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Campione è eterno A distanza di 25 anni la nostalgia di Beppe non può attenuarsi

P.N.

Oggi ricorre l’anniversario della morte del giovane attaccante spallino 

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il ricordo

Dicono che Menandro, antico commediografo greco, avesse lasciato un poema in cui asseriva che «muore giovane chi è caro agli Dei».

gli dei del calcio

Sciocchezze. Crediamo che gli Dei abbiano ben altri propositi. E dubitiamo assai che Eupalla - divinità del calcio creata da genio di Gianni Brera - abbia chiamato a sè Giuseppe Campione in quanto giovane. Di sicuro Champ lo era, giovane. Aveva compiuto 21 anni da poche settimane quando la sua parabola terrena venne interrotta la sera del 14 settembre 1994, in un incidente stradale alle porte di Ferrara. Oggi, dunque, si conta il 25º anniversario della sua scomparsa. Un quarto di secolo. Eppure sembra ieri. Sembra sempre adesso, il momento in cui arrivò quella telefonata.

Giuseppe, Beppe, Champ... A 21 anni aveva già un qualcosa del veterano. L’aria malinconica ed una carriera alle spalle. Una carriera che alla Spal voleva ricominciare, rilanciare, rendere fulgida come le promesse degli esordi bolognesi e come il suo straordinario talento meritava. Aveva debuttato in serie A con i rossoblù a 15 anni e 10 mesi (quinto più giovane esordiente di tutti i tempi), alla seconda presenza fece gol contro la Lazio (quasi un segno del destino, alla vigilia della gara di domani della Spal contro i capitolini). Dopo, tra le disavventure del Bologna, il peso di pressioni eccessive, ed il prestito - pur proficuo - alla Lodigiani, Campione smarrì il potere dei suoi dribbling disarcionanti e dei suoi gol accecanti e tonitruanti come il fulmine.

Ferrara e la Spal, come detto, dovevano essere una scintillante ripartenza. Invece arrivò la fine, e purtroppo non si trattava di quella banalmente calcistica (che per lui sarebbe stata lungi dal venire).

Abbiamo nostalgia di Campione. Di quelle chiacchierate così pudiche con lui che si dipingeva con i tratti della modestia che gli era naturale. Nostalgia delle sue finte di corpo, del suo puntare l’avversario, della sua tecnica cristallina. Di lui con la maglia della Spal, indossata troppe poche volte. Semplicemente, di lui.

un fiore per lui

In questi giorni un’anima amica, negli anni fedele alla famiglia, ha portato un fiore sulla tomba di Beppe, in Certosa. Lo ha fatto anche per la mamma di Campione, che non sta bene, che non esce di casa. Che domani attenderà la notizia del possente coro che la Curva del “Mazza”, intitolata proprio a Campione, alzerà (come tante volte, come sempre, in passato) per rendere omaggio a Beppe. Eternamente caro ai suoi, molto ma molto più che agli Dei. —

P.N.

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