Zambelli: «È una Krifi giovane ma competitiva»
Volley serie B. Il regista e figlio del coach è tornato nella squadra che lo ha visto crescere: mi ha convinto il progetto, un ritorno alle origini
FERRARA. Il ritorno di Andrea in panchina, ma anche il ritorno di Simone in campo. Nella sua società, nella sua città. Sarà una Krifi targata Zambelli, quella della stagione appena iniziata con la preparazione: con il coach Andrea, avremo in regia il figlio Simone.
Come sono andate queste prime due settimane di lavoro, Simone?
«Stiamo lavorando tanto – attacca il 30enne palleggiatore estense –, tanti allenamenti, di sera ma anche di mattina, in palestra ma pure in piscina. Abbiamo deciso d’iniziare presto questa preparazione precampionato, due mesi prima dell’esordio, segno che ci sono tante cose da provare. Sto vedendo il giusto entusiasmo per questa nuova avventura, entusiasmo sia mio personale sia dei miei compagni di squadra».
Quale sarà il posto di questa Krifi nella nuova serie B, quella un po’ declassata dalla nascita della serie A3 quest’anno?
«La B unica, che esiste da un paio d’anni, si è posta in effetti fin da subito come una specie di B2. Quest’anno è venuta fuori la novità dell’A3, piuttosto discutibile, ma non è detto che tutti i gironi di serie B siano di livello basso. Magari si troveranno tante squadre attrezzate per puntare alla promozione e questo innalzerà il livello medio generale».
Il posto della Krifi in tutto questo, dunque?
«Abbiamo una rosa con diverse scommesse. Intanto abbiamo un paio di giocatori che devono trovare la loro consacrazione definitiva, penso a Bragatto, che deve spostare gli equilibri, visto che è rimasto da noi (nonostante le richieste di Portomaggiore, per esempio, ndr), ma anche a Grazzi, un ragazzo su cui trovo assurdo non puntare: va fatto assolutamente giocare. A me piace pensare che saremo una squadra che darà fastidio parecchio a quelle più quotate del girone».
Alla Krifi 4 Torri hai fatto tutta la trafila delle giovanili, poi in prima squadra hai giocato e poi sei è andato via e poi sei tornato. Ora sei tra i giocatori di maggiore esperienza. Come vivi questa nuova dimensione?
«Premetto che la società ha fatto benissimo a mio avviso a fare la scelta di puntare sui giovani, su una squadra come quella che ha costruito. Nel panorama attuale, era assurdo non fare una scelta del genere. E questa scelta è stata uno dei motivi che mi ha spinto a tornare qui: avevo la possibilità di andare a Monselice, ma ho preferito restare a casa mia, nella squadra della mia città. Io credo che come rosa uscita dal mercato siamo andati oltre le aspettative iniziali, perché abbiamo giocatori con prospettive molto interessanti. Masotti, l’opposto Spagnol, hanno qualità notevoli, per esempio. Avremo bisogno anche un po’ di fortuna, di non avere infortuni, però potremo dire la nostra». —
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