La Nuova Ferrara

Sport

«Mirco poteva finire la sua carriera alla Spal» Rabbia e rimpianti nel saluto di lady Antenucci

Valentina Cristiani
«Mirco poteva finire la sua carriera alla Spal» Rabbia e rimpianti nel saluto di lady Antenucci

Nell’estate degli addii, quello del capitano protagonista del ritorno in serie A è il più doloroso. Lo racconta la moglie Eleonora, fra pubblico e privato 

4 MINUTI DI LETTURA





L’INTERVISTA

È stata la sessione di mercato degli addii. Quelli pesanti, che lasciano un vuoto nei cuori dei tifosi. Reduce da quattro annate di grandi affermazioni, la Spal ha salutato protagonisti di pagine indelebili della sua storia recente. Non solo in questa torrida estate: Giani e Mora, Zigoni e Finotto, Schiattarella e Gomis, Lazzari, per citare alcuni fra i giocatori che sul terreno del “Mazza” hanno lasciato il segno. E poi c’è lui, Mirco Antenucci, ceduto il mese scorso a titolo definitivo al Bari.

Sono i numeri a parlare per l’ex capitano biancazzurro. Un triennio (2016-2019) straordinario, quello spallino, chiuso con 36 gol in 109 presenze e una promozione storica che ha riportato il club in serie A. Un addio con l’amaro in bocca per la bandiera dei tifosi spallini. Purtroppo il calcio è anche questo, ma ti concede sempre un’altra possibilità, a patto di volerla e di essere pronto a dare ancora tutto. Mirco riparte ora dalla serie C con tutto l’entusiasmo, la passione e l’umiltà che lo hanno sempre contraddistinto. Perché chi sa sognare, non smette di farlo. Chi non ha mai smesso di credere in lui e sostenerlo è l’altra metà di Antenucci, la moglie Eleonora Brecciarolla, la sua prima tifosa, insieme alle figlie Sofia e Camilla.

Eleonora, quanto avrebbe significato per Mirco concludere la carriera a Ferrara?

«Dopo i casi Totti e De Rossi, non c’è da stupirsi se Antenucci lascia la Spal. Tanti anni di continui cambiamenti, una carriera che Mirco ha sudato e si è guadagnato con tanta gavetta e poca riconoscenza. Ferrara è stata l’apice delle sue soddisfazioni calcistiche e non solo, era il nostro paradiso. Abbiamo perfino comprato casa, proprio perché da lì non c’era intenzione di andar via. Era la nostra giusta dimensione, avrebbe potuto benissimo concludere la sua carriera nella Spal e crearsi un futuro lì».

Cosa vi manca della città e dei ferraresi?

«Le cose semplici che abbiamo apprezzato dal primo giorno, le nostre passeggiate in bicicletta, le uscite in piazza».

La notizia dell’addio come vi è arrivata?

«Io penso che a lui siano stati lanciati dei segnali già durante lo scorso campionato, ma non avremmo mai potuto credere che non sarebbe più rientrato nei piani della Spal. E invece le notizie che noi stessi apprendevamo dai giornali erano state fatte circolare da chi voleva che Antenucci andasse a giocare altrove e fu quindi una chiamata a rovinarci le vacanze e a riprogettare il nostro futuro».

Un fulmine a ciel sereno, quello arrivato dopo tre stagioni spalline importanti, ricche di gioie e soddisfazioni. Vi sentite più delusi o arrabbiati?

«Io personalmente arrabbiata con chi ha creduto in Mirco solo nei momenti di bisogno, trascurandolo quando si trovava in difficoltà e abbandonandolo senza neanche un saluto… Poi, ovviamente, c’è la delusione...».

Due cartoline biancazzurre che porterete con voi?

«Due sono poche per i tre anni gloriosi che abbiamo vissuto. Ovviamente la promozione e poi la sudatissima salvezza in serie A, con Mirco capocannoniere, se parliamo solo di calcio. Ma, ripeto, per noi Ferrara è casa, è famiglia, quindi i nostri momenti, come il primo giorno di asilo delle bimbe, i primi passi di Sofia, la bici senza rotelle di Camilla… emozioni, davvero tante».

Chi sono i compagni di squadra con cui avevate più legato? Continuate a sentirvi nonostante la distanza?

«Costa, Lazzari, Vicari, Murgia, ma anche con tanti altri sicuramente continueremo a sentirci e ci rivedremo non appena possibile, nonostante le distanze».

Dei tanti traslochi, quello da Ferrara è stato il più lungo. Come hanno vissuto le vostre bimbe il trasferimento a Bari?

«Per le bimbe, Ferrara è la loro prima casa. Sono cresciute lì e sempre lì hanno instaurato i loro primi legami, le prime amicizie. Camilla, poi, è proprio spallina, anche in spiaggia canta i cori della Spal e mi chiede sempre: “Quando torniamo a Ferrara?”. Sono piccole e quindi spero si ambientino facilmente nella nuova città. Ci sono tanti bimbi coetanei figli di compagni di squadra e per loro sarà importante».

Avete piacere di lasciare un saluto ai tifosi spallini?

«I tifosi spallini sono l’anima della Spal! Continueremo a meravigliarci delle loro splendide coreografie, della loro presenza negli stadi e tiferemo sempre insieme a loro anche a distanza!». —

Valentina Cristiani

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google