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Addio a Malisardi Un decano degli allenatori

D.B.
Addio a Malisardi Un decano degli allenatori

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SANTA MARIA. È morto ieri mattina alla Casa della salute di Lendinara (Ro) all’età di 81 anni Carlo Malisardi, uno dei volti più noti del calcio ferrarese, prima come tecnico poi come dirigente. Passione, quella per il calcio, trasmessa prima al figlio Luca (portiere e in seguito massaggiatore, anche alla Giacomense) e poi al nipote Nicolò, ora nelle giovanili della Spal. Ferrarese doc, muratore, Malisardi lascia la moglie Zaira, i figli Luca e Anna e l’altra nipote Alice. I funerali sono in programma oggi alle 16 nella chiesa di Occhiobello.

un amore: il calcio

Il pallone era la grande passione di Malisardi, alla quale si è dedicato anima e corpo, iniziando dal settore giovanile (con un secondo posto alle finali nazionali italiane) e poi tante prime squadre, tra la nostra provincia ed il vicino Rodigino. Un amore iniziato da calciatore, le sue qualità furono notate in primis dal grande maestro del calcio ferrarese, Ottavio Ferraresi, che poi divenne il suo migliore amico. Il giovane Carlo era stato notato dal Modena, ma la famiglia temeva si potesse infortunare e perdere così il lavoro. Malisardi accettò ma per non lasciare il calcio iniziò ad allenare, appunto nel settore giovanile.

Impossibile fare l’elenco delle sue panchine, se nelle giovanili è stato legato all’Acli e all’Olimpia, da tecnico ha guidato Lendinara, Formignana, Nuova Aurora, Coronella, Bondenese, Calcio Ferrara fino al Gallo, sua ultima vera panchina. Era il 1997 e Malisardi ebbe un piccolo attacco di cuore, motivo per il quale i sanitari gli consigliarono di abbandonare la panchina. E allora lui divenne dirigente, per poi dedicarsi in anni recente al suo vero amore: il settore giovanile. E grazie a lui la Vittoriosa di Santa Maria ha ottenuto grandi soddisfazioni, cedendo giocatori alla Spal, compreso il nipote Nicolò.

l’amico

Da quel primo contatto Malisardi è rimasto legato indissolubilmente a Ferraresi, gli amici più stretti li chiamavano “Il gatto e la volpe” perché erano sempre insieme, intanto a livello di società ma soprattutto di amicizia, fino alla morte di Ottavio nel 2013. «Per lui era ormai un fratello - dice il figlio Luca - e la sua morte lo colpì tantissimo. D’altronde, lo aveva introdotto nel mondo del calcio il suo grande amore. Pensa che una volta a 5 minuti dalla fine di uno scontro diretto con il Renazzo feci un errore che costò il gol. La reazione di mio padre in panchina fu di mandarmi a quel paese, poi mi disse che avrei dormito in garage». Tantissimi i messaggi di cordoglio arrivati ieri a Luca e alla famiglia. —

D.B.

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