Jankovic si accende Il fantasista in cerca di maggior spazio
Nel finale con il Napoli il montenegrino ha mostrato qualità Per utilizzarlo ed esaltarlo servirebbe un cambio di modulo
ferrara. «Gli slavi hanno un rapporto musicale col pallone». Lo sosteneva Giovanni Galeone, straordinario professore di calcio ed inimitabile azzannatore di vita. Il Gale amava brasiliani e slavi, incantatori che riassumevano il suo ideale di calcio. A Udine aveva conosciuto Zico e Surjak, a Pescara aveva esaltato Baka Sliskovic. E amava Haris Skoro, che se fosse stato allenato da lui (anzichè finire al Torino) avrebbe visto valorizzato il talento espresso nello Zeljeznicar Sarajevo.
galeone apprezzerebbe
Ecco, se domenica Galeone avesse assistito a Spal-Napoli allora si sarebbe estasiato per Marko Jankovic. Un ingresso al 44’ del secondo tempo dal senso un po’ così. Ma il montenegrino - dunque pura espressione della vecchia scuola slava - ha saputo sfruttare quel minuto, più quattro di recupero, per concedere una piccola degustazione della sua classe. Tecnica, dribbling, agilità nello stretto, capacità di giocare in verticale, tiro: uno dei provvidenziali interventi di Meret gli ha negato la rete del 2-2. Spiccioli di Jankovic, sufficienti per intuirne le qualità.
I quesiti sono: l’ex Partizan troverà spazio nella Spal? Quanto? Quando? In che posizione? Potrà essere un pilastro della squadra futura, quella della prossima stagione?
giudizio e collocazione
Una valutazione “piena” non può basarsi su cinque minuti, venti, mezz’ora, un tempo, una gara in campo e una in panca. Servirebbero tre o quattro partite consecutive, per avere quella continuità indispensabile al fine di soppesare la grana di qualsiasi giocatore. Adesso ne restano due, a Udine e col Milan, che potrebbero essere meglio di niente. Ma è evidente che nel 5-3-2 spallino Jankovic non ci sta, come non ci stava Grassi, improbabile mezz’ala, improbabile falso nueve, improbabile attaccante esterno. Mai trequartista. O come, l’anno scorso, non ci stava Rizzo.
Attraversato il personale deserto del post infortunio, Jankovic per poter esprimere appieno il proprio potenziale dovrebbe agire in un 4-3-1-2, in un 4-2-3-1, in un 4-4-1-1. Al limite, molto al limite, in un 4-3-3 (ma non ci sembra uomo di fascia, per quanto d’attacco). Libero d’inventare, di provare, di dribblare. Perché, come diceva Dragan “Pixie” Stojkovic «non ha senso dar via subito il pallone, se è per consegnarlo agli avversari».
Ma Jankovic domenica ha mostrato anche velocità di trasmissione della sfera. Poi, certo, conterà molto lo spirito. La capacità di calarsi sempre più nella realtà del calcio italiano.
antenucci l’esempio
Con un esempio da cui prendere spunto: Mirco Antenucci. Pure lui subentrato nella ripresa, ma con una ventina di minuti da vivere, il capitano ha divorato lo spazio avuto a disposizione e lo ha fatto con la voracità di un baby desideroso di emergere. Uno slancio ed un’umiltà contagiose, un rendimento di alto livello. La capacità di dinamizzare il gioco d’attacco e cambiare volto alla Spal, alla partita. Il cambio di modulo è stato propedeutico al suo ingresso, e viceversa: dal 5-3-2 al 3-4-3. Poi, con Jankovic al posto di Cionek, ulteriore strategia: quattro difensori, due mediani, il montenegrino e le tre punte.
Le valutazioni per il futuro sono in corso. Se Jankovic viene ritenuto un patrimonio da cui trarre profitto sportivo, allora s’imporrà un nuovo modulo, dettato anche dalla prevedibile cessione di Lazzari. E visto che un altro Lazzari non necessariamente c’è, tutto è allo studio. —
P.N.
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