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Sospesi tra Semplici-six e un nuovo corso. Da Ballardini a Venturato il perché delle idee

Paolo Negri
Il ds della Spal Vagnati e mister Semplici
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Il ds della Spal Vagnati e mister Semplici

Il futuro è legato all’esito dell’incontro che società e mister (a contratto) avranno la prossima settimana. Proposto il rinnovo fino al 2021 

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FERRARA. Il mantra è uno solo. Ormai condiviso da tutti: «Ne parleremo. Ogni decisione verrà presa con la proprietà». Lo recita chi è a contratto, chi è in scadenza, chi sa di restare, chi vorrebbe andare. E chi è sospeso. Da Allegri prima, fino a Gasperini, Mihajlovic, Inzaghino e De Zerbi oggi, passando per gli altri. Non fa eccezione Leonardo Semplici, che da due o tre settimane, affida il proprio verbo a quanto stabilisce il mantra.

Situazione

Ma è in questo modo che si alimentano le interpretazioni, i dubbi, le supposizioni. Perchè non c’è la chiarezza che invece dovrebbe sussistere trasparente là dove le dichiarazioni («Dipende da lui, per noi resta al 100%», Mattioli dixit; «Ci sono i presupposti per continuare», ha più volte sottolineato Semplici) e la realtà (contratto in essere) dovrebbero spazzare ogni possibile nube. Poi, però, c’è sempre quella postilla: «Dipende da lui». «Ci incontreremo, parleremo...».

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Ecco, condotto a sintesi sembrerebbe proprio che tutto sia legato a ciò che Semplici ha nel cuore e nella testa. Qual è il nodo? Un contratto da adeguare ed allungare? Ci risulta che la Spal abbia già proposto (o sia disponibile a farlo) l’estensione fino al 2021.

Garanzie tecniche sulla costruzione della nuova squadra, che sarà orfana di Lazzari e potrebbe perdere anche almeno uno tra Bonifazi, Fares e Petagna? Puntini sulle “i” a proposito del rapporto fiduciario? Il desiderio di chiudere da vincente un ciclo irripetibile e che resterà nella storia? O l’intenzione reciproca di avviarne un altro?

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I cinque anni di Semplici sulla panchina della Spal sono sostanzialmente come i cinque anni di Allegri su quella della Juventus. Anche Semplici ha vinto cinque scudetti (salvezza+quasi aggancio ai play off; promozione; promozione; salvezza; salvezza), con il corredo di una Supercoppa. Mai qualcuno ha fatto meglio, da queste parti. Ciò che fa temere, adesso, è il teatro delle parti, identico a quello andato in scena a Torino. E sappiamo com’è appena finita là. Ma, forse, può anche essere che nella costruzione dello scenario siamo troppo condizionati dal come funziona in generale il mondo del calcio. Tant’è, in attesa che le parti si vedano e poi comunichino la loro decisione, si fanno largo anche i ragionamenti sull’eventuale post-Semplici, ammesso e non concesso che così debba essere. In tal caso vedremo una Spal diversa. Nel senso che non sarà più 5-3-2 perchè non si può ripetere all’infinito uno stampo, quando i protagonisti saranno altri. Indizi. Con Jankovic (stimatissimo da proprietà e dal direttore Vagnati, convinto da tempo di aver messo a segno un colpo di prospettiva) si va verso l’utilizzo del trequartista. Allora ecco la credibilità di alcuni dei nomi citati.

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Come Bielsa

Ballardini non è un integralista e certo ha spesso utilizzato il 5-3-2, ma da quando lo scoprimmo ammirati una notte d’aprile del 2005 con la sua Sambenedettese, fino al Palermo di Cavani le costanti erano difesa a quattro, regista classico (Cigarini in rossoblù, Liverani a Palermo) e trequartista (che fosse Leon in riva all’Adriatico o Simplicio sotto Punta Raisi). Poi, sì, Ballardini ha adottato vari sistemi, non solo quello “a cinque”, ma la scorsa estate al Genoa aveva due idee. La difesa a quattro e/o... il modello Bielsa: «Quando non allenavo lo osservavo molto, era già stato utile a Guardiola. Mi piacciono le sue idee di calcio, ma soprattutto come riesce a trasmetterle alla squadra e come coinvolge i ragazzi. Gli allenamenti sono brevi, intensi e diversi». E l'ex commissario tecnico argentino è un adepto del 3-3-1-3. «È un modulo che mi piace molto perchè è completo - ha dichiarato Ballardini -.Ci sono tre giocatori che difendono, i centrocampisti che permettono profondità e ampiezza. Uno di loro può spostarsi verso l'esterno e quello dietro le punte che coordina il gioco. I tre attaccanti danno verticalità ma anche larghezza. Le ali non stanno in linea con l'attaccante ma nemmeno con il trequartista. Restano tra centrocampo e attacco, quindi permettono la creazione dei due rombi».

Con Moncini

Insomma, grande apertura mentale. Poi, occhio a Venturato che al Cittadella ha fatto e sta facendo grandi cose. Per lui, 4-3-1-2 e valorizzazione ed esplosione di Moncin i (14 gol da gennaio) che tornerà alla Spal pronto a misurarsi anche in serie A. Vagnati ha costantemente monitorato tutto(i) da vicino. Anche Venturato è candidato credibile.

Prima vedremo che accadrà con Semplici, il nodo è tutto e solo lì. —

Paolo Negri

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