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Un europeo a tinte ferraresi L’esperienza utile alle Aquile

Dario Cavaliere
Un europeo a tinte ferraresi L’esperienza utile alle Aquile

Martinelli e Zucchelli (anche capitano) sono stati protagonisti nel Blue Team Filippo: sei mesi di selezioni per arrivarci. Rocco: livello altissimo. E papà Stefano... 

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FERRARA. Sono terminati a Bologna i campionati europei under 19 di football americano, che hanno visto l’Italia chiudere con un settimo posto che non accontenta certo il Blue Team, che ambiva a qualcosa di più. Le Aquile erano ben rappresentate nella spedizione azzurra: erano infatti presenti Filippo Martinelli (linea di attacco), Giacomo Ferrari (ricevitore) Riccardo Maccagnani (ricevitore), Rocco Zucchelli (strong safety) e dello staff tecnico facevano parte anche Golfieri e Degli Esposti come video analist, coadiuvati da Sauro Gardinale, Guglielmo Maccagnani e Pietro Peressotti.

Se per Riccardo Maccagnani e Giacomo Ferrari l’europeo è finito ancor prima d’iniziare per un infortunio e un’opinabile scelta tecnica, per Zucchelli e Martinelli, anche se spesso il risultato non ha arriso, è stato pieno di soddisfazioni.

ESPERIENZE IN CAMPO

«I campionati europei sono stati un’esperienza unica - dice Rocco Zucchelli, che ha vestito anche i gradi di capitano del Blu Team -, so di certo che la porterò per sempre nel cuore. Sono stati fisicamente e psicologicamente molto impegnativi, ho anche giocato due match con una forte influenza, ma hanno ripagato l’impegno negli allenamenti con le belle giocate in partita. Durante il match con la Spagna - prosegue il giocatore - sono stato anche selezionato come capitano. Non me l’aspettavo ed è stata una fortissima emozione, che non dimenticherò mai. Due cose hanno reso unica questa esperienza: prima di tutto il fatto di essere costantemente osservato in partita da scout di scuole americane e quindi il logico desiderio di “brillare” in campo; poi, cosa per me molto bella, il legame unico che si è formato tra i giocatori, che si sono uniti sempre di più nelle due settimane di ritiro, fino a diventare una vera e propria famiglia».

«I campionati europei -gli fa eco Filippo Martinelli - sono stati un’esperienza molto emozionante. Per arrivare fin qui abbiamo dovuto superare una dura selezione durata più di sei mesi. Alla fine, ho avuto la fortuna di stare insieme ad altri ragazzi con una passione comune e con i quali si è sviluppato un forte legame. È stato senz’altro molto utile per crescere come giocatore, ma non solo, soprattutto per doversi confrontare e conformare con ragazzi di altissimo livello».

GENITORE PARTICOLARE

Esperienze del genere sono decisamente formative per tutti quelli che le vivono direttamente o di riflesso. Se poi sei genitore di atleta azzurro e allo stesso tempo allenatore, la cosa si fa piacevolmente più complessa. Le parole riferite al figlio, di Stefano Zucchelli, padre di Rocco e tecnico delle Aquile, vengono dal cuore, ma analizzano la situazione come meglio non si poteva: «Sei partito nei primi raduni della Nazionale dalla seconda squadra, per poi disputare tutti gli europei da titolare e addirittura capitano. Hai giocato le ultime due partite con la febbre, perché i tuoi compagni avevano bisogno anche di te. A fine torneo i tuoi allenatori ci hanno fatto i complimenti per come sei, oltre che per come giochi. C’è tanto di cui essere orgoglioso, come padre. Ma vorrei anche dire una cosa come coach. C’è chi pensa che le qualità più importanti siano potenza, velocità, taglia, tecnica. Cose indubbiamente rilevanti, ma, soprattutto al nostro livello, quel che più conta sono le due “C”. Consistent and Coachable. Questo è quello che dev’essere un giocatore. “Consistent” nell’esserci sempre, nel costruirsi giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, esercizio dopo esercizio. In campo e in palestra senza mai mollare, anche quando non va tutto come vorresti. “Coachable” nel seguire i consigli dei coach, senza mai credersi un campione, nell’essere uno studente del gioco e del playbook, nel seguire alla lettera gli assegnamenti. È un piacere anche poterti allenare. Forse questi europei non sono andati come si sperava, a livello di risultati, ma a me piace guardare la bottiglia mezza piena e credo che l’eredità positiva di questa avventura sia nei rapporti e nelle amicizie che si sono cementate nei raduni e nel ritiro. Ragazzi splendidi che si incontreranno ancora sui campi, e anche fuori, e ricorderanno per sempre questa esperienza di gioco e di vita. Vedere i loro abbracci sinceri nel momento del commiato è uno spettacolo capace di donarti fiducia nel futuro. Posso solo ringraziare la Federazione per aver investito così tanto su di loro».

ATTIVITÀ ESTENSE

Ora si rientra nei ranghi. L’attività delle Aquile ripartirà a Ferrara. Al via il 20 agosto il settore giovanile, che in autunno vedrà i Duchi schierati in tutti i campionati - under 13, under 16 e under 19 - con tanti ragazzi veterani e diverse nuove leve, coinvolgendo una dozzina di allenatori sotto la guida proprio di Zucchelli e che vede la riconferma della collaborazione tra Aquile e Buccaneers Comacchio. Poi, la prima squadra di A2, per la quale si annuncia l’arrivo di un coach dagli Stati Uniti. —

Dario Cavaliere

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