la sconfitta dell'anno scorso (a Kiev, contro il Real Madrid) sentivamo che dovevamo tornare a giocarci un'altra finale. So già cosa dirà la gente, che perdo tutte le finali. È vero. Ma è anche vero che vogliamo scrivere la nostra storia, aprire un nuovo capitolo della storia del Liverpool» la promessa di Klopp. Per trovare posto nel pantheon degli immortali, da Bill Shankly a Bob Paisley, da Steven Gerrard a Kenny Dalglish, entrambi in tribuna elettrizzati dalle doppiette di Divock Origi e Georginio Wijnaldum. Eroi per caso di una notte magica. Ora la Liverpool di Klopp ci crede: basta finali perse, a Madrid bisogna vincere. —
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