«Mi manda Diego Perez, un idolo Dico grazie a Pasetti e Popolo»
Il centrocampista offensivo si presenta, racconta le sue ambizioni e spiega come il grande ex mediano della Celeste lo ha indirizzato
l’intervista
Santiago Guichón Montano ha 20 anni. Da Montevideo a Ferrara, dal Danubio al Pontelagoscuro c’è un mondo. Ma lui ha il Mondo da conquistare.
Santiago, che ci fa un uruguagio a Ferrara?
«Sono arrivato nello scorso ottobre. Ero assetato di scoperta, volevo viaggiare, uscire dall’Uruguay. Possiedo anche il passaporto italiano, mamma ha origini alessandrine. L’intenzione era studiare a Bologna, ma le iscrizioni erano già chiuse, così ho optato per l’Università di Ferrara, facoltà di biotecnologia. E mi sono quindi trasferito qui in città».
Inserimento difficoltoso o semplice?
«Adattarsi alla vita non è stato complicato, le similitudini non mancano, ad iniziare dal cibo: più o meno abbiamo le stesse abitudini alimentari. Certo il cambio è stato grande. Sono arrivato da solo, non parlavo la lingua, mi mancavano l’Uruguay, la famiglia, gli amici. Poi le cose sono andate sempre meglio, ho imparato l’italiano (lo parla in maniera fluente, perfetta; ndr), ho iniziato a socializzare, a inserirmi. Dico la verità: adesso non ho voglia di tornare in Uruguay».
La sua è una famiglia di sportivi.
«Papà Horacio ha giocato a calcio e soprattutto è stato preparatore atletico del Nacional Montevideo, del Rampla Juniors e del Danubio. Mio fratello maggiore, Ignacio, gioca a pallavolo, mentre il piccolino - Nicolas - segue le mie orme. Quanto a mia sorella Magdalena, è nazionale giovanile di pallamano. Ha fatto i Giochi Sudamericani, ora va in Cina. Spero che in un prossimo futuro possa venire all’Ariosto, qui a Ferrara, abbiamo già avuto un contatto. Ma ha 15 anni, prima deve finire il Liceo».
Lei è cresciuto in un club mica banale...
«Esatto. Ho fatto tutta la trafila, fino alla Primavera, nel Danubio Montevideo. Per dare un’idea, è la società che ha formato e lanciato i vari Ruben Sosa, Recoba, Gargano, Zalayeta, Carini, Chevanton e Cavani: li conoscete tutti, benissimo. Poi sono passato a El Tanque Sisley, con la prospettiva di esordire in Primera (la nostra serie A; ndr) ma nel febbraio 2018 la società è stata esclusa a causa dei debiti che aveva accumulato. È fallita, e il mio sogno non si è concretizzato».
Quindi è arrivato in Italia, a Ferrara. Con un padrino calcistico d’eccezione. Ci racconti.
«Ovviamente volevo giocare. Mio padre conosce il fratello di Diego Perez, abbiamo stabilito il contatto. Un aneddoto: da piccolino ho iniziato a giocare nella stessa società in cui aveva mosso i primi passi Diego, il Club Social y Deportivo Enrique Lopez.».
Per chi non lo sapesse, diciamo chi è Diego Perez.
«È... un monumento, un mito, un idolo della Nazione. Ha giocato nel Penarol, ha avuto successo in Europa, ha militato nel Monaco e nel Bologna, è stato colonna e riferimento della Nazionale, ha trionfato. Recordman di presenze, e con lui era... palla o giocatore».
La famosa garra Charrua...
«Esatto. Diego Perez ha giocato per anni nel Bologna, si è fermato lì, è nello staff tecnico della Primavera. Quando sono arrivato ci siamo incontrati, mi ha preso sotto la sua ala, mi ha aiutato tanto. Sapendo che mi ero iscritto all’Università di Ferrara ha subito contattato Gigi Pasetti, col quale aveva lavorato nelle giovanili del Bologna, per trovarmi una squadra qui in zona. Pasetti mi ha fatto andare alla Copparese: mi sono trovato benissimo, mister Baiesi è stato super gentile, purtroppo non ci sono stati i tempi tecnici per effettuare il tesseramento, però mi è stato permesso di continuare ad allenarmi fino al termine della stagione. Posso solo ringraziare Baiesi, così come devo grande riconoscenza a Perez e Pasetti, due grandi. Tra l’altro credo che sia stato Gigi a parlare di me a Luca Popolo».
Già, il presidente del Pontelagoscuro.
«Mi ha chiamato, ci siamo conosciuti, mi ha portato a vedere il campo e le strutture: mi sono piaciute le cose che mi ha detto. Mi ha convinto. Il Pontelagoscuro è una società piccola ma seria, che vuole crescere ancora. Lì sono convinto di poter far bene».
Dal sogno della A in Uruguay alla Prima Categoria...
«A me piace giocare a calcio, piace sul serio. Voglio arrivare in alto, il più in alto possibile. Penso alla serie A. Ma sono appena arrivato, devo cominciare, poi non si sa cosa potrà succedere in futuro. Credo che con il lavoro e la fiducia in se stessi si possa fare tutto. Io ci credo, ne sono convinto. Mi sto allenando tutti i giorni, anche due volte al giorno. Vado a correre, vado in palestra, ho un professore che dall’Uruguay mi manda tabelle di lavoro personalizzato. Ho anche già fatto un paio di tornei con qualche ragazzo del Ponte, i miei prossimi compagni di squadra».
Che giocatore scopriranno?
«Sono un centrocampista offensivo, esterno, sono veloce e ho un buon dribbling, mi piace arrivare davanti alla porta. Lavorerò duramente, seguirò i consigli di Perez. Diego ha parlato anche con Popolo e verrà a Ponte appena possibile. Ripagherò il suo appoggio, e la fiducia del mio presidente». —
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