Per i playoff un Kleb più di lotta che di governo Esterni tosti, la duttilità di Campbell e i giovani
Meno istinto nel tiro da fuori, maggiore propensione ad attaccare il ferro. Vencato e Wiggs muro difensivo. Il ruolo di “Tatu”
Più di lotta che di governo. Sulla carta è questa la sensazione che si ha del neonato Kleb Basket. Costruito in una simbiosi tecnica che mancava da tempo, tra uomini di pallacanestro che hanno parlato lo stesso linguaggio: il ds John Ebeling e coach Spiro Leka in prima linea, il presidente D’Auria e il neo dg Franco Del Moro dietro le quinte. È nato un gruppo di veterani che hanno solcato mari in ogni dove, con l’aggiunta di un paio di giovani che possono maturare ma che avranno anche possibilità di finire sotto i riflettori: Michele Ebeling ed Eugenio Beretta. Manca un regista vero, di talento. E probabilmente anche un tiratore puro ma la sfortuna in questo senso ci ha messo molto del suo: l’infortunio di Federico Zampini ha infatti tolto brutalmente di mezzo l’unico play in organico, con una visione di gioco in crescita e mano discreta dalla distanza.
il rattoppo
È arrivato Luca Vencato al posto dello sfortunatissimo Zampini, l’unica credibile alternativa possibile volendo tenere alte le ambizioni. Una volta già ingaggiato l’esterno statunitense Wiggs, il mercato offriva poco. Giusto andare su Vencato, che però non è un “direttore d’orchestra” naturale. Né ha solidità offensiva fronte a canestro. Però si doveva fare una scelta, gestendo la mala sorte sotto forma del ko di Zampini, e Leka ha scelto: inserire un altro giocatore tosto, fisico. Duro. Ecco perché sarà un Kleb da combattimento, piuttosto che bellino a vedersi. Se l’anno scorso con i “piccoletti” Swann e Panni il backcourt soffriva a tenere in difesa, stavolta i biancazzurri sono grandi e grossi. Mentalizzati al sacrificio in retroguardia. La prima linea è muro. John Ebeling, sabato alla Nuova è stato perentorio: «Voglio che i giocatori si convincano che siamo una squadra da playoff». Il ds ha pienamente ragione.
caratteristiche
Dunque, Vencato play. Non è accentratore, ama eseguire seguendo il piano partita. Avendo fisico, quando è marcato da uno più leggero, sa andare spalle a canestro per cercare il “gol”. Giovane ma non più di primo pelo. Se Leka gli costruisce un tiro da fuori più robusto può diventare un crack. Neppure Sekou Wiggs ha la tripla come prima opzione. L’ex dei Westchester Knicks (sostanzialmente al debutto in Europa) ha gambe toste per andarsi a prendere gloria attaccando il ferro. Pure lui non giostra da stella, preferisce la coralità. È un destro che ama attaccare a sinistra, buon uso del corpo.
Andrà a finire che Alessandro Panni dovrà riprendere in considerazione l’idea di giocare tanto ancora da play. Lui che si sente più guardia e, ora come ora, anche colui che da fuori ha il tiro più affidabile pur con una meccanica non da purista. La grande fortuna di Leka, nonché l’abilità del management nel firmarlo subito, sta nella duttilità di Folarin Campbell. L’Usa d’istinto cerca il cesto in penetrazione o con arresto dalla media. Quest’anno qualche spazio sarà occupato da Vencato o Wiggs e soprattutto serviranno lampi da fuori per allargare le difese. In questo può dare una mano Patrick Baldassarre, che quando giostra da ala sa aprirsi per muoversi come play aggiunto o come alternativa da fuori. E pure Ebeling sta mettendo nel bagaglio una buona conclusione dalla media (per “Tatu” può essere la stagione del decollo). Insomma, forse non ci sono tiratori naturali ma con una organizzazione precisa il problema è gestibile.
rebounds
Poi c’è la voce “rimbalzi”. E anche qui serviranno attenzione e tagliafuori. Fantoni e Baldassarre non sono giocatori “verticali”, se però occupano bene l’area i rebounds possono prenderli Campbell, Ebeling e Wiggs partendo in rimorchio. C’è molto da lavorare, chiaro. Gli uomini per creare una alchimia vincente ci sono. Avere fiducia in una stagione di soddisfazioni non è reato. —
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