«Da Corfù a Otranto a colpi di pagaia Felice ma distrutto e adesso mi riposo»
Nuovo record per Simone Purgato, 55 anni, del Canoa Club Ferrara In 21 ore ha attraversato l’alto Ionio sul suo kayak fra tanti imprevisti
IL RACCONTO
Nuova impresa per Simone Purgato, 55 anni e magistrato di professione, appassionato di sport di resistenza, protagonista di svariate avventure e imprese sportive, da anni appassionato canoista, già in procura della Repubblica a Ferrara e ora, pur vivendo e lavorando nella sua Bologna, ancora iscritto al Canoa Club di Ferrara, che da sempre gli offre ospitalità e supporto per le sue attività canoistiche.
Lunedì notte, con il favore delle previsioni sulle condizioni meteo-marine, si è cimentato nel tentativo (mai riuscito a nessuno) di attraversare integralmente l’alto Ionio dall’isola greca di Corfù all’Italia, percorrendo una distanza di circa 107 km, tentativo riuscito non senza difficoltà e peripezie.
L’isola di Corfù è posta di fronte alla costa dell’Albania, praticamente attaccata ai Balcani continentali, sicché la traversata sino alla costa italiana ha costituito la prova della possibilità di unire la Grecia continentale e l’Italia con un mezzo a propulsione umana, senza l’utilizzo né di mezzi a motore e neppure a vela.
Il tentativo, estremamente complesso non soltanto per l’enorme distanza da percorrere a colpi di pagaia, ma aneche per il tratto di mare solitamente mosso e imprevedibile, ha preso il via verso le 22 dalla località di Agios Nikolàos (San Nicola), posta nella punta dell’isola rivolta verso ovest; la rotta, dopo avere sfiorato alcune isole greche tra cui Fanòs, puntava verso Capo d’Otranto, il punto più orientale d’Italia, dove l’arrivo è avvenuto nel tardo pomeriggio del giorno seguente.
La partenza notturna (con almeno 7 ore di navigazione al buio, con l’ausilio di una torcia frontale) si è resa necessaria sia per l’opportunità di approfittare delle condizioni di fresco e mare un po’ più calmo tipici della notte, sia per tentare di raggiungere la costa italiana prima del tramonto, ipotizzando un tempo complessivo di almeno 18 ore: ne sono occorse tre in più.
Purgato, che si è allenato sino alla primavera presso il Canoa Club di Ferrara e, nell’ultimo periodo di preparazione, ha svolto nei weekend alcuni lunghi allenamenti in mare, si è avvalso nuovamente dell’insostituibile imbarcazione condotta da Carlo Lanzillotto, incaricato di tracciare la rotta precedendo il kayak, con a bordo l’amico fidato Massimiliano Tagliati, con compiti che spaziavano dai rifornimenti alimentari e idrici, alla documentazione fotografica e video dell’impresa, sino ai contatti con l’esterno, mediante la gestione di una chat WhatsApp nel corso della traversata.
«Sono ancora tutto un dolore, è stata spaventosa: il mio record era stato 12 ore ti traversata dall’Albania, questa volta ce ne sono volute 21», inizia a raccontare Purgato, mentre in auto sta rientrando a Bologna, felice ma parecchio affaticato.
«Il canale d’Otranto - spiega -, si restringe e crea correnti, e Capo d’Otranto prende la tramontana. In più, sul lato balcanico ci sono montagne che creano una forte termica, quindi mare mosso, anche se il tempo è bello. Ogni tanto c’è un “miracolo” e il mare diventa piatto: prevederlo da Bologna, però, è dura. Quando, tre giorni prima, è sembrato ci fosse una “bolla” di due giorni, siamo partiti: fino al giorno prima dela partenza la previsione dava un’onda fra 10 e 2 centimetri, invece già in Grecia c’era vento, comunque la corrente è contraria: ho fatto una media di 5,2 km all’ora, che è ridicola, su mare piatto ne faccio più di 8. Poi, a Otranto, un metro d’onda: volevamo fare la foto dell’arrivo sotto il faro, ma non ci siamo potuti avvicinare. Succede solo in quel tratto di mare lì, difficile che un giorno prima il meteo sbagli previsione».
Ma perché avventurarsi in imprese del genere? Purgato sorride: «Le presento mia moglie che è psicologo... È il piacere dell’avventura, della sfida. Ho fatto da Parigi a Londra in monopattico, da Genova al Monte Bianco in bici. Da quando ho scoperto la canoa, ho realizzato un sogno infantile, quello delle traversaste. Però, in mare mi alleno poco, sono al Canoa Club Ferrara, sono un bolognese che viene a fare canottaggio a Ferrara, perché è un ambiente che mi piace: lì sono attenti alla paracanoa, hanno dei ragazzini che fanno i mondiali e si condivino gli spazi con chi pagaia per passione. Se sono rimasto lì, un motivo c’è».
Per ora non c’è una nuova impresa all’orizzone: «Mia moglie vuole che stia un attimo tranquillo. Corro, vado in bici, ma cose del genere, per allenamenti e usura fisica, adesso no: rimettermi in canoa per più di 5 ore adesso non lo faccio. Questa impresa la preparavo da due anni. Vediamo più avanti, adesso mi riposo. Il resto dell’estate sarà un po’ più convenzionale e dedicato alla famiglia».
Sì, perché è inimmaginabile, oltre allo sforzo fisico, quanto occorra per preparare una traversata del genere: «Devi tener conto della deriva, dello scarroccio, su teorici 103 km la mia guida me ne ha fatti fare 107, è un bravo marinaio, corregge la rotta e non mi fa fare l’arco. E poi l’amico Tagliatti mi ricordava di mangiare, fra l’altro, assistendomi in tutto: io pensavo solo a pagaiare e l’ho fatto per 21 ore. Non mi hanno mai perso di vista, siamo un gruppo molto affiatato. Siamo partiti alle 21.35 ora italiana, dopo cena, e siamo arrivati alle 18.40: fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, un po’ di soddisfazioone la dà e mi ha divertito: alla mia età mi sono piaciuti la paura, la fatica, l’alba, il tramonto, sono belle sensazioni».
Massimo Borghi, il suo fisioterapista, qualche “sensazione” adesso dovrà togliergliela...
Negli ultimi anni Simone Purgato si è specializzato nelle traversate marine di lunga distanza. Nel 2015 la traversata in kayak dall’Isola d’Elba alla Corsica: 54 km circa, partendo da Punta Polveraia e giungendo a Marina di Pietracorbara dopo 9h24’. Nel 2017 la prima traversata di sempre in kayak singolo dall’Albania all’Italia: 77 km circa, partendo da Punta Linguetta (vicino ad Orikum, nella baia di Valona) e giungendo a Otranto dopo 12h30’, attraverso il Canale d’Otranto, notoriamente uno dei punti più difficili e pericolosi di tutto il Mediterraneo. Adesso, un’altra perla nella sua fantastica collezione. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
