Balboni, il biker che non si pone limiti «Spirito di sacrificio e tanta forza mentale»
Il centese rimane un protagonista nelle dure manifestazioni internazionali di mountain bike: dalla Namibia all’Austria
l’avventura
Ambizioso, intraprendente, testardo. Il centese, classe ’68, Vanni Balboni dopo la vittoria in solitaria nella gara internazionale di mountain bike “Windhoek Light Namibia Quest”, è arrivato secondo nel “single grand master men” della Bike Transalp, gara internazionale a tappe con quasi 1000 partenti provenienti da 38 nazioni. «Un’emozione superiore alla vittoria appena ottenuta in Namibia – spiega Balboni –, in primis perché il tempo a disposizione per fare uno scarico e poi carico in termini di allenamento non è stato a sufficienza per arrivare all’appuntamento con il top della forma».
«Sarei stato contento di ottenere una buona prestazione, ma di certo non un podio per l’altissimo livello agonistico presente e per essere stato l’unico atleta dei primi cinque a non aver nessuna persona di staff personale al seguito con possibilità di offrirmi servizio e assistenza lungo il percorso. In più non ho usufruito del servizio pernottamento in hotel dormendo su dei materassini a sacco a pelo nelle palestre/palazzetti messi a disposizione in ogni tappa dall’organizzazione».
Ottimo risultato ottenuto in questa gara partita da Tux in Austria e conclusasi, dopo 7 giorni e 20.000 metri di dislivello, sul lungolago di Molveno. Che preparazione occorre effettuare per queste competizioni?
«Diciamo che se uno vuole partecipare solo per spirito di avventura e come obiettivo personale ha la conclusione dell’evento, serve una buona costanza abbinata a una regolarità nell’uso della bici. Se invece si vuole competere, le cose cambiano parecchio: qui entra in gioco l’esperienza accumulata negli anni, tantissimi sacrifici in allenamento. Sapersi ascoltare fisicamente per l’eventuale recupero, un regime alimentare controllato ma sopratutto la testa: senza quella puoi avere tutte le altre doti ma non andrai mai da nessuna parte».
In quali condizioni climatiche avete gareggiato?
«In sette giorni abbiamo provato tutte le condizioni immaginabili, solo un giorno di sole pieno, quasi tutti gli altri tempo nuvoloso e temperature basse quando oltrepassavamo i 2000 metri. Una sola giornata di freddo e pioggia che ha portato molti concorrenti, me incluso, a dover ricorrere in certi punti del percorso al servizio di soccorso con coperte termiche e abbigliamento asciutto per poter affrontare le discese».
Quanto conta l’equilibrio in questo sport e come lo si raggiunge?
«La vita e la bici hanno lo stesso principio: “Devi continuare a muoverti per stare in equilibrio”. Battute a parte: se non hai un equilibrio fisico e mentale non puoi raggiungere certi obbiettivi. Io lo ottengo grazie a una buona salute, una serenità famigliare e una determinazione a voler raggiungere sempre limiti maggiori».
Qual è l’ostacolo che la spaventa di più?
«In termini tecnici sono le discese in sterrato dove ho dei grossi limiti di coraggio, in altri termini l’età. Non mi sento assolutamente vecchio ma sono consapevole che da un momento all’altro potrò sentire la differenza non riuscendo più a competere con atleti più giovani di me. A quel punto abbandonerò completamente le competizioni internazionali dedicandomi solo alle uscite di divertimento/avventura con amici/famiglia e chissà anche con una possibile gestione di una squadra giovanile».
Quante volte si allena al giorno?
«Se lo racconto non ci crede nessuno, ma la mia giornata tipo di quando mi alleno (almeno 5/6 giorni la settimana; ndr) è la seguente: dalle 6.30 alle 12.30 lavoro, dalle 12.30 alle 16.30 bici e dalle 16.30 alle 19.30 lavoro. In totale una media di 9 ore di lavoro e 4 di bici al giorno».
Da quando ha iniziato ad oggi cos’è cambiato nell’ambiente delle gare?
« Tantissimo. Il livello atletico anno dopo anno è sempre superiore, i percorsi e le gare sono sempre più tecnici e duri ed i materiali sempre più tecnologici».
Quale sarà la sua prossima sfida?
«Ora direi nessuna, sono tornato svuotato. Sono stato contattato dall’organizzatore della otto giorni “Hero MTB Himalaya” in India per i primi di ottobre. La decisione la prenderò in agosto dopo aver valutato le mie condizioni fisiche, il lavoro ed eventuali problemi famigliari». —
Valentina Cristiani
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