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Marchegiani crede in Semplici «Decisivo nel gestire il gruppo»

Valentina Cristiani
Marchegiani crede in Semplici «Decisivo nel gestire il gruppo»

L’ex portiere spallino, figlio d’arte, continua a seguire la squadra cui è rimasto legato e prevede un’annata molto difficile pur credendo in un esito finale ancora favorevole 

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l’intervista

Riflessivo, razionale e un po’ freddo così nella vita come sul terreno di gioco. Gabriele Marchigiani, romano, classe 1996, figlio di Luca (vice campione del mondo con la Nazionale nel 1994), è stato portiere della Spal dal 2016 al 2018, nella stagione che sancì il ritorno dei biancazzurri nella massima serie.

«Ferrara mi è rimasta nel cuore - spiega Marchegiani -. A parte che è una città pazzesca, con tifosi eccezionali. Il primo anno con la squadra ho creato un legame eccezionale specialmente con Bonifazi, Meret, Ghiglione, Beghetto e Antenucci; il secondo poi le cose sono un po’ cambiate ma soprattutto per colpa mia perché era una situazione in cui mi sentivo un po’ in gabbia nonostante il privilegio di stare in una squadra di serie A».

Portiere di quella Spal promossa in Serie A la prima stagione (2016/2017) e salvatasi all'ultima giornata contro la Samp nella seconda (2017/2018): che ricordi ha?

«Il ricordo più bello è stata la vittoria del campionato. L’anno della serie B è stato eccezionale sia per i valori umani dei ragazzi che per le esperienze che ho fatto, oltre ad aver avuto la possibilità di giocare titolare per cinque volte. Il secondo anno è stato di sofferenza, non vedevo la luce in fondo al tunnel. Ero in scadenza di contratto e facevo fatica a spiegarmi perché non potessi giocare nemmeno le amichevoli dato che, oggettivamente, facevo il secondo portiere, perché Alex (Meret; ndr) è stato infortunato per tantissime partite quindi potenzialmente sarei potuto scendere in campo 20/25 partite come sostituto di Gomis. Però l’esordio all’ultima giornata di serie A è stata una situazione che ha ripagato tutti quei sacrifici, tanti momenti di indecisione sul mio futuro».

Che effetto le ha fatto avere avuto davanti Alex Meret, uno dei migliori prodotti della scuola di portieri italiani, e Alfred Gomis?

«Sia con Alex che con Alfred ho avuto un bellissimo rapporto, sono contentissimo di vedere Meret al top in Italia e sono convinto sarà a breve uno dei portieri della Nazionale. Di Meret è da apprezzare la forza mentale ed un fisico eccezionale che gli permette di fare cose che a tanti portieri non riescono».

Domanda banale che le faranno perennemente: avverte la pressione del cognome "pesante"?

«Non particolarmente, forse da piccolino un po’ di più. Adesso molto di meno anche perché comunque se gioco in serie C non è che si può tanto dire che sono raccomandato perché altrimenti non giocherei qui forse».

Si rivede nelle caratteristiche tecniche di suo padre?

«Molti dicono che gli assomiglio nei modi di muovermi e di parare, anche se io credo sinceramente di avere caratteristiche completamente diverse».

Nella fisicità lei e Luca siete molto differenti, infatti. Quali le caratteristiche in cui differite e quali vorrebbe "rubargli"?

«Vorrei avere la sua capacità di lettura delle traiettorie, perché secondo me è stato uno dei migliori portieri italiani, forse del mondo in quello. Invece le caratteristiche in cui differisco sono un’esplosività maggiore e, forse, anche tecnicamente sono un portiere più costruito rispetto a lui, anche se mio padre era molto forte tecnicamente. Inoltre copro meglio la porta, però mi piacerebbe moltissimo saper uscire come sapeva fare lui».

Passando all’attualità, in campionato l’avvio della Spal è stato choc: 2 sconfitte su 2 partite. La prima con l'Atalanta, da 2-0 a 2-3, la seconda persa a Bologna al 93' con dominio territoriale dei rossoblù. Come si reagisce a queste batoste?

«L’avvio della Spal penso sia abbastanza preventivabile dato che la squadra punta alla salvezza e, nonostante i due ottimi campionati passati, bisogna ricordarsi che sarà una stagione di sofferenza pure questa. Detto ciò, la partenza di alcuni giocatori, come Lazzari, Antenucci e Schiattarella che erano il nucleo storico della Spal dalla B, probabilmente ha cambiato un po’ l’atteggiamento di sofferenza a cui ci aveva abituato la squadra. C’è poco da preoccuparsi dato che siamo solo all’inizio. Semplici ne verrà fuori tranquillamente, la sua dote migliore è la gestione del gruppo soprattutto nel far stare serena la squadra».

Quanto stanno pesando le cessioni di Antenucci e Lazzari? Gli innesti a suo avviso saranno all'altezza?

«Senza Lazzari la squadra sicuramente ha perso molto, ma ogni anno che passa arrivano più giocatori di categoria rispetto all’inizio. Quella di Antenucci forse inciderà un po’ meno perché non era più un titolare inamovibile, però anche lui dava qualcosa al gruppo che non sarà facile sostituire».

L'ex ct Ventura ha definito la Spal "da seguire come esempio perchè non è attraverso l'acquisto dei giocatori che vinci ma attraverso l'inserimento dei calciatori in un contesto che è inattaccabile". Concorda?

«Penso che abbia ragione perché è una sorta di isola felice. La Spal è riuscita a fare una scalata eccezionale dalla serie C alla serie A continuando poi a salvarsi. Diciamo quindi che dal punto di vista dei tifosi viene perdonato un po’ tutto alla società ed ai giocatori. Ed è pure giusto così perché abbiamo fatto, e stanno continuando a fare, delle cose eccezionali». —

Valentina Cristiani

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