Prini, l’ex diga spallina che sogna di volare «Avrei voluto essere Lazzari: su e giù»
Tre stagioni in biancazzurro (dal ’75 al ’78) con moglie ferrarese e figlio nato in città: vive a Milano ma il cuore è estense È stato allenato da nonno Petagna. «In questo calcio mi sarebbe piaciuto abbinare alla fase difensiva le corse in avanti»
l’intervista
Difensore arcigno, dotato agonisticamente, votato essenzialmente al contenimento della punta avversaria. L’ex biancazzurro Roberto Prini, milanese, classe 1966, militò tre stagioni nella Spal tra serie B e C (dal 1975 al 1978). «Tre anni, calcisticamente parlando, molto intensi – spiega Prini –. Il primo potevamo puntare alla promozione in A e forse, con rammarico, devo dire che non ci abbiamo creduto molto. Quell’anno fui allenato da Francesco Petagna, il nonno di bomber Andrea che ora sta facendo faville. Il successivo è stato l’anno della retrocessione in C avvenuta all’ultima di campionato, una grande delusione, che però i tifosi spallini ci hanno aiutato a superare consentendoci di gettare le basi per un pronto ritorno. Il terzo è stato quello della promozione in B con un campionato esaltante che ci ha visto sempre in testa».
Resta legato a Ferrara...
«Dal punto di vista personale alla città mi legano tante cose: ho una moglie ferrarese, il mio primogenito è nato a Ferrara che reputa la sua città e ai lidi ferraresi trascorre le vacanze estive. Mi sono laureato in biologia a Ferrara, ho cognate, nipoti ed amici ferraresi che periodicamente vado a trovare e poi il mio piatto preferito sono i cappellacci di zucca».
Nonostante le altalenanti stagioni spalline, il suo rendimento fu sempre costante. Serio e scrupoloso a marcare l’uomo, l’anticipo e l’elevazione erano le sue peculiarità. Qual era il suo segreto?
«Penso che sia importante conoscere se stessi, i propri pregi e difetti. Per emergere bisogna contare su impegno e talento, io ho puntato molto sull’impegno valorizzando i punti di forza che ha citato e questo vuol dire: vita sana, allenamenti fatti con impegno ed entusiasmo. Il calcio ti insegna ad avere un giusto equilibrio psicofisico, non devi abbatterti e non devi esaltarti, ma mantenere una giusta motivazione e questo è determinante per poter vivere 15 anni in un ambiente stimolante ma stressante».
Passando all’attualità, con l’Udinese partita a due facce: nella prima frazione i biancazzurri sono parsi impauriti ed hanno subito tre reti, nella ripresa la svolta ed il pareggio sfuggito solo per un soffio. Come spiega questo “dr. Jekyll e mr. Hyde”?
«Non penso paura, di che cosa poi? E senz’altro non è carenza di preparazione fisica visto il secondo tempo che hanno fatto. Forse non hanno affrontato con la giusta concentrazione la partita».
Come si riacquistano i giusti stimoli per chiudere il campionato in bellezza?
«Il calcio è un gioco che va fatto seriamente ma non deve mancare la voglia di divertirsi. I giocatori devono ritrovare lo stimolo di andare in campo con la voglia di vincere divertendosi e per questo è importante il singolo, ma anche l’ambiente».
Biancazzurri seduti sugli allori o decimo posso possibile?
«L’aspetto psicologico secondo me è determinante, la partita della domenica è il risultato della preparazione fisico/mentale che fai durante la settimana e su questa incide, oltre che la motivazione che ogni giocatore sa darsi, anche l’ambiente che lo circonda: i tifosi, la stampa, i dirigenti, i giornali... Certo che se sei appagato diventa difficile recuperare la giusta motivazione».
Con il Milan reduce da un trittico di vittorie (Bologna, Fiorentina, Frosinone) che gara si aspetta?
«I rossoneri devono venire a Ferrara con un solo risultato in testa, la vittoria, per cui se hanno la giusta determinazione e la Spal non ritrova la concentrazione dei tempi migliori sarà difficile ottenere un risultato positivo».
Tra i difensori spallini chi l’ha impressionata positivamente quest’anno? E si rivede in qualche giocatore?
«È cambiato il modo di interpretare il ruolo del difensore, si è passati da una marcatura ad “uomo” ad una marcatura a “zona” per cui diventa difficile fare confronti; però se giocassi in questo calcio mi piacerebbe giocare alla Lazzari dove accanto ad una attenzione alla fase difensiva si è anche orientati a proiettarsi in avanti per dare un contributo all’attacco. Certamente mi sarei divertito di più».
La Spal riuscirà a blindare Semplici con un rinnovo fino al 2021?
«Tutti aspirano ad allenare squadre blasonate, però credo che Semplici, che reputo un ottimo allenatore, faccia bene a restare alla Spal e togliersi ancora qualche soddisfazione e poi con 2 o 3 anni di esperienza in più potrebbe essere pronto per lidi più importanti». —
Valentina Cristiani
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