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Si identificava con città e squadra Ed era un professore di calcio

Paolo Negri
Si identificava con città e squadra Ed era un professore di calcio

Uno dei più grandi di sempre: 9 anni e 228 partite in biancazzurro Poi guida delle giovanili, rivelatore di talenti, vice in prima squadra 

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il ritratto



IL Tigre si è battuto fino all’ultimo contro il nemico che si era insinuato in lui. E lo ha fatto, appunto, con la grinta che lo ha sempre caratterizzato, in campo ma anche fuori. Non più tardi di lunedì pomeriggio aveva ricevuto la visita di Gigi Pasetti (i loro nomi si coniugheranno sempre insieme: Pasetti e Bozzao, Bozzao e Pasetti, la più grande coppia di terzini mai avuta dalla Spal), e proprio ieri Pasetti - interrompendosi per dare sfogo ad un pianto irreffrenabile - ci diceva: «Abbiamo parlato, riso, scherzato. Negli ultimi mesi ha sofferto molto, ma caratterialmente era il “Bozza” di sempre. Perdo un fratello maggiore».

storie di vita

Carattere apparentemente rude, Bozzao in realtà era uomo di grande generosità e disponibilità. Graffiante, diretto, poco propenso alla diplomazia, privo di falsa modestia («Io sono un professore di calcio» ed era vero), ma anche gentile e dotato di abbondanti dosi di ironia e di autoironia. Inesauribile fonte di ricordi e di aneddoti, rammentava - apparentemente poco divertito - le battaglie con Paolo Mazza per l’ingaggio, e si apriva anche a parentesi di vita vissuta. Aveva una menomazione ad un paio di dita di una mano e raccontava che era la conseguenza di «quando da bambini ci tuffavamo dai ponti, nei canali, dove c’erano ordigni bellici».

Una storia che alimentava la leggenda del Tigre, irriducibile combattente fin da giovanissimo. Bozzao è stato, e sarà per sempre, figura storica della Spal. Amava profondamente questa maglia, pur se la sua parabola - sia da calciatore che da allenatore - non era stata priva di qualche scontro. Alla Juventus aveva giocato con John Charles e Omar Sivori, ma non ne serbava un ricordo... entusiasmante («Non ne avevano più. Facevano ciò che volevano: arrivavano a tavola in ritardo, mangiavano quello che volevano, bevevano ciò che volevano»). Per lui, come compagni e amici, contavano Pasetti, Massei, Morbello. La matrice spallina. Si sarebbe dovuto rivedere adesso con Massei, atteso oggi in città (il grande Oscar dovrebbe fare una capatina a Copparo per il “Mongardi” e domani sarà allo stadio in occasione della partita con il Milan).

Bozzao abitava in un appartamento a due passi dalla stazione. Lo eravamo andati a trovare qualche mese fa. Nessun segno esteriore delle antiche glorie calcistiche, nessuna esibizione. Solo l’eloquio di sempre, le disquisizioni sui mutamenti del football, sull’andamento della Spal. Così non potevamo impedirci di rammentare le lontane ed interminabili notti estive al chiosco lì vicino, quando Bozzao, Angelo Benini ed altri sodali mettevano in scena autentici show di sapere.

galeone e la zona

Bozzao conosceva il calcio come pochi. Quando con Gigi Pasetti formava lo staff tecnico di Gianni Galeone, assistere ai loro allenamenti era qualcosa di unico. Una fonte di apprendimento. Quegli anni alla Spal influenzarono profondamente Galeone, già straordinario allenatore ma che a contatto con Bozzao arricchì ulteriormente il proprio bagaglio, traendone l’ispirazione per la svolta della sua carriera avvenuta a Pescara. Quando ormai tutto l’Abruzzo era ai piedi del Profeta, quando del calcio-champagne del Gale si parlava in tutta Italia, Gianni Mura scese in riva all’Adriatico per realizzare una lunga intervista.

Tra le altre cose, il giornalista chiese a Galeone chi fosse il miglior allenatore italiano, e lui rispose candidamente: «Bozzao». Al moto di interrogazione dell’inviato, Galeone aggiunse: «Ciò che so, l’ho imparato da Bozzao».

E lui, il Tigre, ci avrebbe spiegato: «Fui il primo, con le giovanili della Spal, a giocare a zona totale. La faceva Pereni (allenatore della Primavera; ndr), ma solo in allenamento. Io ero lì, vedevo e copiavo. A Gianni (Galeone; ndr) dissi di farla in prima squadra, mi rispose che non aveva gli uomini adatti». Dopo, da Pescara in poi, Galeone fece della zona uno dei propri capisaldi. Sono sempre rimasti in contatto, loro due. Si erano visti anche tempo addietro. Ieri, Galeone è stato uno dei primi a telefonare.

quel gol al milan

Adesso che Bozzao non c’è più, viene da pensare a quanto sia bizzarro il destino. Domani si gioca Spal-Milan e l’unico gol della sua carriera Gianfranco lo segnò proprio ai rossoneri, a San Siro, nel 1968. Una rete illusoria, quella del momentaneo sorpasso 2-1, che fece sperare in un colpaccio propedeutico alla salvezza. Invece, il divino Rivera e la “Peste” Prati, all’ultimo minuto, infransero il sogno.

Ben più importante, perché storia di vita e d’amore: ricordiamo l’inquietudine di Bozzao quando lo andammo a trovare nei mesi scorsi. Era a casa da solo, accudito dallo splendido nipote, e ci confidò la sua sofferenza per il ricovero della moglie. Ecco, il fato ha voluto che la signora Roberta sia dovuta tornare in ospedale nei giorni scorsi, ricoverata subito prima del marito. «Lo sono andato ad incontrare appunto lunedì pomeriggio - ci diceva ieri Pasetti - e pensavano preoccupati l’uno all’altra». In campo, con la maglia della Spal, Bozzao piantava gli artigli, ma nella vita aveva cuore d’oro.

Eternamente Tigre. Gli sia lieve la terra. —



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