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Baltur, anatomia di una sofferenza Usa sbagliati e italiani senza leadership

Giuseppe Celeghini

Nonostante le premesse fossero ben altre, i centesi hanno vissuto una stagione tra errori ed amarezze terminata con la retrocessione 

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l’analisi

Sportivamente parlando: un disastro. Non si può chiamare diversamente il primo, agognato, campionato di A2 della Benedetto XIV Cento. Il conseguente epilogo sconfortante dell’ultima sfida stagionale ne fornisce eloquente conferma: quell’ultimo possesso di “gara 5” con Legnano, con il punteggio in parità e la possibilità di costruire un tiro ad alta percentuale (o nella peggiore delle ipotesi andare al supplementare con i due Usa avversari gravati di quattro falli), si è invece trasformato in un incubo. Malgestito e gettato alle ortiche proprio come tutto questo campionato.

le premesse

Le aspettative e soprattutto le premesse di inizio stagione lasciavano presagire un cammino differente, ma sono bastate poche giornate di campionato per avere le prime sensazioni che qualche ingranaggio scricchiolasse. Il riferimento è all’assetto squadra: troppo sbilanciata sugli esterni, priva di giocatori sotto canestro “verticali” ovvero con spiccate propensioni alla cattura dei rimbalzi. In serie B si può reggere il confronto con lunghi adattati, ma nella serie maggiore no. La Baltur ha pagato a caro prezzo l’errata valutazione dei tempi di rientro di Benfatto che non è mai riuscito ad essere un “fattore” importante, oltre a risultare assente nella post season come accade ormai da troppe stagioni anche precedenti al suo sbarco a Cento.

Al suo fianco un Chiumenti logorato da mille battaglie: dopo un avvio incoraggiante, l’ex ravennate ha sempre più evidenziato le difficoltà nel reggere il reparto quasi da solo. A sbilanciare sugli esterni il quintetto è stata soprattutto quella che doveva essere la stella di Cento: quel James White arrivato con un curriculum importante e investito del ruolo di leader e uomo copertina. Invece quella dell’americano si è rivelata una stagione contraddittoria.

no leader

Le cifre non condannano White, ma quello in cui è mancato è stata la capacità di essere leader: trascinatore. Uomo a cui affidarsi nei momenti delicati delle partite. Colui che si incarica di gestire le situazioni in cui il pallone scotta e dove l’esperienza fa la differenza. Invece l’americano si è limitato a svolgere il proprio compito, molte volte senza gravi errori ma non era solo questo che ci si attendeva. White ha dimostrato di essere un giocatore poco incline a “sporcarsi” le mani nelle ruvide battaglie sotto le plance. Di questo non si può ascrivergli colpe, poiché se si pensava di completare il reparto lunghi con l’ingaggio di White non si è fatto i conti che le caratteristiche del giocatore. L’infortunio poi, che lo ha messo fuori gioco per tre mesi, ha messo in grave difficoltà la formazione di Bechi.

il mercato

Già, l’infortunio... Il mercato offriva l’esperto Diawara, ma ingaggiarlo prima di aver effettuato le visite mediche (non superate) è stata una svista grave e dannosa. A spalancare le porte del baratro ci ha pensato la poco lungimirante scelta del lettone Kuksiks in sua sostituzione. Giocatore assolutamente non in grado di fornire un contributo adeguato per chi occupa uno “spot” da straniero in un roster di serie A, anzi probabilmente inferiore anche ad un italiano medio. La conseguenza è stata, non per colpa solamente dell’impresentabile Kuksiks, di una serie di gare in cui non si è mai riusciti a superare i 50 punti.

il play

Anche l’altro statunitense Mays, a conti fatti, ha deluso le aspettative. Mai un squillo degno di particolari menzioni, oltre ad un rendimento decrescente fino all’infortunio che lo ha costretto alla resa anticipata. A corollario di questo quadro anche la stagione deludente del play Moreno, inserito ad inizio stagione assieme a Chiumenti per conferire quella esperienza e solidità necessarie nella serie maggiore. Inanellando una interminabile serie di prestazioni al di sotto delle aspettative, Moreno ha invece terminato la stagione perdendo anche il posto in quintetto, in perenne attesa di un ritorno a livelli di rendimento a lui più consoni che non è mai arrivato. Non essere riusciti, poi, a gestire la “grana” Reati ha avuto un peso importante se non decisivo. Reati era un giocatore con numeri da serie A: invece la sua cessione ha aperto una vistosissima e grave falla nel quintetto. L’ingaggio del giovane Taflaj ha indebolito la Baltur nel confronto con il suo predecessore. Nelle infuocate sfide che valgono un’intera stagione, il giovane Taflaj è ancora acerbo.

il coach

Altro capitolo, molto delicato, riguarda il coach. Giovanni Benedetto ha pagato in un momento in cui andavano prese decisioni che fornissero una scossa, nel tentativo di cambiare l’inerzia negativa; ma l’avvento sulla panchina di Luca Bechi non è parsa una scelta del tutto indovinata. Non si vuole gettare la croce addosso al coach subentrato: Bechi si è dimostrato un tecnico preparato (anche se risulta inspiegabile la scelta di rinunciare a Ebeling e Di Bonaventura per poi ripescarli per necessità ai playout), ma privo di quella carica agonistica e quella capacità di gestione che a volte genera reazioni e riattiva una nave che sta inesorabilmente affondando.

A posteriori sarebbe forse stato più adatto un condottiero più avvezzo alla chiamata alle armi, con maggiore ferocia nel farsi sentire, piuttosto che un sobrio e compassato allenatore. Magari tentare anche di interrompere l’interminabile serie di sconfitte consecutive richiamando in panchina Giovanni Benedetto, più sanguigno e amato dalla piazza. Chissà... –

Giuseppe Celeghini

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