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Balboni, da Renazzo al deserto Namib per vincere in solitaria la Windhoek Light

Sergio Armanino
Balboni, da Renazzo al deserto Namib per vincere in solitaria la Windhoek Light

Il biker 50enne ha portato a termine la sua ennesima gara estrema Stavolta è tornato dall’Africa con il trofeo più ambito. E guarda già oltre 

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L’INTERVISTA



Da Renazzo fino al deserto della Namibia per vincere, nella categoria “solo”, la Windhoek Light Namibia Quest, gara internazionale di mountain bike a tappe della durata di sei giorni, disputata dal 19 al 24 maggio. Autore dell’impresa è Vanni Balboni, appena rientrato dalla dura trasferta nell’Africa sud occidentale, con il premio della corsa svolta nel deserto del Namib, lungo la costa atlantica.

«Nonostante la mia non più giovane età (50 anni, ndr) e un lavoro che mi tiene impegnato parecchie ore al giorno (nel suo supermercato, 8/10 ore, ndr) sono riuscito a vincere, lasciandomi alle spalle avversari con molti anni di differenza», annuncia lo stesso Balboni. Dopo i complimenti, l’intervista.

Balboni, ma che gare fa?

«Sono già 10-11 anni che partecipo a queste gare: ne battezzo una, due o tre all’anno, in base alla disponibilità economica, e vado. Se vinci hai ritorno economico, altrimenti no: mi finanzio con qualche sponsor locale, la società Bici Scout di Sasso Marconi mi fornisce una tessera particolare per fare questo tipo di gare».

Chi partecipa?

«Sono aperte a tutti, il bello della mtb è che si corre tutti assieme, dall’amatore al professionista. È tutta gente più giovane di me, sono pochi quelli della mia età, minimo hanno 20 anni in meno».

E questa giovane concorrenza come l’ha battuta?

«Spingendo e andando più forte! Sono portato a questo tipo di gare, l’esperienza maturata, la dote fisica, la passione... tutto aiuta».

In quali condizioni avete gareggiato?

«Sempre al caldo, non piove da 7 anni in Namibia, però là è autunno, al massimo ci sono 30 gradi di giorno, ma è un caldo secco, e molto freddo di notte. Poi, il terreno è roccia e sabbia, molto impegnativo».

La lunghezza delle tappe?

«Dai 70 ai 150 chilometri dell’ultimo giorno, che sono parecchi in mtb».

Era aggregato a una vomitiva?

«No, sono partito da solo ed ero l’unico italiano. C’erano altri europei - svizzeri, tedeschi - ma gli italiani che fanno questo genere di gare sono pochissimi. E in questa gara non ho incontrato nessuna delle mie conoscenze, gente che l’ha fatta due anni fa, spagnoli e portoghesi, quest’anno non sono venuti. In prevalenza erano sudafricani, namibiani, tedeschi».

Come si è preparato?

«Come tutti gli anni: allenandomi, purtroppo in pianura, oppure faccio un paio di salite facendo 5 ore per andare e tornare. Poi simulo la salita con esercizi specifici».

Prima dei 40 anni ha praticato altri sport?

«Da giovane ciclismo fino a 18/20 anni, poi basta. Dopo i 30 ho iniziato con la mtb per gioco e poi a far sul serio a tarda età. Anno dopo anno vado a cercare gare sempre più estreme, difficili, la testa mi dice così».

In famiglia cosa dicono?

«La moglie va in bici, la figlia anche, vengo da generazioni di ciclisti: sono tutti conti».

Altre gare importanti?

«L’anno scorso ne ho vinta un’altra a tappe in Portogallo. Ho corso in Australia, Malesia, India, Messico, Argentina, Mongolia, Canada: quasi tutte internazionali».

Tanti begli angoli di mondo...

«E le esperienze di vita che provi... Nel caso della Namibia, non è che arrivi e dormi in hotel, ma in accampamenti, dove non manca niente, ma sei in mezzo al deserto. A quelle europee magari dormi anche in albergo, ma sono cose diverse. Oltre alla fatica, fai anche una vita senza comodità, ma sono belle esperienze. E poi conosci gente nuova, stringi amicizie, alla fine ne ho molte più fra stranieri che italiani. E vedi dei posti che in una vacanza non vedresti mai».

Ha vinto 10.000 dollari?

«Sì, ma namibiani: sono circa mille euro! Però, sono tanti, in molte altre gare ti danno materiale, niente soldi».

La prossima impresa?

«Penso la corse a tappe Transalp, dalla Germania all’Italia, sette giorni, in luglio. Il 29 di giugno vado a fare i campionati europei in Spagna». —



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