Braiati e la crisi dei dilettanti: «Sempre meno squadre»
Il numero 1 della Figc regionale traccia il bilancio alla vigilia della nuova stagione agonistica «Tante realtà chiudono Servirebbe maggiore sostegno»
FERRARA. Il presidente regionale della Federcalcio, Paolo Braiati, pur essendo persona estremamente disponibile, per abitudine interviene poco. In un momento in cui non ci sono campionati attivi, i gironi e i calendari sono stati compilati, gli abbiamo chiesto una fotografia del nostro calcio, ovviamente dal suo punto di vista.
«Partiamo da due numeri. Quest’anno nella nostra regione sono sparite 54 società. Sono tante. Però ne abbiamo recuperate 46. Il bilancio è ancora negativo, come la tendenza alla chiusura. A Ferrara avevamo due gironi di Seconda categoria, ora siamo a uno, e altre tre squadre in un girone modenese. Hanno chiuso squadre storiche, come la Sangiovannese, la Gavellese e altre. La ragione, quasi sempre è la stessa: mancano i volontari. A un certo punto le società si reggono su di un solo personaggio, meritevole e appassionato, ma poi può arrivare la stanchezza, o le difficoltà, la burocrazia. E alla fine, magari dopo anni d’impegno, si dice stop. Per fortuna, stiamo riuscendo a trovare società che nascono, o cercano si superare il solo settore giovanile con la formazione di una prima squadra, o ritornano dopo anni di stasi. Ma è il quadro generale che è negativo. Diventa sempre più difficile fare calcio. È positivo che molte squadre salgano di categoria, ma si corre il rischio d’impoverire le serie inferiori. Noi abbiamo cercato di salvaguardare la Terza categoria, di evitare troppi ripescaggi, di mantenere un ambiente positivo. Abbiamo ridotto, sia pure di poco (ma per noi è una cifra importante) i costi per le singole società. Le amministrazioni locali sostengono sempre meno le società sportive, per tante ragioni. Tutto è sempre più difficile. Oltre tutto, la Spal in serie A attira pubblico, giovani giocatori, fondi: i dilettanti sono ancora di più in difficoltà anche nei settori giovanili».
E non è solo questione di gestione sportiva: «Le società hanno obblighi fiscali complicati e le norme per le manifestazioni, magari per autofinanziamento, sono sempre più pesanti. Ma, senza andare oltre la gestione sportiva, basta pensare che l’obbligo di un allenatore tesserato in Seconda categoria comporta dei costi. Sacrosanto, l’allenatore, anche nelle giovanili. Ma servirebbero forme di controllo ulteriori».
Quest’anno, per una volta, poche polemiche sulla composizione dei gironi: «In Promozione, il Mesola finirà a Gaggio Montano e Porretta. Ma l’alternativa era mandarlo a Cattolica. Purtroppo, nella provincia di Ferrara, c’è un varco enorme. Il Mesola è là, per esempio, e non ci sono squadre vicine. Però, ragionando si trovano le soluzioni, anche nelle situazioni complicate. Ma servirebbe anche più sostegno dalla istituzioni, a tutti i livelli». —
Alessandro Bassi
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