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Nadal, lacrime dopo la vittoria E ora Rafa punta al 20esimo titolo

dall'inviato

Tennis. Lo spagnolo conquista gli Us Open dopo una maratona di 5 ore Sconfitto Medvedev: il russo ha tenuto testa dopo un inizio stentato  

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la vittoria

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Paolo Mastrolilli

Ha pianto Nadal dopo la vittoria, senza ritegno, sapendo che tutti lo stavano guardando. Per la fatica fisica della maratona di cinque ore con cui ha battuto Medvedev nella finale degli US Open, per scaricare lo stress emotivo accumulato, ma anche perché è una persona normale, nonostante le sue anormali qualità di atleta e tennista. Così ha dimostrato non solo che la corsa alla successione dei tre grandi del tennis sarà più complicata di quanto sta avvenendo tra le donne con Serena Williams, perché hanno ancora molto da dare sul piano sportivo, ma soprattutto che sarà difficile sul piano umano, perché non capita in tutte le epoche di avere nello stesso tempo campioni di grande talento tecnico e di grande carattere come persone.

Nei primi due set la sfida con Medvedev era sembrata una pratica di routine. Nessun break per il giovane russo, nessuno spiraglio per immaginare un suo successo. Al confronto, Matteo Berrettini era parso assai più insidioso durante la semifinale, incluse le palle smorzate con cui aveva sorpreso Rafa, che Daniil cercava spesso di imitare senza successo. Daniil, peraltro, ha ammesso dopo la fine del match che a quel punto stava solo pensando al discorso di concessione della sconfitta che avrebbe dovuto tenere a breve davanti al tifosi dell’Arthur Ashe Stadium, che nei giorni scorsi lo avevano fischiato. «Nadal sta dominando, e Medvedev non ha neppure un piano per contrastarlo», aveva detto Rod Laver.

E invece no. Da qualche parte nel suo animo, il giovane russo ha trovato la voglia e la forza di non mollare. Il talento lo aveva e si sapeva già ma a quel punto ha scoperto anche come usarlo per scombinare la progressione inesorabile di Rafa. Ad esempio abbandonando le abitudini sicure e andando a rete 74 volte, contro le 66 dello spagnolo. Il funerale si è trasformato così in un duello a tutto campo, fatto insieme di pura forza di volontà e capacità tecniche. Che ha esaltato entrambi, perché se è vero che Daniil ha dimostrato di essere un legittimo candidato alla successione, da domenica sera non sarà più sostenibile l’argomento che Nadal è solo un automa capace di demolire gli avversari con la sua potenza.

Dopo la partita, come peraltro aveva fatto sempre anche prima, Rafa ha assicurato che non perde il sonno a causa dell’ossessione di superare l’amico Roger e diventare il tennista con più titoli del Grand Slam. Per la cronaca, Federer ne ha 20, Nadal 19 e Djokovic 16. È la risposta mentalmente giusta da dare, per un campione che mentre stava perdendo il tie-break con Berrettini, ha rivelato di pensare solo a come vincere il punto successivo. Che poi è la ragione per cui ora si concentrerà sul prossimo punto, cioè il ventesimo titolo che lo farebbe entrare nella storia del tennis, di cui già oggi è parte senza precedenti. —

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