Anche Ferrara va alle Kinderiadi. Obiettivo dimostrare di essere un gruppo
Il selezionatore Bissacco: una rappresentativa futuribile: «Stiamo mettendo le basi per rilanciare il movimento»
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:sport:1.32890688:Video:https://video.lanuovaferrara.gelocal.it/locale/le-agguerritissime-ragazze-del-volley-vanno-alle-kinderiadi/112153/112658]]
FERRARA. A caccia dell’impresa. Che non significa vincere, ma ben figurare, dimostrare di essere un gruppo di belle speranze. Nel fine settimana a Cesenatico si disputeranno le Kinderiadi 2019 e in campo scenderà anche la rappresentativa under 13 femminile di Ferrara. A guidarla i selezionatori designati dalla Fipav provinciale, quattro volti noti nel panorama pallavolistico ferrarese di ieri e di oggi: Roberto Bissacco, Simone Zambelli, Nicola Benini e Biagio Colavolpe. Con il primo abbiamo fatto il punto sull’intero movimento, partendo dall’avventura che attende le giovani pallavoliste di Ferrara e provincia.
Bissacco non vuol sentir parlare di ambizioni: «Andiamo a cercare la conferma di avere comunque un gruppo ben assemblato, che si va a confrontare con squadre di livello. L’anno scorso ci siamo classificati ultimi: ci adiamo a confrontare con realtà che, per tradizione e bacino d’utenza ci sono superiori».
Le sfide inizieranno sabato mattina: «Affronteremo Bologna, campione uscente, Piacenza e Reggio Emilia, mentre nell’altro girone sono inserite Ravenna, Modena, Romagna 1 (Forlì Cesena con Rimini) e Parma. Per formare i gironi e gli accoppiamenti viene utilizzato il ranking dell’anno precedente: ecco perché Bologna con l’ultima classificata, che è Ferrara».
Tre partite il sabato, poi una o due domenica, a seconda che Ferrara lotterà per le prime posizioni o per quelle di rincalzo. Poco importa, in sé, il risultato, come spiega Bissacco: «Abbiamo fatto delle selezioni allargate, non solo con le nate nel 2005, ma anche nel 2006 e 2007: esattamente, ne abbiamo 4 del 2006 e 1 del 2007, perché vogliamo iniziare a pensare al Trofeo delle province dell’autunno prossimo e molte le utilizzeremo anche questo fine settimana. Teste di serie sono Bologna, Parma, Modena e Ravenna: l’obiettivo è non arrivare ottavi. Le indicazioni delle selezioni ci dicono che saremo più performanti l’anno prossimo, ma magari quest’anno arrivano risultati inattesi e l’anno prossimo non all’altezza delle aspettative: non c’è nulla di scontato».
Una rappresentativa, quella di Ferrara, composta da ragazzine di tutte le società della provincia: «Sì, le abbiamo coinvolte tutte e abbiamo partecipato a tutte le finali under: 16, 14, 13 e 12. Di materiale umano ce n’è e tutti stanno lavorando bene: poi, ogni gruppo può essere più o meno omogeneo e performante di anno in anno, non c’è una società che prevale costantemente sulle altre».
Per tutte rimane la difficoltà di portare le giovani in palestra: «Adesso c’è l’attrazione del calcio femminile, a iniziare da mia figlia che gioca nella Spal... I genitori sono più motivati ad andare dove ci sono sbocchi più interessanti o che li accomuna».
E infatti i ricordi di squadre di vertice a Ferrara e dintorni sono lontani: «L’ultima è stata a Voghiera in serie B e l’allenavo proprio io... Ma tutte le giocatrici venivano da fuori, grazie al contributo degli sponsor e a qualche “veterana”: dietro non c’era niente».
Addirittura, bisogna tornare indietro alle varie Lisa Maestri, Emma Zanolla, Ilaria Tovo e Simona Ghisellini per trovare atlete formate a Ferrara e che hanno poi avuto una carriera brillante, dalla B1 all’A1: «Stiamo mettendo le basi - spiega Bissacco -, la Federazione ci ha incaricati di formare nuovi allenatori o chi deve fare il primo grado per portare un po’ d’innovazione: gli stessi corsi di aggiornamento obbligatori vengono fatti o da noi selezionatori o dal livello nazionale, per avere parametri nuovi. Io stesso devo fare uno stage con la Nazionale femminile: due giorni a studiare come si allenano, per rimanere aggiornati».
Pensare a realtà di vertice, a breve, non pare possibile: «Manca l’aspetto economico, la struttura. Bisogna ricordare le radici: una volta il Coni imponeva a tutte le discipline di avere i Coni Cas, il centro avviamento sportivo, e tutte le società li avevano e fra loro venivano divise le ore scolastiche. Poi, i vari responsabili Cas si confrontavano fra loro e si mettevano d’accordo per favorire le potenzialità dei ragazzi, indirizzandoli alle varie discipline. Ora le scuole fanno delle convenzioni con le società e portano tutti a fare la stessa disciplina, limitando anche l’apprendimento delle capacità motorie».
Ma c’è altro: «Perché Loredano Rizzoni aveva successo nel femminile? Ogni mattina d’estate le sue ragazze andavano al campo scuola e le faceva allenare da un preparatore atletico ed è così che sono cresciute e hanno potuto competere a un certo livello».
Solo ricordi? Forse no: «Il materiale umano c’è, saremo un po’ più bassi (in Veneto e Lombardia sono più alti, per esempio, rispetto all’Emilia Romagna), ma la qualità l’abbiamo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
