Il Kleb ha trovato un tappo sul canestro Per i “gol” dal perimetro serve un gioco rodato
Basket serie A2. Il debutto dei biancazzurri in Friuli per la Supercoppa ha già fornito spunti interessanti per il lavoro di coach Leka
L’analisi
In fondo, al Kleb poteva andare peggio. Perdere di dieci punti (85-75) alla prima uscita ufficiale della stagione (la Supercoppa), contro una delle principali favorite alla promozione in serie A qual è Udine, potrebbe essere considerato un buon risultato. Ma non ditelo ai giocatori, all’allenatore e tanto meno a dirigenti e presidente, che hanno sperato fino all’ultimo di fare il colpaccio in Friuli. Ferrara ha lottato, ha reagito a una situazione difficile, è arrivata ad annusare il profumo della vittoria, ma non è riuscita a fare tutto ciò che serviva per vincere. Un peccato, certamente, ma in questa fase dell’anno sportivo, e soprattutto in una competizione prestagionale come la Supercoppa, conta più pensare a far crescere la squadra, raccogliere dati e informazioni utili, rodare i meccanismi, piuttosto che al risultato finale. È vero che perdere non piace a nessuno, ma dalla gara di domenica scorsa nella piovosa Cividale, sullo stato di salute del Kleb, si possono fare alcune considerazioni.
premessa
Innanzitutto è necessaria una premessa: Ferrara ha sfidato una formazione allestita per vincere il campionato. Talento, esperienza, forza fisica e una panchina infinita, fanno di Udine una reale candidata al successo finale. Detto questo è importante sottolineare come il Kleb sia partito bene, ma abbia subìto pesantemente la prima reazione dei padroni di casa. Poi, dopo essere andati con la testa sott’acqua (meno 13 nel secondo quarto) i ragazzi di Leka sono stati bravi a riaprire il match nel terzo periodo, sbagliando più volte i canestri di un possibile sorpasso. Non finisce qui, perché Udine per vincere ha dovuto affidarsi ai suoi giocatori più esperti, riuscendo a chiudere la gara solo a novanta secondi dalla fine con un canestro da tre punti.
l’attacco
Se il Kleb ha mostrato carattere e anche discreta attitudine difensiva, è in attacco che le cose non sono andate benissimo. Il 12% al tiro da tre punti è un dato molto pesante, soprattutto se confrontato al 46% di Udine. Il Kleb s’è preso quasi gli stessi tiri dei friulani, ma ha segnato molto meno. Il migliore è stato Panni, con due triple su sei tentativi, ma la media dei due americani (Wiggs e Campbell) è decisamente negativa: 1/10 in due. Sulla carta questa è una squadra che ha poca attitudine a fare canestro da fuori. O meglio: è formata da giocatori che non sono tiratori di razza, che non hanno la naturale propensione a costruirsi tiri da lontano. Allo stesso modo sono giocatori che hanno grandi doti nell’attaccare il ferro, ma che riescono a fare canestro da fuori se inseriti in un preciso schema di gioco. E i fatti lo stanno dimostrando, visto che siamo a inizio stagione ed è normale che questi schemi e questi automatismi non siano rodati. Altra considerazione è il confronto tra la gara contro Udine e l’amichevole giocata la settimana scorsa contro Forlì. Contro una difesa “ballerina” come quella dei romagnoli, il Kleb ha avuto vita più facile e la percentuale al tiro da tre punti è stata superiore (35% contro il 26% di Forlì).
Quando l’intensità difensiva si è alzata di parecchio come contro Udine, trovare tiri “puliti” è stato decisamente più difficile per i giocatori estensi. Se le guardie fanno poco canestro da lontano, anche i lunghi non hanno ancora trovato la loro piastrella. E un lungo che fa canestro da tre punti può essere un’arma tattica importante.
la strada
Ma è giusto sottolineare che questa squadra ha solo tre settimane di lavoro alle spalle, quindi la strada da fare è tanta. Ogni allenamento, ogni partita, saranno una buona occasione per fare qualche piccolo passo in avanti. Intanto a fare contenti tutti è il carattere di un gruppo che anche contro una corazzata come Udine ha giocato a viso aperto. —
Mauro Cavina
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