Sempre i biancazzurri nel destino di Leonardo che ora può lasciare Tutto esaurito al Mazza
La prima volta in Italia dell’attuale digì rossonero fu nell’estate 1988 in un’amichevole giocata dal Flamengo a Padova contro la Spal
la curiosità
Domenica sera sapremo se la Spal arriverà decima. O se il Milan centrerà la qualificazione alla Champions. Di sicuro dovrebbe essere comunicato il futuro di Leonardo: non Semplici (martedì l'incomtro con la dirigenza spallina) ma Nascimento de Araùjo, attuale direttore generale milanista ora in odore di incomprensibile delegittimazione. Per questo potrebbe essere lui, al termine della partita con la Spal, a giocare d’anticipo ed annunciare le dimissioni.
parata di stelle
Evidentemente i biancazzurri sono nel destino di Leonardo, che il primo assaggio di Italia, di quella che sarebbe diventata casa sua, lo ebbe proprio attraverso la Spal. Era una torrida giornata estiva del 1988, quando all'Appiani di Padova, andò in scena l'amichevole tra i biancazzurri ed il Flamengo di Rio de Janeiro, la più popolare ed amata squadra del Brasile. All'epoca anche club di C come la Spal potevano avere accesso a test estivi di prestigio, pure internazionali. I club brasiliani compivano più o meno brevi, ma remunerativi, viaggi europei: trofeo Ramon de Carranza e Gamper in Spagna, torneo di Parigi, amichevoli in Italia. Le tappe erano quelle. La Spal quattro anni prima (il giorno di Ferragosto del 1984) aveva ospitato al “Mazza” i campioni brasiliani in carica del Fluminense.
Spal-Flamengo, dunque. Non c'era paragone. Ed invece finì 3-3, illusorio risultato che non fece presagire una stagione da retrocessione. Tripletta di “Ciccio” Carta, che roba. Nel Flamengo, pur senza Zico e Junior, una pletora di campioni, da Leandro (terzino destro della Nazionale ai Mondiali del 1982, ora riciclato difensore centrale) a Edinho (difensore centrale ex Fluminense, ex Nazionale, ex Udinese), da Zinho (futuro Psg e campione del mondo nel ’94) a Jorginho, terzino destro, pure lui destinato a trionfare a Usa ’94. In campo altri tre ragazzi cresciuti nel florido vivaio carioca: Bebeto, Alcindo (designato erede di Renato Gaudio, del quale copiava il look) e appunto Leonardo. Bebeto e “Leo” avrebbero a loro volta vinto il Mondiale americani. E tutti e due, in quel pomeriggio patavino, avevano volti da bimbi.
Maglia numero 6, terzino sinistro, un piede divino, corsa soffice, Leonardo diede spettacolo, lasciando intuire chiaramente che campione sarebbe diventato, che carriera avrebbe fatto. Una carriera tintasi poi del rossonero milanista, come giocatore, allenatore, dirigente.
pienone e 10º posto
Da quell’agosto del 1988 sono trascorsi quasi trentuno anni. Curioso che la Spal torni ad apparire nel destino calcistico di Leonardo. Che la sua avventura italiana (al momento) potrebbe chiuderla proprio domenica contro i biancazzurri, per poi assumere la direzione della Nazionale brasiliana al posto di Edu Gaspar annunciato dall’Arsenal.
Di certo la Spal non si metterà la mano sul cuore, giocherà per la vittoria che potrebbe valere un prestigioso decimo posto. E lo farà in un “Paolo Mazza” gremito, tutto esaurito. A ieri sera, tra biglietti venduti e abbonati, si era già intorno a 14.000 spettatori, Da oggi a domenica si arriverà ai 16.000 del l pienone. —
Paolo Negri
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